Il punto in più

Riflessioni sulla vita senza fb. Ormai è passato il mese da quando ho chiuso i miei profili social. Di congetture se ne sono fatte tante, da quella che mi dice fuoco di paglia del web, a quella che mi dice preda di un legame morboso, a quella che “si era semplicemente rotto le palle” e via dicendo. Senza dimenticare di incolparmi di tradimento.
La verità è che non c’è una verità.
Non voglio fare l’elenco di tutte le volte che ho detto “prima o poi chiudo il profilo” perché sarebbe un mero elenco di date fini a se stesse e inutili al fine di questo articolo.
Articolo che scrivo quale epitaffio di questo blog, provvisoriamente di nuovo visibile, per tirare in un certo senso le somme della vita fuori dall’eggregore fb. E non vorrei nemmeno stare ad elencare tutti i benefici che questa scelta mi ha portato, perché alla fine andrebbero a formare un’altra tediosa e lunga lista, anche questa fine a se stessa.
Ho grandi progetti di cambiamento, ho sogni da costruire e, come direi in un eccesso di fattanza, ho le mani che si muovono, ansiose di creatività.
Ecco un buon appiglio dunque, la creatività. Fb la spiana… Non c’è atto creativo nel feed delle nostre bacheche fagocitanti umori, malesseri e stronzate di varia natura. C’è delirio e abbuffata di corbellerie, che livellano, consapevolmente o meno, pensiero critico e pensiero creativo al pari di stronzate epocali, blandi piagnistei e minacce a terzi che mai i diretti interessati capiranno. Tutto abbruttito, volgarizzato, appiattito dalla f blu, col suo Zuckembrg sorridente e la sua discutibile teoria dei cinque conoscenti in comune ponte verso il mondo. Se prima si poteva arginare ormai questo trionfo di immondizia virtuale è fin troppo presente, invasivo e potenzialmente nocivo per le fragili menti di troppi. Tutti si lasciano brandire dall’incantesimo: essere starlette e vedette per un attimo; il quarto d’ora di celerità profetizzato dal banale Warhol e dalla sua banale arte fittizia e malata, sta trasformando troppe persone in pupazzetti da salotto televisivo, sempre e comunque per salotti “trasmessi” a livello locale, mai sulla rete nazionale. Come in tali residui di marciume dis-umano vince chi urla, ed io odio sentir urlare. I più sagaci diranno che allora non vinco se non urlo. Rispondo che una guerra a colpi di marciume non mi interessa nemmeno combatterla. Per una guerra di marciume non può esserci che un premio fatto di marciume.
Il faccialibro è un grande specchio per allodole, e in fondo le dinamiche mentali e sociali che lo regolano non sono differenti da quelle che un tempo regolavano i gruppi delle comari di paese e dei loro scagnozzi piu o meno palesi e dichiarati, galline da sempre capaci col loro schiamazzo di influenzare il comportamento della comunità.
Ora sarebbe il momento di raccontare cosa mi ha dato la vita fuori fb. Ma farei un gravissimo errore in quanto, raccontando di me proprio ora farei alla fine il gioco del faccialibro che ci ha spinto tutti per troppo tempo a raccontargli i nostri santi cazzi di ogni giorno al solo fine di censire le nostre preferenze mentali e farci diventare prodotto. Senza porsi il problema del fatto che nelle sue arene virtuali nani e ballerine si scannavano per un minuto di celebrità. Quindi eviterò il listone di ciò che ho ritrovato. Ed eviterò anche di consigliare se e come restarci su fb. Ognun per sé, disse Brancaleone. Forse quando avrò compreso come far diventare fb prodotto senza rischiare di esserlo io potrò tornarci. Forse. È un’ipotesi troppo lontana per ora. Ed ho al momento cose più grandi nella mia personale, e non condivisibile, lista delle priorità. L’essermi liberato di fb per ora lo vedo come un punto in più verso una liberazione che da troppo tempo auspico e che finalmente ho scelto di costruire.
Lucifero Mörker finisce qui.