Dingir Ištar, il libro di un occultista

Questo è il libro di un occultista. Anzi, questo è il libro di un occultista votato al Culto della Grande Dea di Babilonia, Ištar. Precisamente questo è il libro dell’occultista che voglia comprendere la figura della Grande Dea. Perché altri, almeno in Italia, non ne esistono. Quando, ormai tanti anni fa, mi sono incamminato lungo la Via ho creduto opportuno (essendo maniaco del Logos…) cercare parole di indicazione negli scritti degli studiosi della Mezzaluna Fertile sulla reale essenza della Dea e sul Suo Culto. C’erano alcuni testi che potevano fare al caso mio? Si, certamente. Tutti incentrati sulla Discesa agli Inferi, sul corpus di miti della Ierogamia e sull’episodio dei Me. I miti principali. Ma perché, mi chiedevo, la Dea era così importante? Da dove veniva Ištar? da dove veniva Inanna? Come era giunta ad essere la Grande Dea dell’Antico Oriente? Come e quando si era riconosciuto in Inanna l’avatara sumero di Ištar? E poi, se veramente era associata al Pianeta Venere, la Stella del Mattino, perché quei testi non davano indicazioni astrologiche? E soprattutto: quelli erano i soli miti che ci erano giunti?
Così si presenta nel risvolto di quarta di copertina il mio Dingir Ištar, un libro fortemente non-voluto all’inizio ma in seguito bramato, desiderato, cercato e sudato; costruito lentamente nell’arco di tre anni dopo ben dieci di ricerca.

Dingir Ištar è il mio ultimo lavoro ed è ordinabile sia da ebay che dal sito web www.dingiristar.it. Il libro traccia un profilo della Dea Ištar partendo dalla sumera Inanna, avatara della Dea babilonese. Il libro è introdotto dalla prefazione di Jennifer Crepuscolo. Dingir Ištar – © Marco Barsotti, 2015. F.to 14,8×21 (A5) p. 364.

Non desiderato perché non mi sentivo in grado di scrivere ne sul mito della Grande Dea, ne sulla cultura Sumero-Accada ne, tanto meno, di esoterismo. Ma alla fine ho dovuto accettare io stesso per primo di essere chiamato a questa impresa e, pur con mille dubbi, prendere la penna in mano. Dubbi subito fugati da segni incoraggianti, dal reperimento di una considerevole mole di materiale che credevo irrecuperabile, dal sostegno di tanti ma soprattutto dal volere e dallo sprone di Lei, la Grande Dea di Babilonia. Non è stato facile però… Ad aver ascoltato fino in fondo la mia vocazione perfezionista avrei scritto un tomo di un migliaio di pagine, un’enciclopedia mattone, illeggibile anche dal ricercatore più volenteroso. E soprattutto ci avrei speso l’intera vita (magari senza la soddisfazione di veder mai concretizzarsi il progetto).
Questo sito non nasce primariamente per offrire integrazioni sul mito della Grande Dea di Babilonia, spunti, idee e riflessioni che non hanno trovato posto nelle pagine di Dingir Ištar. Anche se nel tempo vi saranno comunque pubblicati nuovi materiali.
Piuttosto lo scopo di queste pagine è quello di approfondire quanto già trattato alla luce delle fonti di volta in volta rese pubbliche. Perché? Per un motivo molto semplice: l’aver scritto della Dea Ištar fa forse di me uno scrittore ma non un assiriologo e pertanto, per come sono fatto, ho la necessità di esporre ed argomentare sulla base di documentazione ampia e inoppugnabile. E più ne viene messa a disposizione meglio è; dato che, come spesso succede, nel nostro paese la documentazione testuale di Sumer e Accad non è fruibile dalla gran parte dei lettori, ricercatori o semplici curiosi. Le librerie sembrano essersi scordate di Ḫammurabi, di Sargon e pure di Enki, di Enlil, di An e soprattutto di Inanna. Non è reperibile nessuna antologia di testi (e dire che ne avremmo…) e le poche ancora disponibili vengono conquistate a colpi di rilancio nelle aste di ebay o su altri siti specializzati in libri di antiquariato da chi può permettersi di spendere qualche soldo in più. E pensare che noi italiani abbiamo avuto i Pettinato, Castellino, Furlani, Cagni e tutt’ora abbiamo i Mander, Saporetti, Liverani, Buccellati, Invernizzi, Chiodi… E chissà quanti altri. Assiriologi e biblisti tra i migliori! Non va meglio con gli stranieri però. La stessa sorte di oblio è toccata alle opere di Kramer, Bottéro, Oppenheim e tanti altri. Per non parlare degli autori mai tradotti: Assante, Van Dijk, Parpola… Nelle librerie si trovano solo due o tre titoli, quando si è fortunati. Ma nessuna antologia di testi, nessuna crestomazia di fonti che permetta di farsi un’idea della spiritualità e del corpo mitologico degli antichi abitanti di Sumer e Akkad. Niente che consenta di comprendere le radici della spiritualità occidentale, interfacciandosi direttamente coi testi originali, perché persino i monoteismi imperanti devono moltissimo a Babilonia.1
La colpa è ovviamente del maledetto mercato che ritiene di non dover orientare (perché è questo che fanno, pilotano se non ve ne siete accorti) i gusti del lettore verso opere differenti dagli instant book di giornalisti o vip. Se va bene le librerie italiane possono permettersi qualche ottimo scrittore di romanzi, niente di più. Niente saggistica vera, niente classici non solo dell’Assiriologia ma della Storia delle Religioni, provate a chiedere di Pettazzoni, per esempio.
In secondo luogo, come dico anche nell’introduzione del libro, sento fortissima la spinta a divulgare la Storia ed il Culto della Madre che mi ha eletto al rango di Mār, figlio, donandomi il privilegio di poter comprendere il Suo Universo e di abbracciare il Suo Culto. Una Madre Divina, una Dea potente, assoluta, totale, la prima Divinità davvero completa di ogni attributo sia esso Celeste o Infero. Una Divinità la cui voce risale all’alba stessa dell’uomo mai dimenticata a dispetto dei due millenni di oscurità barbara e brutale della spiritualità, due millenni che hanno cercato in ogni modo di cancellarne il nome. Ma Lei è tenace e potente. Per duemila anni il nome santo di Lei ha mutato forma, suono e vibrazione, pur restando nel suo senso ultimo identico a ciò che fu per Sumer e Akkad. Nessun culto di matrice patriarcale ha avuto ragione di questa potente vibrazione. L’antica forma del nome santo è stata celata dalle sabbie di Eden, ma il potere che essa rappresentava non ha subito la stessa onta. Ed oggi, risorto dalla steppa assieme ai fasti di Uruk e di Ka.dingir.raKI, quel nome è più forte e presente che mai, e rivendica il rango di Regina Cœli della Dea Inanna/Ištar. Fuoco gagliardo di Gnosi Luciferina, vessillo della sola ed unica Ummu âlittu (Madre creatrice) di Cielo e Terra.
Questo libro, oltre ad essere la Storia di Lei e l’esposizione più completa possibile del Suo Culto è anche il compimento di una promessa che Le avevo fatto. E che ho voluto, fortemente voluto, mantenere. Ad ogni costo.

Ogni cosa la devo a Te, Timua, Ištar delle Stelle.

Marco Barsotti

Un’ultima cosa… Ci sarà tempo per celebrazioni e ringraziamenti. E tuttavia già da subito voglio pittare col vermiglio del fuoco il grazie più grande per Jennifer Crepuscolo che ha scritto la prefazione, creato l’immagine sul retro di copertina e soprattutto creduto, fortemente creduto, in questo libro.

 

[1]Qualcuno potrebbe scorgere in questa arringa difensiva dei primati di Sumer una Babel und Bibel rediviva. In realtà come osserva Mario Liverani in Antico Oriente, Storia, Società, Economia, Laterza, Roma-Bari,1988, non esiste UN primato, in qualsiasi campo sia esso terreno o spirituale, ma piuttosto tutta una serie di primati, magari coevi. La Storia non inizia a Sumer ma piuttosto la nostra memoria può risalire nella documentazione scritta fino a Sumer. Per un’analisi cfr. lo studio di Vidale, A Oriente di Sumer. Archeologia dei primi stati mesopotamici, Carocci, Roma, 2010. Tuttavia è innegabile l’influenza della spiritualità mesopotamica sul culto monoteista di Yhwh e sulle fedi derivate da tale culto

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