En.Ki, da Sumer al Satanismo Spirituale # 1

Nel mio libro sostengo la tesi, audace e che mi ha guadagnato non poche critiche, che la figura del Satana giudaico come tramandato all’Occidente debba moltissimo al culto della Grande Madre. In particolare io ho, per tutta una serie di ragioni, accostato la figura del Satana “occidentale” (se di Satana occidentale si può parlare) alla figura della Grande Dea Ištar di Babilonia. L’associazione è data anche, e questo è un mio errore lo riconosco, dal fatto che ad un certo punto l’occidente, vuoi per il simbolismo dei riti della Grande Dea, vuoi per un passo mal tradotto dai Settanta su Nabucodonosor, ha identificato Satana con Lucifero. Io ho commesso l’errore di dare per scontata questa cosa sul libro e mi toccherà una seconda edizione per chiarire molti punti.

Detto questo, scrivo questo articolo per gettare un seme… Frequento, come molti, la piattaforma sociale facebook e vedo sempre più acceso il dibattito sull’identificazione di Satana con Enki/Ea, Signore della Casa di Lapislazzuli e delle Acque dell’Abisso presso i Babilonesi. Vorrei dare il mio piccolo contributo portando all’attenzione dei miei (pochi) lettori alcuni documenti – e alcune interpretazioni – su Enki/Ea. Consapevole anche del fatto che non esista una vera e propria monografia su questa Divinità fruibile sul mercato italiano (che novità, eh?).

Data la mole di materiale credo che sia più saggio postare tutto in più articoli. In questo si discuterà della “storia recente” di Enki, ovvero delle interpretazioni che nel tempo sono state date su questo Dio.

Ed inizierei da quella che ha mosso questo articolo. Sul sito del Joy of Satan si dice che “Enki corrisponde a Ea, Melek Ta’us, Satana, Lucifero; Thoth corrisponde a Hermes, Mercurio, Tehuti, Ningishzidda, Quetzalcoatl; Osiris corrisponde a Orias, Oriax; e così per tutti gli altri Dei.” Non male. C’è un po’ di caos lo ammetto, eppure il post promette chiarimenti su Enki

Iniziamo a mettere un po’ di ordine, o almeno proviamoci. Come ho detto questo articolo si focalizzerà sulle interpretazioni recenti della figura del Dio.

Tanto per cominciare si deve sapere che, per quanto ne sappiamo, Enki potrebbe essere, almeno in origine un epiteto più che un nome. Non ci si meravigli, le liste di Divinità Arcaiche parlano chiaro: ci sono EN.KI prima e dopo la generazione degli Dei Giovani resa celebre dal TARDO (cazzo, è tardo è inutile che continuiate a portarlo come testo arcaico!!!) Enuma Eliš. Questo perché il nome è composto dai sumerogrammi EN (tendenzialmente Signore, ma ha un ventaglio molto vasto di significati) e KI (terra). Potrebbe schifare qualche purista ma, almeno per i tempi antichi e per quanto ne sappiamo EK.KI potrebbe essere stato il titolo di varie Divinità arcaiche. Tuttavia in seguito EK.KI fu associato alla figura che tutti conosciamo.

Per comprendere ancora di più quanto e come questa Divinità abbia influenzato le teorie degli assiriologi si deve ricorrere ad uno dei suoi nomi più celebri, NU.DIM.MUD, il Plasmatore di Immagini, Colui che crea le Immagini. In questo senso sono due i miti in particolare che potrebbero serbarci la prima sorpresa: il primo è il mito di En.Ki e Nin.Mah. Questo è uno dei testi più antichi con protagonista Enki (circa 2200 a.C.). Durante un banchetto il nostro prende a duellare verbalmente con la Madre Nin.Mah. Il confronto, in seguito, si sposta sulla vera e propria creazione. Nin.Mah creerà degli esseri ed En.Ki dovrà essere bravo a decretarne il destino, poi toccherà ad En.Ki. La Dea crea di volta in volta alcuni uomini sempre manchevoli di qualcosa. E per tutti Enki crea un destino, li inserisce tutti nel tessuto sociale. Quando viene il suo turno En.Ki crea un essere talmente deforme al punto che a Nin.Mah non resta che gettare la spugna, non sa collocarlo nel tessuto sociale, non sa decretargli un destino. La morale, secondo alcuni, è che non si può creare un essere perfettamente inserito nella società (e di conseguenza un mondo perfetto) se non c’è collaborazione tra i due principi, maschile e femminile, dell’Universo. E qui entra in scena il secondo mito, En.ki Ordinatore del Mondo. Mi riservo di parlarne in un altro post dato che questo mito è lunghissimo… Tuttavia voglio sottolineare come nel testo l’attività di En.Ki muova primariamente dalla palude e dai canneti (e per forza direi, era la “location” più diffusa nell’antica mesopotamia del sud…). Infatti En.uru, Signore del Fascio di Canne, è un altro epiteto di En.Ki. Ed è rappresentato, così come quello di Inanna (Inanak molto probabilmente) dal sumerogramma NUN, che vale per pesce, canna, rame e principe. A ben vedere molti degli attributi delle due Divinità, il pesce-Apkallu vincolato ad En.Ki, il rame a venere/Inanna, il rango di Principe/Principessa di entrambi e la canna quale simbolo ancestrale di entrambi.

Queste considerazioni, estrapolate dai due testi, già nel 1898 spinsero l’assiriologo F. Hommel, in Storia di Babilonia e Assiria, a scrivere: “Certamente anche a questo ciclo appartenne un’altra Divinità che in sulle prime venne riguardata come “Figlia del Cielo” per cui anche il tempio principale vien detto I-anna, cioè “Casa del Cielo”, ma il cui nome Anun (semitizzato Anunit) sorto nel tempio più antico di Agadî accenna troppo chiaramente alle Divinità di Nun o dell’Abisso delle acque, per cui anche il Suo nome più usuale può essere stato Ninna o Ninni, pronuncia più recente di una denominazione più antica Nunna. In tal caso questa Dea, più tardi identificata con la siderea Ištar (Astarte), la Dea del pianeta Venere, non sarebbe propriamente se non la personificazione femminile di Nun, come Inki od Ea, lo spirito della Terra, ne è la personificazione maschile, a proposito di che si osservi anche come l’appellativo “Figlia del Cielo” si adatta tanto a Ninni come anche alla madre di Inki, a Ba’u. E in intima relazione fraterna con Ninni sta finalmente Nin-Darra. “L’Eroe di Inlilla” che originariamente con ogni probabilità rappresentava il Sole che sorgeva ogni giorno dall’oceano”.

Per quanto superata questa interpretazione deve interessarci per due motivi. Il primo: inizialmente l’assiriologia considera En,Ki un pari di Inanna e, come lei, la personificazione di uno dei due poteri primordiali del Cosmo, maschile e femminile. Quindi NON un Dio superiore per rango agli altri Dei, non il Creatore. La seconda cosa è che Hommel, come usava a suo tempo, legge (ed è perfettamente compatibile) la vocale E con I. Il che, come detto, è legittimo. Nelle lingue assira e sumera (il babilonese è un dialetto dell’assiro) è possibile che si interscambino le vocali I, A, E. Quindi Hommel legge IA… Ok… Provate ad allungare la vocale…

Esattamente. Una delle prime traduzioni del poema della Discesa agli Inferi di Ištar infatti (lo potete leggere in integrale qui) dice:

82 Tutto è iscuro laggiù, la distruzione è dappertutto!
83 Il dio del sole si muove e sta innanzi a Sin padre suo;
84 innanzi ad Ja, il sovrano, egli lascia scorrere le sue lagrime :
85 “Ishtar è discesa sulla terra e non è più risalita,
86 e dal tempo che Ishtar è scesa nel paese di Aral,

JA! La stessa dizione che siti come il JOS usano per l’eterno avversario di En.Ki… Tuttavia la lettura è corretta anche se non perfettamente a livello fonetico per cui è preferibile EA in vece di JA. Tuttavia si può immaginare a quale associazione portò il tradurre EA come JA (a questo proposito mi piacerebbe sapere perché la dizione ALLATH, traduzione assira di Ereškigall è sparita dai testi dell’assiriologia, perché non corretta o perché il buonismo imperante crede saggio non far sapere che oltre ad Ašera, la Signora YHWH, c’è stata pure una ALLATUM, la signora ALLAH?).

Per paradossale che sia la giusta collocazione della figura di En.Ki, pur con tutti gli sforzi dei suoi predecessori, la dobbiamo ad un ebreo… E anche di questo il JOS dovrebbe fare ammenda. Samuel Noah Kramer è stato infatti quello che più di ogni altro ha indagato con maggior acume la mitologia sumera e assiro/babilonese ed è grazie a lui che si hanno notizie più “succulente” su En.Ki. Kramer ricostruisce la vicenda dell’Albero di Huluppu e non manca di integrarla con una tavoletta che racconta di come Gilgameš evochi l’ombra dell’amico fraterno Enkidu attraverso un espediente architettato da En.Ki, En.Ki è addirittura un negromante!

Sulla scia di Kramer anche Castellino che nel testo del 1966 Miti Sumero Accadici, SEI editore, parla della palude di Enki come “regno del grande serpente“. Castellino, da buon cattolico, non si sottrae nemmeno a dileggiare la Discesa di Ištar agli inferi (dimostrando se non altro di avere dei cattolicissimi prosciutti sugli occhi nonostante la conoscenza impeccabile della lingua).

Nel frattempo, fin dai primi del secolo, la fama di En.Ki quale “ribelle” più che Demone, è giunta alle orecchie di molte società esoteriche ed iniziatiche le quali vedono una sorta di novello Prometeo in questo Dio che protegge l’uomo dal Diluvio, punizione mandata dal Deus Otiosus Enlil con la compiacenza dell’otiosissimus An. L’ultimo cerchio di Enkisti (seri) di cui ho notizia operava nella Versilia degli anni ’80/’90 ma non so se è ancora attivo. Per il resto, omissis 🙂

Mi sembra di aver già buttato troppa carne sul fuoco. Ricapitolando potrei dire che di volta in volta En.Ki è stato considerato:

  • NUN, seme primordiale al pari di Inanna, principio mascolino dell’Universo.
  • JA, trasposizione del Dio ebraico in seno alla cultura sumerica
  • Serpente/Negromante, mago stregone e trickster.
  • Prometeo, ribelle a beneficio dell’uomo.

E infine Satana…

Quest’ultima identificazione deve molto alle teorie del Sitchin sulle quali non mi soffermo… Per quanto avvincenti i testi di questo autore non sono supportati da nessuna evidenza bibliografica al di la delle auto citazioni… Anche se, devo ammettere, il suo modo di interpretare i testi è molto affascinante (ricordo una lunga e piacevole analisi della celebre mappa stellare assieme a due amici carissimi <3 ).

Concludendo questo primo articolo si può affermare che En.Ki non è Satana. Così come non lo è Ištar (anche se questa pare aver più influenzato l’idea di Satana come tramandata all’occidente). Ci sono dei punti in comune tra queste figure che sono spiegabili unicamente col fatto che sono tutte divinità dell’area medio orientale e come tali depositarie di attributi arcaici di volta in volta accolti o ripudiati dal culto Giudaico e dal derivato culto Cristiano. Per il resto sono Divinità a se stanti, che hanno una propria storia e una propria identità (a mio modo di vedere anche più reale e credibile dello yhwh ebraico).

Tuttavia queste poche righe non basteranno certamente a convincere gli afecionados di “padre En.Ki” quindi mi riservo di tornare sull’argomento (tempo e voglia permettendo) per approfondire questa straordinaria figura alla luce dei testi originali.

 

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