La Discesa d’Ishtar all’Inferno

Una delle prime traduzioni italiane del poema della Discesa agli Inferi di Ištar (ma il nostro testo trascrive Ishtar) fu quella del cagliaritano Luigi Volpe Rinonapoli. Leggendola oggi viene da sorridere per i molti strafalcioni che all’epoca caratterizzavano l’assiriologia. Uno in particolare, forse in un qualche modo legato alla querelle della Babel und Bibel, voleva che la traduzione del nome di Ea (Enki) fosse Ja (YHWH)… Persino il nome Ereškigal a quei tempi era ancora tradotto con Allat (dea), che era il nome assiro della dea degli Inferi, e che oggi non viene più adoperato preferendo gli assiriologi l’uso certamente più corretto di Ereškigal. Per non parlare del trattamento che viene riservato a questa dea, descritta come un orribile mostro, quando in realtà sappiamo dalla Discesa di Nergal che essa era ritenuta bellissima (Enki mette in guardia Nergal dalla bellezza di Ereškigal). E per non dire del finale, confuso e caotico.

Rinonapoli inoltre non sfuggì al doloroso e impietoso massacro del poema espediente tipico dell’epoca… Ornamenti, fronzoli, censura di ogni riferimento alla sessualità, integrazioni tristemente patetiche (come i diamanti che piangono la sorte della dea)… Personalmente ritengo che le riscritture, siano esse fatte in prosa altisonante o in linguaggio diretto, siano esclusivamente finzioni letterarie e, specialmente parlando di esoterismo, abbiano valore di fuffa… A questo pietoso e increscioso riscrivere e imbrogliare le carte non rifuggono nemmeno pietosi maestruccoli dell’oggi che pretendono di riscrivere i miti, garantendo e gabellando che pure i miti più antichi del mondo provengano dalla “loro penna” (sic!).

Riporto la traduzione del Rinonapoli, per quanto infarcita degli artifici letterari di cui sopra e impreziosita con stucchevoli cornici floreali (ne do un esempio sotto al titolo) resta comunque un bel documento intorno alla vicenda della ricostruzione del testo della Discesa. A seguito la traslitterazione del testo, sempre a cura del Rinonapoli. Il tutto è preceduto dall’articolo che l’Unione Sarda consacrò alla presentazione del poema. Dopo gli articoli ho inserito anche le immagini che furono pubblicate per illustrare il “mondo di Allat” e la figura di Ishtar e un articolo, sempre de l’Unione Sarda, con una lettera all’autore.

Non mi dilungo più di tanto perché i testi sono abbondanti… Per i puristi: nell’area riservata di questo blog sono in corso le pubblicazioni delle maggiori traduzioni italiane dagli anni 30 ad oggi.

La Discesa d’Ishtar all’Inferno

Luigi Volpe Rinonapoli

1903

greca

Dedica dell’Autore. Alla Sardegna, che nel cagliaritano museo serba le inoppugnabili prove dell’antico suo culto di Astarte augurando che dalla cima dei suoi nuraghi simbolo di una nuova vita e pensiero dopo così lunghe tenebre torni a risplendere ancora nel giorno della risurrezione il fuoco sacro alla Generatice Divina dedico.

Recensione de L'Unione Sarda

Discesa di Ishtar all'inferno - Interpretazione di L. V. Rinonapoli

Discesa di Ishtar all'inferno - Traduzione letterale (1902)

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