Ne avevo già parlato nell’articolo di introduzione al Maqlû ma l’argomento continua a destare interesse per cui ho voluto pubblicare altro materiale. Si parla di fatture, l’Envoûtement, come dice Sir Ernest Alfred Thompson Wallis Budge (Bodmin, 27 luglio 1857 – 23 novembre 1934), egittologo, filologo e orientalista inglese nel suo classico (e inedito in Italia) Amulets and Superstitions (ma io ho adoperato l’edizione di University Book del 1961 intitolata Amulets and Talismans, nonostante l’originale si trovi in rete). In realtà il testo dice ben poco di nuovo e si limita, in poche pagine, a riportare alcuni casi di fattura tramite statuetta passati alla storia. Budge fu un egittologo e in questo caso si ha la vera chicca del capitolo (che riporto per intero): una sorta di rituale simile alle fattura poteva essere fatto anche per allontanare demoni e divinità malefiche, come l’egizio Apophis (nel testo Āpep). Il rituale però sembra più profilattico che offensivo, quasi un esorcismo contro il potere nefasto del temibile serpente demoniaco. Casi simili erano comuni in tutto il vicino oriente antico e sono ampiamente documentati anche nella cultura Sumera e Akkada o in seno al giudaismo seppur con modus operandi differente (le demon bowl o incantation bowl). È oltremodo interessante rileggere queste prescrizioni rituali in quanto non differiscono, concettualmente, dalle lunghe indicazioni rituali accompagnate da infinite litanie di maledizioni e anatemi (sicuramente presenti anche in questo caso) che ritroveremo nei grimoires a partire dai Papiri Magici Greci fino al nostro Rinascimento. La traduzione è mia e, come dicevo, si basa sull’edizione di University Book del 1961.

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Envoûtement

Questa parola, che è spesso usata nei libri di magia francesi, indica l’atto di modellare una figura di cera di una certa persona con forma e caratteristiche specifiche della persona e che sia il più possibile somigliante per quanto riguarda il volto (cfr. il latino in + vultus), con l’intenzione, dopo aver eseguito su di essa certi atti malefici e cerimonie, di condurre la persona rappresentata a soffrire tutti i dolori e le maledizioni che il mago infligge alla figura di cera. Mentre il mago modella la figura deve ripetere alcune formule e incantesimi che effettuino la trasmissione di dolori e sofferenze all’essere umano rappresentato, ovunque egli sia. Quindi, se un ago venisse spinto attraverso le articolazioni del ginocchio della figura di cera, l’essere umano che questa rappresenta soffrirebbe dolore alle sue ginocchia; se un ago venisse spinto attraverso il cuore della figura di cera l’essere umano ne morirebbe. Tuttavia esiste una testimonianza di envoûtement praticato in modo “buono” invece che “cattivo”. Si racconta, infatti, la storia di un marinaio che durante un combattimento in mare fu colpito all’occhio con una freccia e, di conseguenza, soffrì un’agonia indescrivibile. Ma i suoi compagni fecero una figurina in cera di questi, con tanto di freccia negli occhi, e la portarono in un famoso santuario della Vergine Maria in Siria. La statua della Vergine, dice il racconto, permise che si togliesse la freccia dall’occhio della figura, e nello stesso istante la freccia che era nell’occhio del marinaio, che era lontano, cadde da esso e il dolore da quel momento cessò.
Uno dei più antichi esempi dell’uso di figure di cera create allo scopo di ferire un essere umano si trova in un papiro che racconta di una cospirazione ordita contro Ramses III (vedi Deveria, Le Papyrus Judiciare de Turin, Parigi, 1868). Il Re era diventato impopolare, e molti dei signori della Corte e dei funzionari desideravano liberarsi di lui e nominare al suo posto lo scriba Pentaurt. Presero quindi al loro servizio un mago chiamato Hui, che era famoso per la sua conoscenza occulta, e gli permisero di servirsi di un libro magico dalla Biblioteca Reale di Tebe imponendogli di provocare la morte del Re e dei suoi amici. Hui fece delle figure in cera del Faraone e dei suoi funzionari, e presumibilmente scrisse su queste i loro nomi; creò amuleti sui quali incise parole di potere, e vi lanciò sopra un incantesimo. Quindi consegnò tutto ad un servo del palazzo Reale, in modo che la magia potesse influenzare negativamente la salute del Re. Ma la cospirazione fu scoperta e i mandanti furono riconosciuti, arrestati e processati per alto tradimento da undici giudici. Alla fine furono uccisi quaranta uomini e sei donne, e molti altri cospiratori furono autorizzati a darsi la morte da soli.
Il rovesciamento di Āpep. Un altro esempio interessante dell’uso rituale delle figure di cera è dato nel Papiro di Nesi-Amsu nel British Museum (ed. Budge, Archeologia, vol. LII). Il rito ha lo scopo di rovesciare Āpep, Dio del male e nemico eterno di Rā, il Dio del Sole. A questo scopo dovevano essere recitati una serie di incantesimi e maledizioni, ed eseguite alcune particolari cerimonie. Le rubriche ordinano che sia disegnata con inchiostro verde una figura di Āpep su un pezzo di papiro nuovo e che quindi sia modellata una sua figura di cera; il nome di Āpep doveva essere scritto su di essa con inchiostro verde. Questa figura, avvolta intorno al pezzo di papiro nuovo, doveva essere gettata in un fuoco fatto di un particolare tipo di erba, e mentre bruciava si doveva prendere a calci con il piede sinistro per quattro volte. Infine i resti carbonizzati devono essere mescolati con escrementi e gettati in un altro fuoco. Le figure di Āpep dovevano essere bruciate in questo modo a intervalli frequenti, sia durante il giorno che di notte. Una rubrica del rituale per il rovesciamento di  Āpep dice: “Agisci così, quando le tempeste imperversano nel cielo orientale, per impedire l’arrivo di nuvole rosse e per prevenire la pioggia o tempesta.” Bruciare Āpep sembra essere stato un atto meritorio, perché la rubrica prosegue: “È bello che un uomo lo faccia, buono per lui sulla terra e negli inferi. Gli sarà dato il potere di raggiungere gli onori che sono al di là di lui, e sarà, in verità, liberato da tutte le cose cattive.” Spesso venivano anche fatte figure in cera rappresentanti i nemici del re, i loro nomi venivano scritti sulla cera con inchiostro verde, quindi erano messi in delle bare e bruciati. Durante il rito si doveva sputare sulle immagini, calpestarle e contaminarle con il piede sinistro. Le “ferite” dovevano essere inflitte con un coltello, dopo di che la figura doveva essere gettata nel fuoco fatto di erbe magiche, e il fuoco doveva essere spento con l’urina di un coccodrillo. Per distruggere i demoni servi di Āpep si modellavano quattro serpenti in cera. Uno aveva la faccia di un gatto, un altro il volto di un’anatra, un altro il volto di un gatto bianco, e il quarto il volto di un falco: erano legati e incatenati, si piantavano loro nella schiena dei coltelli, e quindi, gettati a terra, ricevevano lo stesso trattamento delle figure di cera di Āpep.
Āpep aveva una trentina di forme distinte e ognuna aveva il suo nome che nel rituale veniva maledetto da terribili maledizioni. Oltre a quello di un coccodrillo, Āpep aveva la forma di un serpente con la coda in bocca e un coltello conficcato nella schiena. La cerimonia del bruciare l’Āpep di cera veniva eseguita molte volte durante il mese, sia di giorno che di notte, nel grande tempio di Amon-Rā a Tebe, ed è abbastanza certo che i sacerdoti egizi, così come la gente comune, credessero che le frequenti ripetizioni del rituale del “Libro del rovesciamento di Āpep” fossero di vitale importanza per il benessere dell’Egitto e del suo popolo. C’era un altro aspetto in cui Āpep era considerato: egli era l’arci-nemico di Rā, Dio del Sole. Ma il Re d’Egitto era il “figlio di Ra”; quindi Āpep era anche l’acerrimo nemico del Faraone, e tutti i mostri e i demoni che servivano Āpep nel mondo sotterraneo, come tutti gli uomini malvagi e ribelli che lo servivano sulla terra, erano pertanto nemici del Faraone. Le loro statue di cera potevano quindi essere bruciate e maledette come si faceva con le figure di Āpep.
Una statua di cera di un uomo fatta per scopi magici è stata trovata in Egitto alcuni anni fa ed è ora al British Museum (n. 37918); l’involucro racchiude una ciocca di capelli umani e un pezzo di papiro inscritto.
Allo stesso modo erano fatte in cera le figure dei Quattro Figli di Horus che venivano poi deposte nella bara o inserite tra le fasce della mummia. Alcune erano in cera bianca (B.M., No. 15563, ecc.) E alcune in rossa (B.M., ND 8889, ecc.).
La cera poteva essere usata in rituali di Magia Bianca oppure di Magia Nera, ma a volte invece della cera poteva essere usato un pezzo di carta.
Così, ancora oggi, il musulmano che voglia far del male o uccidere un uomo, quando non abbia la cera, prende un pezzo di carta e vi disegna la figura della persona che desidera ferire; poi scrive il nome di quella persona sulla figura o accanto. Quindi inchioda il foglio sottosopra a una porta o a un muro, e procede a recitarvi sopra alcuni versi del Corano. Poi prende un ago di ferro, lo fa arroventare nel fuoco, e pugnala la figura con esso, avendo cura che il buco fatto dall’ago si trovi all’altezza del cuore. Mentre agisce così pronuncia un’invocazione, o un incantesimo, rivolto all’ago: “Perfora il suo corpo! Questo ago perfora questo foglio ma toglie le forze da (nome)”. La persona raffigurata sulla carta sente la pugnalata nel suo corpo, insieme al dolore bruciante causato dall’ago rovente, e soffre finché l’ago rimane bloccato nella carta. Non appena l’ago viene tolto dal foglio, l’uomo trova sollievo, ma se l’ago rimanesse lì definitamente la vittima non avrebbe scampo.
L’uso di figure di cera per scopi magici giunse dall’Egitto, attraverso la Grecia e l’Italia, fino in Inghilterra, e nel Medioevo molti malefici furono operati con tale mezzo, le persone erano terrorizzate all’idea che le malattie e persino la morte potevano essere inflitte loro da nemici molto lontani.
Si ricorderà che a Londra durante il regno della regina Elisabetta fu provocato molto allarmismo perché una statua di cera di Sua Maestà, con uno spillo incastrato nel petto, era stata rinvenuta a Lincoln’s Inn Fields. Nessuno aveva dubbi sulla natura del maleficio fatto alla persona di Sua Maestà. Pensarono che questo fosse stato pianificato da un malvagio, il dottor John Dee (1527-1608), famoso astrologo, e secondo alcuni mago. Questi fu convocato alla presenza della Regina per chiarire la sua posizione. Per esempi moderni dell’uso di figure di cera con intento diabolico vedi Elworthy, Evil Eye, London, 1895, pp. 53-56.
Il fatto che gli Ebrei usassero a volte l’envoûtement è dimostrato dal seguente passaggio del libro magico intitolato “La spada di Mosè” (vedi Gaster, Studies and Texts, Vol. I. 324, No. 68). “Se desideri uccidere un uomo, prendi del fango dai due lati del fiume e modellalo nella forma di una figura, scrivici sopra il nome della persona, prendi sette rami da sette palme e crea un arco con una canna (?) con la corda fatta di tendine di cavallo; posiziona l’immagine davanti a te, tendi l’arco e tira addosso ad essa i rami di palma, e ad ogni ramo (colpo) pronuncia le parole del Salmo n. 68 (sic); possa N.N. essere distrutto.”

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Mörker
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