L’Esopo Toscano

L‘Esopo Toscano è il nome che i moderni editori danno al codice Ricciardiano 1645. Più che di moderni editori si dovrebbe parlare di moderno editore, al singolare; questo codice ha avuto infatti una sola stampa moderna, quella dell’Editore Marsilio di Padova curata dall’immenso Vittore Branca. Se riuscite a trovarlo non lasciatevelo scappare. È gustosissimo!
Il libro non è propriamente un semplice volgarizzamento del celebre Esopo e di fatto appartiene al filone letterario che da questi prende il nome, gli Esopi appunto. Questi si diffusero sin dall’antichità arrivando diretti al nostro medioevo ed oltre. Ma mentre in lingua francese gli Isopet (così erano chiamati) rispecchiavano i cardini del mondo feudale nella Toscana del 300 si coloravano delle figure – sempre e comunque antropomorfizzate – dei rappresentanti dei nuovi valori sociali, con particolare attenzione al mondo mercantile e a quello degli ordini mendicanti. Una cosa simile era avvenuta, in parte, nella letteratura francese per il corpus di branche (rami) che formano il corpus del Roman de Renart. Il nostro testo però è così gustoso che spinse un gigante del calibro di Vittore Branca ad occuparsene e a lasciarci, tra i tanti, anche questo piccolo gioiello. Le storie dell’Esopo Toscano prendono forma da motti di spirito, da proverbi, da ammonimenti, sovente sono “parafrasi degli scritti di Esopo” (così Branca, che paragona il nostro anonimo persino a Giordano da Pisa). In chiusura di ogni racconto l’anonimo compilatore rende l’interpretazione del racconto sui due livelli “mondano e spirituale“. E spesso, come si leggerà di seguito, i suoi moniti pungono anche noi con la nostra modernità mai del tutto a ragione o meno sdoganatasi dal vincolo con le proprie radici medievali e col retaggio culturale (e cultuale!!) che queste recano con se. La lettura dell’Esopo Toscano, coi suoi animali antropomorfi, potrebbe davvero insegnarci tantissimo, come quella dei bestiari così ricchi di simboli e allegorie. Peccato che molti di questi testi siano poco conosciuti da troppi a dispetto della vasta e pregevole letteratura fiorita anche in anni recenti (dai Bestiari dei Millenni Einaudi al bel libro l’Alfabeto Simbolico degli Animali di F. Zambon per Carocci fino al Liber Mostrorum, ne abbiamo di belle edizioni).
Mi sono dilungato troppo, qui si parla di falsi maestri che fingono di fuggire le cose del mondo, tema quantomai attuale. L’esempio che l’autore porta non dovrebbe essere difficile da comprendere per il lettore, l’anonimo Esopo Toscano infatti ammonisce di stare attenti, che dalle montagne sovente nascono topolini.

XXVI. Della terra che gonfiò e uscinne un topo.
Uno monte piccolo di terra, essendo in una cittade, subitamente gonfiò e alzossi sopra a tutte le mura della città. E questo vedendo il popolo, tanta e sì subita novità, ebbono grandissima paura e abbandonarono la città; e stavano da lunga e guardavano che partorisse e uscissene animali di grandi corpi, cioè draghi e lioni e altri gran fatti, come sono liofanti. E così guardando, alla fine s’aperse il monte e uscinne uno piccolo topolino; e quello che innanzi fecie loro paura indusse loro sollazzo e grande allegrezza.
<Spiegazione> Dice l’autore che gl’uomini che minacciano di fare grandi cose spesse volte le fanno vili e piccoline, e che spesse volte le piccoline cagioni raportano grandi paure
Spiritualmente possiamo intendere per questo monte coloro che subitamente lasciono il mondo e prendono aparenti operazione di spirito, e di ciò informano chi guarda alla loro vita: e poi per leggierezza d’animo tornano al primo stato del mondo. E per lo topo s’intende le sue operazioni con corto finale; e per lo popolo la vana credenza e speranza di coloro che raguardano a esse operazioni.
Temporalmente s’intende per lo monte gli arroganti e uomini di molte parole e poche opere, i quali per arroganza fanno molte e grandi minaccie e piccoli fatti per viltà di cuore. E per lo topo possiamo intendere le loro misere operazioni; e per lo popolo coloro che a tali uomini danno fede e speranza.
Sepe minus faciunt homines, qui magna minantur.
Sepe gerit nimios causa pusilla metus.
Fabulae, Aesopus – 25. De terra parturiente murem

Da: Anonimo, a cura di V. Branca
Esopo Toscano
Marsilio, Padova, 1989,
p. 143-144

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