Libera nos a malo.

Riflessioni sul subire il male e sul trascendere il male.

La verità è che ho assorbito il male. E questo è stato possibile soltanto per intercessione di chi mi conosce davvero bene. Non sono davvero guarito intendiamoci, ma sono sulla via della guarigione. Che cosa ha smosso la mia volontà? Non avrebbe senso parlarne se non fosse paradossale constatare che l’insegnamento dato più comunemente al tempo dei social è fuorviante quanto pericoloso. Metto la mia esperienza a beneficio di chi legge.
Durante il mio periodo più nero ho parlato e seguito i consigli di tanti para-iniziati e anche di uno psicologo che mi hanno suggerito di non arrendermi al male e cercare comunque il lato buono e luminoso del tutto. Dimentico forse delle passate esperienze e accecato dalla rabbia ho accettato di porgere moralmente l’altra guancia finché oltre alla lucidità emotiva non è crollato anche il fisico. A questo punto è successo l’impensabile,  il dolore si è avvinghiato come un cancro al mio essere. Ed ha iniziato a rosicchiare. Finché una persona a me vicina non mi ha ricordato che si deve sublimare il dolore, e che sublimarlo significa primariamente conoscerlo e affrontarlo, discendere di fatto agli inferi e “acchiappare il serpente per la coda”. L’ho fatto e ne sto uscendo.
Ecco dove è l’errore di chi vi invita a porgere comunque e sempre l’altra guancia! A tollerare cristianamente il male e i soprusi. Non solo è nocivo ma vi priva di ogni energia, vi mette completamente a disposizione delle metastasi sociali che vogliono sempre e comunque calpestare il vostro orgoglio, annientare il vostro essere, schiavizzare la vostra libertà intellettuale. E il propugnare tale pensiero è nocivo per il singolo quanto per la società tutta. Il dolore non va sopportato, tollerato, cristianamente e con pazienza ma affrontato e trasmutato iniziaticamente. Si deve acchiapparlo questo serpente e disintegrarlo per assorbirlo, si deve rivendicarne il potere perché quel potere sorge da una forza istintuale che abbiamo in noi, e non si deve esserne dominati ma dominarla. Qualunque sia la sua portata il male che ci viene imposto o che ci coglie per causalità non trascende da questo schema. Questo non significa che si deve diventare mostri assetati di sangue o serial killer del prossimo. Significa semplicemente che ogni vita è sacra e nessuno deve avere il diritto di calpestarla, a maggior ragione individui gretti e sporchi, energeticamente marci, che non hanno un minimo di evoluzione mentale, vermi putridi che si divertono a divenire metastasi del grande cancro sociale. Tale cancro se si smette di porgere l’altra guancia e ci si pone quale “microcosmico ingranaggio senziente – e pertanto dotato di dignità – integrato nel macrocosmo” si può estirparlo senza pietà. Perché in casi come questi anche l’essere senza pietà può giovare alla crescita propria e al messaggio che si lascia a quanti si interfacciano con noi. Luce ed ombra vanno contemplati in identica misura. E odiare in alcuni casi appare naturale e necessario quanto amare. Tutto questo per dire un semplice concetto: non porgete mai l’altra guancia perché lo ha detto il Cristo. Siate voi stessi Cristo, unti iniziaticamente, sacralmente, approcciatevi in modo sacrale all’esistenza ed è allora che comprenderete quando, come e a chi porgere l’altra guancia, con parsimonia mi raccomando, e quando e come e chi colpire più per il suo bene che per il vostro. Nessuno ha il diritto di calpestatarvi, mettervi in difficoltà o farvi sentire in colpa. Così agiscono le metastasi e queste sono solo da estirpare.

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