Lilith nella tradizione sumerica–accadica e nella kabala goetica

Era da tempo che mi riproponevo di pubblicare di nuovo questi due lunghi post dedicati a Lilith. Provengono dal vecchissimo esagila.it, il mio primo blog. Ma sono contributi importanti e interessanti. Uno è tratto dalla magnifica Opera di Sicuteri, Lilith la Luna Nera (Astrolabio-Ubaldini) e l’altro dall’altrettanto magnifica La Kabala e la Magia Goetica di Thomass Karlsson, Atanòr.

Lilith nella tradizione sumerica–accadica.

Riporto per intero l’interessante scritto del Sicuteri sulla Lilith Sumerico-Accadica; non mi stancherò mai di consigliare la lettura dei due libri di questo Autore: Lilith, la Luna Nera e Astrologia e Mito, etrambe edite da Astrolabio-Ubaldini.

Sul nome di Lilith scarse sono le fonti. È certa la radice sumera LIL che compare nella formazione del nome di varie divinità assiro–babilonesi e di spiriti cattivi, per esempio Enlil, Ninlil, Mullil, Anlil. Nella tradizione sumero–accadica si conosce un dio Lillu che letteralmente significa “sciocco”, fratello di Egime, la “Principessa dei Me”, del quale si hanno poche notizie. Nella liturgia accadica e mesopotamica compaiono – come citeremo in avanti – preghiere e scongiuri recanti i nomi di Lilitu, Lilû, quali figure maligne di demoni e potenze magiche. Nel 2000 a.C. pare che il nome si trasformasse in Lillake; in proposito il Graves cita una tavoletta sumera di Ur che racconta la storia di “Gilgamesh e il salice”. Qui, Lillake sarebbe anch’essa una figura femminile demoniaca che abita dentro il tronco di un salice, il quale era religiosamente custodito dalla dea Inanna, la Signora del Cielo, equivalente alla nostra Venere, Dea dell’amore e della guerra, simile a Ištar. C’è una etimologia vulgata ebraica che farebbe derivare il nome della biblica Lilith da “Layl” o Anche “Laylah”, cioè “notte” nel significato di spirito della notte. Ma gli autori moderni tendono a riconnetterlo alla sumerica “Lulu” che significa “libertinaggio”. Lilith sarebbe dunque un vero demone notturno che eccita la voluttà. Come vedremo, il nome subisce profonde trasformazioni, ma passa concettualmente nel mondo greco mediato dalle Lamie, le Erinni, Ecate o Enpusa, cioè sempre come nome di demoni femminili o entità malefiche. Già nel pantheon assiro–babilonese delle innumerevoli divinità inferiori, come in precedenza nell’epoca sumero–accadica, Lilith era vista come demone femminile, un genio del male. Lilith – Lilitu – Lulu è la variabile del demoniaco nell’area ebraica medio–orientale, espressione cioè della passione torbida della sessualità sfrenata che può insidiare e sottomettere l’uomo. Quel che allontanava dalla Tōrâh era quasi sempre espressione del demonio. Lilith appare già all’epoca sumera rappresentata in un bassorilievo che troviamo riprodotto nel testo di E. Neumann. Si tratta di una figura ibrida disposta in piedi, frontalmente, tiene le braccia aperte, flessi i gomiti verso i fianchi, in atto orante, le mani aperte, dita unite. Il volto ha un’evidente conformazione rotonda, ben delineati occhi grandi e naso regolare. La bocca è atteggiata ad un vago sorriso, con un fremito imperativo, di sfida sensuale; tutta l’espressione fa presagire la modalità plastica greca arcaica: impenetrabile, severa, potente e ineffabile. L’acconciatura dei capelli è impressionante, secondo lo schema mesopotamico o protoassiro: dalla nuca partono quattro serpenti sovrapposti a formare un cono, ove le teste drizzate con evidente posizione fallica, convergono a mo’ di scriminatura. La simbolica ricorda Kundalini emergente nella realizzazione totale, nonché le figure gorgonidi. Dalle spalle di Lilith scendono, schiuse e divaricate, due ali nettamente scolpite. L’energia umana sembra concentrata proprio nelle spalle e nel petto, dove i seni si protendono ampi e molto rotondi con evidente, fosca funzione seduttiva. Assieme al volto, sono questi i tratti che conferiscono alla figura una notevole qualità lunare. Il corpo è robusto, molto femminile sino all’ampio bacino e al pube. Le gambe, a mano a mano che si assottigliano verso i ginocchi perdono la plasticità femminile e si fanno animalesche, potenti; anziché piedi, ci sono orrendi poderosi artigli di avvoltoio con unghioni che spuntano dalle spaventose dita rugose. I malleoli tozzi e legnosi fanno pensare alle terminazioni rugose della cute di elefanti e rinoceronti! La disposizione degli artigli è simmetrica, spiovente, con un accento di dominio; tutta l’energia possente sembra affluire e scaricarsi sulle bestiali zampe che posano sul corpo di una belva bicefala, pare una leonessa, accovacciata. Nelle mani, Lilith tiene due pentacoli che ricordano vagamente i due segni geroglifici della Bilancia, scettri di potenza, iniziazione e giustizia. Ai lati, in basso, un poco sovrastanti la belva a due teste, sono disposti due orribili volatili, scolpiti alla maniera protoassira, la cui testa ricorda l’aquila o la civetta o i felini egizi; sono in posizione frontale, immobili, le zampe unite, rigide, in tutto simili a quelle di Lilith. Sono bestie vigilanti che conchiudono la rappresentazione. La scultura è inscritta in un triangolo equilatero, i cui vertici inferiori sono la testa delle due belve e il vertice superiore è nella testa di Lilith; la scansione geometrica si fonde con quella numerica, dove abbiamo i numeri – a iniziare dalla base verso l’alto – 4, 2, 3, 1, espressi dalla composizione dei corpi e delle teste; Lilith rappresenta l’Uno assoluto che domina su 2 belve grandi e 2 piccole, e per due volte si forma il 3. Pensiamo che non sia casuale, questo ordine, ma bensì esprima un significato cabalistico. Tutta la figurazione del bassorilievo è carica di energia aggressiva concentrata e vibrante nella staticità veramente agghiacciante. L’espressione di Lilith sostenuta da quella dei musi bestiali, è demoniaca, infera. Questa scultura dunque è già una allegorizzazione, una scrittura fantastica del mito di Lilith: nella coscienza popolare, la prima compagna di Adamo non è più una creatura di cui fidarsi. Quando leggiamo che il demone Lilith fuggì sul Mar Rosso in mezzo a frotte di diavoli, dobbiamo pensare che il centro di origine del mondo, il mito del giardino dell’Eden, il cielo di Jahvé Dio, si trovasse nella regione mesopotamica–babilonese con il Tigri e l’Eufrate; zona compresa fra la Palestina e il golfo persico. Il mar Rosso era sicuramente fuori d’ogni centro di civiltà, oltre il terrificante deserto d’Arabia, a occidente di Babilonia. Lilith, secondo l’immaginazione umana, fuggita dall’Eden, era riuscita a superare le infernali plaghe desertiche disabitate, ed è lì che inizia il regno di tutti i Diavoli. Il tempo che Lilith trascorre in quei luoghi può corrispondere al commento alla Genesi:
“Durante l’intero periodo di centotrenta anni nel quale Adamo visse lontano da Eva, gli spiriti maschi si innamorarono di Eva ed essa ebbe figli da loro, e gli spiriti femmina si innamorarono di Adamo ed ebbero figli da lui”.
Oppure:
“Durante tutti gli anni che fu sotto il bando, Adamo generò spiriti, demoni e diavoli della notte…” I demoni hanno un’origine molto contrastata. Le versioni sulla loro creazione sono varie e qui ne diamo alcune in sintesi. La prima versione, che abbiamo già descritta, vuole i demoni creati da Dio nella sera del sesto giorno. La seconda versione considera i demoni come anime malvagie mutate da Dio in spiriti maligni. La terza, vuole i demoni propagatisi in seguito a rapporti sessuali fra uno spirito malvagio e la prima coppia umana (l’incesto?). La quarta versione, evoluzionistica, citata da A. Cohen, dice:
“La jena maschio dopo sette anni divenne un pipistrello; il pipistrello dopo sette anni divenne un vampiro; il vampiro dopo sette anni divenne un’ortica; l’ortica dopo sette anni divenne un pruno; il pruno dopo sette anni divenne un demone”.
Si può spiegare il mutamento corporeo di Lilith, una volta cangiata in demone, con questa credenza sui demoni: “Possiedono la facoltà di mutare il loro aspetto e possono vedere mentre sono essi stessi invisibili”.
Tutta la realtà era impregnata di spiriti maligni e se l’occhio umano avesse la facoltà di vederli, nessun uomo potrebbe vivere a causa degli spiriti maligni. Forse, anche per Lilith, già terribile, c’era un mezzo per scoprirla e vederla. Il Berešit Rabbâ cita questo espediente:
“Chi desidera vedere le sue orme, prenda della cenere stacciata e la sparga intorno al proprio letto. Al mattino vi vedrà qualcosa di simile a le orme di un gallo. Chi desidera vederla, deve prendere la placenta di una gatta nera figlia di una gatta nera … la arrostisca al fuoco, la polverizzi, se ne riempia gli occhi e vedrà”
Ricordiamo la scultura sumera di Lilith: le sue zampe possono ben farci ricordare le orme di un gallo, considerato animale delle tenebre. Diavoli, Lillim, Lilith compresa, abitano, come si è visto, nei luoghi oscuri, sporchi e pericolosi; fra le pietre, nel deserto, fra le rovine; ma particolarmente amano l’acqua. Nel Talmud, i luoghi di ricetto dei demoni sono i fiumi, i laghi, i mari, le case in completa rovina, le fonti nascoste o le sorgenti celate nei boschi; i bagni, i forni e persino le latrine, i sordidi orinatoi. Perciò, le persone – cita il Cohen – quando entrano in quest’ultimo luogo o vanno a prendere un secchio d’acqua alla fonte, dicono “Permesso”, oppure:
“Permesso, benedetto” e nel caso entrino in una latrina, fanno precedere questa frase da una implorazione al divino. Ma nelle rovine c’è il pericolo maggiore di trovarci spiriti perversi, e se è un demone femminile, il caso è ancor più pericoloso. L’acqua è il rifugio elettivo. Un Rabbi raccontava che uno spirito gli aveva suggerito la presenza di un demonio presso la fonte del paese. Per vincerlo, tutti gli abitanti, all’alba, dovevano colpire con pale e zappe la superficie della fonte dicendo “la vittoria è nostra”.
Dopo di che, appariva sulla superficie un orribile coagulo di sangue. Il Talmud esorta alla cura dei liquidi tenuti esposti nelle case: Lilith poteva inquinarli.
“Uno spirito maligno scende sugli alimenti e sulle bevande che vengono tenuti sotto il letto, anche se si trovano in recipienti di ferro”.
Un altro monito ci riconduce al clima che si instaurava in quelle epoche “Non bisogna versare sulla pubblica strada l’acqua rimasta esposta di notte, né innaffiarvi il pavimento di una casa, né usarla per farvi della calcina, né darla a bere al proprio bestiame, né lavarsi in essa le mani e i piedi”. Ancor più crudo questo consiglio:
“Nessuno deve bere acqua la notte del mercoledì o del sabato; se la beve, il suo sangue ricadrà sulla sua testa per il pericolo. Quale pericolo? Uno spirito maligno”.
Un avvertimento particolare valeva per certe categorie di persone soggette agli attacchi di Lilith: gli uomini, i bambini, gli invalidi, gli sposi novelli. Di Lilith, una certa tradizione pensa che avesse capelli lunghi e fluenti; evidentemente un’immagine di femmina sensuale e pericolosa. Di lei la tradizione dice:
“Nessun uomo può dormire solo in una casa; chiunque dorme solo in una casa, sarà preso da Lilith” (Shab. 1516 – cit. Cohen). Nel tardo folclore ebraico, secondo R. C. Thompson, Lilith diventà per i semiti una figura terrifica, pericolosa per le puerpere e i bambini, in quanto li rapisce. L’immaginazione popolare del tempo babilonese era colpita dalla virulenza di Lilith. Si diceva che essa non stava mai ferma in un luogo; mai in riposo, né di giorno né di notte, sempre intenta a sfogare la sua furia opposta a Dio e agli uomini. Forse circondata dai Lillim e altri spiriti, piombava nel silenzio della notte ai crocevia degli abitati e tutt’intorno, chiunque ne avvertiva la presenza. Raccontano, i testi, di tali demoni capeggiati da Lilith:
… essi vanno di casa in casa – perché la porta non li arresta, la sbarra non li respinge; ma essi strisciano come un serpente sotto la porta; essi s’insinuano come l’aria fra le commessure dei battenti. Essi strappano la sposa dalle braccia dello sposo; essi tolgono il bambino dal petto del padre, essi cacciano l’uomo dalla casa della sua famiglia”.
Per non generare confusione fra le varie figure della demonologia in cui rientra ormai anche Lilith, diamo una descrizione approssimativa della gerarchia demoniaca del tempo babilonese–sumero. È da tenere presente che i diavoli interagivano e avevano precise mansioni, loro assegnate dalla letteratura ieratica caldea. I demoni, intanto, non erano stati concepiti tutti con lo stesso grado di malvagità. I demoni più infimi della cultura accadica, come vedremo nei testi delle preghiere, erano gli Utukku o Utuk; questi si dividevano in vari gruppi, fra i quali gli Alu o Alal, diavoli assai distruttivi. Poi c’erano gli Eekimmu o Gigim – Gikim, mentre diavoli guerrieri e pugnaci erano i Rabisu, che tendevano imboscate agli esseri umani. Maschili e femminili, erano teriomorfi, dotati di tutti gli attributi umani; i loro tratti, come s’è visto per Lilith in particolare, esprimevano fedelmente il loro carattere perverso e feroce. Più frequente era la personificazione mostruosa oltre ogni immaginazione: si conservano al Louvre, al British Museum, al Museo di Berlino bassorilievi, cilindri, statuette e altre opere dove possiamo avere la impressionante testimonianza della demonologia sumero–accadica e babilonese–assira. I diavoli erano visti come draghi smisurati con le fauci spalancate, corpi ibridi composti più sovente di membra umane e parti di leoni, tigri, pantere, iene, tori, becchi, aquile, serpenti, scorpioni, cani, pesci, belve, con rostri e artigli; spesso, anche capri alati e coperti di orrende squame rugose. Quasi tutti questi diavoli erano raffigurati in atto di assalire, di mordere, tendere tranelli, catturare. Talvolta i demoni compaiono armati di lance, pugnali o scettri magici. Si dice di un demone mostruoso, il più mostruoso di tutti, veramente ributtante, chiamato demone “del Vento di sud–ovest”, che aveva corpo di cane, zampe di rapace, braccia umane con artigli di leone, coda di scorpione, testa spaventosa di uno scheletro con lembi di carne e ancora gli occhi sporgenti dalle profonde orbite, sormontata da corna di caprone; infine quattro grandi ali schiuse. Le orrende e laide figure erano talvolta così insostenibili a vedersi che si facevan paura anche tra loro! Da notare che in certi casi i nomi dei diavoli – come Ekimmu, Gallu, Anunna, – valevano anche per gli spiriti buoni. In certi testi viene descritta Lilith come il principale demone femminile con un corpo prorompente di sensualità, occhi sfolgoranti, braccia bianche desideranti; la bocca e la vagina vibravano come ventose molli emanando vertiginosi profumi di piacere. Qualcuno usa “Lilith” con lo stesso significato di “spirito del vento”; in tal caso ella era identificata, specie dalle popolazioni nomadi, con lo spietato vento del sud–ovest che spira, caldo e sconvolgente, dai profondi deserti dell’Arabia e sale verso nord e oriente, sulle contrade del bacino dell’Eufrate e del Tigri con una azione rovinosa specie nel clima della Caldea, dove era addirittura capace di fiaccare la vita umana. Lilith era trasportata o avvolta in questo furore elementale. Nei crocevia sostava per orientarsi e decidere verso quale casa irrompere, attraverso porte o finestre; comunque laddove poteva trovarsi un uomo solo, o bambini poco sorvegliati, donne sole. Memore della maledizione di Jahvé Dio e della sua minaccia Lilith agiva di sorpresa anche attraverso l’inganno. Per tutti, essa era “Lil”, cioè l’incubo e la vittima diventava “Lilit”, cioè il succubo, così come succuba fu la donna nei confronti di Adamo. L’incubo, al suo apparire in prossimità delle case, dei pozzi, delle stalle, generava sgomento e improvvisi risvegli dal greve e madido sonno. Si dice che certi uomini si ritrovassero d’improvviso, nottetempo, oppressi dall’angosciosa figura che li copriva col proprio caldo corpo e li abbracciava in un tale furioso amplesso che nessuno di loro faceva in tempo a liberarsene perché Lilith li faceva precipitare dentro la frenesia della erezione e di un orgasmo travolgente. Ma certe tradizioni orali dicevano che questi uomini morivano o si ammalavano di cupa malinconia. Altri venivano quasi svenati e dissanguati dalla bocca di Lilith. Per sfuggire alla vista del demone che incombeva, la vittima chiudeva gli occhi, urlando, ma la terrificante Lilith con la sua forza sessuale e psichica, continuava a far sentire la sua presenza. Se invece la vittima volge lo sguardo per non vedere la tremenda femmina con i suoi rutilanti seni, le squame, il ventre, le cosce incombenti nel demoniaco connubio, allora è avvolta dal respiro gelido e dal mormorio ghignante sino a essere costretta a voltar di nuovo gli occhi così da trovarsi faccia a faccia con il volto di Lilith, i cui occhi terrificanti fissano la vittima con luce inumana. Talvolta gli uomini erano sorpresi nudi nel sonno, col sesso in erezione e di colpo l’incubo della mostruosa donna accosciata sul loro petto, muta, immobile e malvagia, li costringeva alla bruciante penetrazione, ma l’insopportabile peso toglieva il respiro. In ogni caso c’è, in questi attacchi di Lilith, il ricordo di un senso d’oppressione toracica orribile, un senso d’impotenza assoluto, dove gli individui non si sentivano liberi, anzi, avvertivano subito l’incombere d’un incantesimo. La vittima era soggiogata dal demone che poteva farne qualsiasi cosa. Il risveglio di queste vittime succubi, era sempre penoso: un grido, il panico ancora persistente nel gesticolare scomposto, le mani che cercano di strappare via ciò che opprime il petto o la gola; la mano è più volte passata sul volto o sulla bocca quasi a voler nettare un invisibile senso di schifo e viscida impronta. C’è un sudore freddo per tutto il corpo che si contrae in spasmi e clonismi di ripugnanza per aver subito l’amplesso atroce; la palpitazione cardiaca è parossistica, sibili agli orecchi che vorrebbero cancellare il sussurro dell’orrenda voce di Lilith, suadente e perversa. All’indomani gli uomini toccati da Lilith nel sonno, avevano un cupo malessere, senso di pesantezza, depressione profonda, sfiducia e pianto improvviso con dolori di testa e mollezza alle gambe. È dunque rilevabile, in queste descrizioni, l’esperienza dell’Angst, che è la combinazione di paurosa oppressione, terror panico, ansia, spavento, che tutti insieme formano l’emozione dell’incubo. A Lilith viene indubbiamente attribuita anche la qualità di vampiro. Di questa notizia abbiamo una sola fonte: Ernest Jones, che dice testualmente: “Come gli Incubi succhiano i fluidi vitali, portando la vittima alla consunzione, così i vampiri spesso poggiano sul petto della vittima, soffocandola. La Lilith ebraica, che Iohannes Wejer chiamò Principessa dei Succubi, discendeva dal babilonese Lilitu, noto vampiro”. Il Jones, che peraltro vede nel vampiro il simbolo di desideri sessuali incestuosi rimossi, dice anche che il nome Lilitu discende da “Lulti” che significa lascivia, e non dalla parola ebraica Laylah che vuol dire notte. Si è trovata una parentela di Lilith con Alp e Mara, due spiriti malvagi che succhiano il sangue con rituali sessuali. Era assolutamente importante evitare il contatto corporeo e per questo non sempre bastava la personale astuzia della vittima – che raramente poteva salvarsi – ma occorrevano complicati rituali di scongiuri, formule apotropaiche, preghiere e invocazioni. La liturgia sumero–accadica e anche quella babilonese–assira, accoglie molte preghiere e rituali dove l’importanza di Lilith quale demone malvagio è sempre sottolineata. Nei testi che ci sono pervenuti ritroviamo sempre citato il suo nome fra i principali spiriti del male dai quali occorreva difendersi. C’è una suilla sumerica, cioè una cosiddetta preghiera a “mano alzata”, rivolta al dio Marduk, uno dei più importanti dèi solari dalla sapienza infallibile, astro sorto dall’abisso delle acque per illuminare il mondo e recare agli uomini i decreti della saggezza eterna. Marduk aveva in particolare il sommo potere di tenere lontani i demoni dagli uomini e di guarir con ogni mezzo le loro infermità; le invocazioni tenevano sempre presenti i pericoli che provenivano dalle minacce notturne di Lilith. Riportiamo il testo integrale della preghiera che ha struttura di inno, perché nella sua completezza è possibile farsi un’idea della potenza di Marduk nello scontro con i demoni: “(Scongiuro Gran Signore) del paese, re di tutte le regioni,
Figlio primogenito di Ea), che primeggi in cielo e in terra.
(Marduk), Gran Signore del paese, re di tutte le regioni, … dio degli dèi.
(Primo) in cielo e in terra, che non ha rivali,
che governa le decisioni di Ane e di Enlil.
Il più misericordioso tra gli dèi,
misericordioso, che si compiace di dar vita al morto,
Marduk, re del cielo e della terra;
Re di Babel, re dell’Esagila,
re dell’Ezida, re dell’Emathila.
Il cielo e la terra ti appartengono,
le plaghe tutte del cielo ti appartengono.
Lo scongiuro che (garantisce) la vita ti appartiene,
la saliva di vita ti appartiene,
la formula magica dell’Apsu ti appartiene.
I viventi, la turba dei capi neri,
gli animali, quanti se ne conoscono per nome e vivono sulla terra,
le quattro regioni tutte intere,
gli Igigi dell’universo celeste e terrestre quanti sono,
tendono l’orecchio a te.
Tu sei il loro dio,
tu sei il loro genio protettore,
tu sei che li sostieni in vita,
tu sei il loro benefattore.
Misericordioso fra tutti gli dèi,
misericordioso, che si compiace di dar vita al morto.
Ho invocato il tuo nome, dichiarato la tua grandezza,
e vanterò l’invocazione del tuo nome (tra quella) degli dèi,
celebrerò la tua lode.
Quanto al malato, il suo male se ne esca!
Namtar, Asakku, Samana,
Spirito cattivo, Alû cattivo, spettro cattivo,
Gallû cattivo, dio cattivo, Rabisu cattivo,
Lamastu Labasu Abbazu,
Lilû, Lilitu, serva di Lilitu,
Namtar cattivo,
Asakku maligno, malattia maligna,
fatture cattive, sporcizia, affezione della pelle;
( … ) febbre, itterizia, faccia cattiva, lingua cattiva”
Nei versi 31 – 36 sono elencati tutti i più grossi spiriti maligni — gli utukkû limnutu — fra i quali Lilû e Lilitu, che senza dubbio è riferibile a Lilith. La dizione “serva di Lilitu”, secondo il nostro parere, voleva probabilmente indicare la prostituta, la meretrice, o genericamente la donna che potesse in qualche modo essere in odore di malvagità demoniaca. Le serve di Lilith erano sicuramente adoratrici di Anath, “madre di tutte le cose” emanazione femminile di Ame; era anche la sovrana delle tenebre, cioè propriamente dell’oltretomba. I rituali erano imperniati sulla valorizzazione delle cose carnali e terrene, opposte al cielo. Molte donne di Caanan erano dedite al meretricio nel segno del demone femminile, ma i loro guadagni venivano offerti al tempio. La pratica fu poi bandita:
“Tra le figlie d’Israele non ci sarà alcuna prostituta sacra…” (Deuter. XXIII, 18).
Lilitu compare fra certi demoni che hanno precise funzioni e cariche distruttive. Vediamone il significato, seguendoli nell’ordine, per capire come la loro opera si intrecciava a quella di Lilû e Lilitu. Namtar, il primo spirito citato nella preghiera, era un utukku della categoria alû, cioè un distruttore. Il Namtar minacciava la vita con la peste e a lui erano affidate le anime dannate. Queste anime prese da Namtar non hanno più nulla di umano, e molto di bestia: teste di leoni, corpi di sciacalli, artigli d’aquile e code di pesce. Tale demone era in connubio con Nergal, il dio “distruttore”. Di questi o di Namtar si conserva nella collezione Le Clerq a Parigi una tavoletta bassorilievo, forse assira dov’è scolpito questo spaventoso demone. Così lo descrive il Bassi:
“ …Un mostro a quattro ali: due, le maggiori, abbassate. Le altre due, distese. Il mostro dal corpo svelto di cui la testa ne è il glande, si drizza sulle zampe posteriori, che sono di uccello di rapina e posa le zampe anteriori feline su l’orlo della tavoletta. La sua testa, della quale non si vede naturalmente che la parte di dietro, sovrasta all’orlo stesso e sporge dall’altro lato. Voltando la tavoletta ci si presenta per prima cosa il muso del mostro pure di carattere felino; le fauci spalancate, come a mandare un cupo ruggito; gli occhi prominenti e minacciosi; dall’insieme spira una ferocia che incute spavento…”.
Il secondo demone nominato nella “suilla” è Asakku, parallelo, nella gerarchia, a Namtar per la custodia dell’Aralu, l’oltretomba. Asakku provocava la “febbre della testa”, cioè la pazzia. Insieme alla peste, la follia generava il più grande spavento e richiedeva molte formule di scongiuro. Talvolta, dice la tradizione di incerta fonte, poteva accadere che un uomo fosse per notti ridotto a succubo di Lilith e, dopo una serie di incubi, la vittima veniva colta da follia, – certo le comuni sindromi psicotiche – e allora la si considerava dominata da Asakku, con la “febbre, malattia maligna”. Samana è un demone di incerta significazione, forse è inserito nel gruppo alû, come è specificato nel verso 32. Il Gallû è il gruppo dei demoni guerrieri che, insieme al Rabisu, si scatenavano in aperta campagna, sulle strade, nelle gole oscure delle montagne tendendo imboscate a chi passava per i sentieri. Il primo genere di demone, Gallû, produceva orribili piaghe o mutilazioni alle mani; Il Rabisu invece (a cui appartiene anche una variante di Namtar) era il gruppo di demoni che nelle loro incursioni ustionavano o strappavano la pelle o la infettavano con atroci pestilenze. Lamastu, più che un demone, va considerato un fantasma, insieme a Labasu, lo spettro maligno. Evidentemente essi agivano con la stessa dinamica degli Incubi. Vengono infine citati nella preghiera, nell’ordine consueto in tutti gli inni, Lilû, Lilitu e serva di Lilitu dei quali si è già detto. Non è escluso pensare che i demoni, nella suggestione e nello psichismo popolare, agissero associati. Un alû poteva presentarsi nelle sembianze di Lamastu, quindi assumere la parte di incubo come Lilitu o una prostituta qualsiasi; il connubio con la vittima poteva provocare, agendo Asakku e Namtar, ferite e deliri psichici, quindi la sifilide o altra “affezione della pelle” come dice la preghiera. Se la vittima moriva, era consegnata a Namtar per andare all’inferno. Ancora una preghiera a “mano alzata” a “Samas contro male causato da sortilegi”, reca lo scongiuro contro Lilith nella formula pressoché uguale. La riportiamo nel brano centrale, dal verso 27:
“[…]
La causa dell’oppresso e della derelitta tu giudichi,
risolvi le loro questioni.
Io N. N. figlio di N. N., stanco, mi prostro,
perché per l’ira di dio e di dea un sortilegio mi ha legato:
l’Utukku, il Rabisu, l’Etemmu, Lilû paralisi
convulsioni, raggrinzirsi della carne vertigine,
artrite, insania, mi hanno pesato
e tutti i giorni mi provocano convulsioni”
Qui, l’elenco delle infermità e delle somatizzazioni si fa più ampio e particolareggiato; Lilith provoca fenomeni nervosi di origine chiaramente isterica. In alcuni testi cuneiformi sumeri i cui originali sono al British Museum, si trova nominata Lilith fra gli “spettri di famiglia”. Essa, con altri spettri, poteva attaccare uno o più componenti della famiglia. La preghiera, intitolata proprio “Agli spettri della propria famiglia”, contiene uno scongiuro che mirava ad allontanare lo spettro dall’individuo a cui si era attaccato, offrendogli “offe” di cibo e bevande, ciuffi di capelli e brandelli di vestito dell’individuo, oltre ad un feticcio sostitutivo per ingannare lo spettro. Gilgamesh, Samas, Anunnaki concorrono a tener lontani gli etemmu, gli spettri:
“Scongiuro te, spettro, che non hai nessuno
per seppellirti, curarsi di te;
di cui nessuno conosce il nome,
ma lo conosce Samas che governa,
sia maschio, che come maschio,
sia femmina, che come maschio (si comporta).
Davanti a Samas, gli Anunnaki,
allo spettro di mia famiglia,
hai ricevuto un dono,
sei stato favorito con un regalo…
Ora ascolta ciò che ti dico!
Sia uno spirito cattivo, o un cattivo Alû, o uno spettro cattivo,
sia Lamastu, o Labasu, Ahhazu, Lilû, Lilitu la serva di Lilû;
o “Qualsiasi maligno”, che non ha nome,
che s’è
impossessato (di me, mi travaglia)
è legato al mio corpo, alle mie carni
alle mie fibre, non se ne stacca…”.
Probabilmente in questo esempio si può immaginare che Lilith rappresentasse simbolicamente una situazione affettiva disdicevole in una famiglia, oppure veniva colpita l’abitudine di un congiunto di frequentare le prostitute. Nel caso che un uomo avesse una amante, si pensava subito ad un colpo di Lilith come “spettro di famiglia”. È interessante, ancora, vedere che Lilith veniva considerata un demone maligno capace di generare malattie. Nella concezione mesopotamica, infatti, le malattie erano spesso accettate come effetto di infestazione di spiriti maligni che sciamavano su ordine di qualche divinità offesa con azioni volontarie o casuali, oppure per intrighi di maghi e stregoni. Per guarire, si doveva riconciliare il dio offeso, oppure scioglierele le “malie” e i sortilegi. Nella preghiera a un dio solare Nusku protettore, lo scongiuratone operava con ingredienti rituali composti di sale, olio, alcali, recitando la preghiera di cui citiamo una parte:
“Scongiuro. Nusku, re della notte che rischiari le tenebre,
ti fai avanti nella notte e scruti gli uomini;
senza di te non s’apparecchia la mensa nell’Ekur.
Il Sedu, lo “Spione”, Rete captante il Demone cattivo,
il Gallû, il Rabisu, dio cattivo, lo Spettro (Utukku), il Lilû;
la Lilitu si nascondano in luogo segreto.
Davanti alla tua luce fa che esca il “portatore di sfortuna”,
scaccia lo spettro, raggiungi il male,
Sulak, che s’aggira nella notte, il cui tocco è morte”;
qui la fantasia si è sbrigliata a elencare tutti i demoni e l’intento è quello di sloggiare al più presto il portatore di sfortuna, mentre è auspicato che il demone femminile si nasconda alla vista.
Possiamo immaginare che l’azione dei demoni fosse improvvisa, massiccia e opprimente; Lilith, in combutta con gli altri, assale un uomo e lo ghermisce. Ecco uno scongiuro dove ci rendiamo conto della penetrazione di un demone in un corpo. Questa preghiera è forse una delle più appariscenti e drammatiche, ma ne riportiamo soltanto i versi significativi, rimandando il lettore al testo. Qui la femmina pericolosa è nominata nella consueta triade. Ha colpito un uomo e:
“[… ]
Ha preso il cuore, il capo, il collo, la faccia,
ha preso i miei occhi, che ci vedevano,
ha preso i miei piedi, che marciavano,
ha preso le mie ginocchia, che si muovevano,
ha preso le mie braccia, che erano attive.
[…]
A un morto mi hanno consegnato,
mi hanno fatto vedere (tempi) difficili.
L’Utukku cattivo, l’Alû cattivo, o l’Etemmu cattivo,
il Gallû cattivo o il dio cattivo, o il Rabisu cattivo;
Lamastu o Lamasu, o l’Ahhazu
Lilû, o Lilitu o la serva di Lilû;
ovvero la febbre montana,
malcaduco, genia di Sulpacea,
oppure anta – sub – ha, “dio cattivo”
oppure “mano di dio”, “mano di dea”
ovvero “mano di spettro”, “mano di Utukku”,
ovvero “mano di uomo” ovvero Lamastu
[… ]
o qualsiasi male che non ha nome
o qualsiasi stregoneria di uomini
che mi ha preso, notte e giorno mi travaglia,
distrugge le mie carni, tutto il giorno mi stringe
tutta la notte non mi lascia”.
In un altro documento troviamo una grande preghiera a Išhtar, dove sono elencati molti mali, particolarmente psichici, e ove Lilith
appare citata in una versione insolita:
In questo giorno ho sacrificato
una capretta, ne ho estratto la pelle, ogni male,
ogni cosa non buona: Lilû, Lilitu,
la serva di Lilû, stregonerie, sputo (magico),
sporcizia, maneggi cattivi, s’allontani
dal tuo cospetto, si faccia lungi.
Lui possa vivere, al suo corpo, procura salute”.
Per quante variazioni compaiano, il tema di fondo rimane inalterato: la malattia, il malocchio, la sporcizia, il dolore e il bisogno di allontanare i demoni maligni da se stessi o la propria casa. Siamo intorno al 630 a.C. e il rituale cambia di poco, rispetto alle formule anticoaccadiche e protosumere. Per concludere questa ricognizione, soffermiamoci un momento sul rituale assiro Bit–Rimki che comprende il ciclo di preghiere di Ki–utu–Kam, dedicate al benefico dio Samas con l’intenzione di ottenere scongiuri per malattia o altri inconvenienti che potevano colpire in particolare il re o i dignitari. Queste preghiere furono certo redatte in Ninive durante il regno di Assurbanipal. Il rito era praticato soltanto in occasione di gravi pericoli e le preghiere Ki–utu–Kam erano recitate dall’officiante con la stessa gestualità della “mano alzata”. Il re stesso la recitava passando attraverso una serie di case e compiendo abluzioni varie con azioni di magia bianca su determinate figurine di terracotta per operare il transfert. Nei versi che riportiamo, ancora una volta è possibile ritrovare tutta la tensione drammatica dello scongiuro e l’impegno psichico dell’officiante. Le figurazioni dei malanni sono così plastiche, da commentarsi da sé; e anche qui Lilith, nella redazione Lilû, è vista come un demone che sceglie, colpisce e paralizza l’uomo, in violenta alleanza con gli altri diavoli del repertorio. Notiamo che in questa preghiera non sono nominate malattie, bensì vengono citate le azioni fisiche dei demoni sui corpi dei malcapitati ed è impressionante perché sembra di assistere ad una vera lotta libera, al corpo a corpo. Ma tutto è reso con estrema plasticità e immediatezza perché probabilmente si doveva – per scopi liturgici – far sentire come erano pericolosi gli attacchi e le possessioni dei demoni. Citiamo la parte centrale della preghiera:
Samas, esperto, eccelso, consigliere di te stesso, tu sei;
Samas, capitano eccelso, giudice del cielo e della terra, tu sei.
Quanto è nel cuore e la gente non dice,
te lo comunica lo “spirito” di tutti gli uomini.
Il maligno tu fai presto ad
abbatterlo discernendo diritto e giustizia;
Chi ha sofferto ingiustizia, chi ha subito violenza,
chi inconsciamente ha bestemmiato,
chi alla cieca ha fatto opposizione;
l’uomo che Namtar ha afferrato, l’uomo che un Asakku ha acciuffato
l’uomo contro il quale un Atakku cattivo s’è scagliato,
l’uomo che un Alû cattivo nel suo letto ha sopraffatto,
l’uomo che un Etemmu cattivo nella notte ha gettato a terra,
l’uomo che un Gallû grande ha ammazzato,
l’uomo a cui un dio cattivo ha piegato le membra,
l’uomo a cui un Rabisu cattivo ha fatto drizzare i capelli,
l’uomo che il Lamastu ha afferrato,
l’uomo che il Labasu ha rovesciato a terra,
l’uomo che l’Ahhazu ha colpito di febbre,
l’uomo che la serva di Lilû ha scelto come vittima,
il giovane che la serva di Lilû ha inceppato,
l’uomo che un sogno cattivo ha legato,
l’uomo che un incantesimo ha incatenato,
l’uomo contro cui una bocca cattiva ha imprecato,
l’uomo che una lingua cattiva ha maledetto,
l’uomo che un occhio cattivo ha guardato con ira,
l’uomo che incantesimo ha immobilizzato,
l’uomo che uno stregone ha buttato per terra…
Samas, la vita di tutti costoro è in tua mano!
Le loro querele tu le riduci all’unico senso
[…]”
Più o meno per tutto il decorso della civiltà neo–assira con Assurbanipal, la caduta di Ninive nel 612 a.C. eppoi nella fase dell’impero neo-babilonese con Nabucodonosor II, fino alla dominazione persiana, rimangono ancor vive tracce dei rituali sumerici e accadici, dove si conservano alcune usanze e formule riguardanti gli scongiuri verso Lilith. Dopo questa fase, probabilmente l’archetipo del femminile ribelle subisce una ulteriore elaborazione passando nel folclore e nel ritualismo egiziano e greco, perdendo in parte il carattere di irrazionale figurazione di un terrore magico, animico, pervaso di cariche apotropaiche che ne facevano un’espressione ctonia naturale. Più tardi invece, Lilith si struttura come archetipo e simbolo dei divieti posti sul desiderio e su di esso vanno ad aggregarsi tutte le influenze cultuali religiose e psicologiche trasformandola in vero tabù.
Riteniamo che questo passaggio, sul piano della rappresentazione simbolica, veda la trasformazione di Lilith da demone terrestre a figurazione astrale incentrata nella Luna. Nel concetto di Grande Madre entra anche Lilith. La proiezione del mitologema avviene questa volta nel cielo ed è nella Luna che il femminile trova, d’ora in avanti, il contesto psicologico di una cosmogonia interna–esterna dove il sincronismo dell’astrolatria eppoi dell’astrologia, ha la sua funzione preminente. Lilith in un certo senso, subisce una scissione: da un lato permane come spirito maligno terrestre evolvendo nel simbolo della strega, dall’altro lato diventa una divinità astrale legata alla Luna, dando così corpo all’immagine della Luna Nera. Seguiamo quindi la storia di Lilith nei due versanti parallelamente, ma teniamo presente il processo evolutivo. Le più lontane popolazioni non avevano la minima percezione del mondo interiore soggettivo e psicologico; l’uomo dell’epoca di Ur, per fare un esempio storico, aveva soltanto nozione della realtà concreta ben divisa dal mondo infero, il regno degli spiriti. La vita soggettiva era ancora del tutto inconscia. Il mito aveva incorporato Lilith, sicuramente dandole una forma cristallizzata in ben precise immagini antropomorfizzate (si pensi alla “serva di Lilû” che era certo la prostituta, per antonomasia). I diavoli venivano vissuti come esseri viventi ed erano rivestiti di attributi umani e anche erano le concretizzazioni di cose che accadevano agli esseri viventi. Sappiamo ora che queste attribuzioni, le figurazioni, le personificazioni erano solo un termine della corrispondenza psicologica che si realizzava fra soggetto e oggetto internalizzato. Così, i miti che crescono intorno ad un fenomeno naturale, rappresentano la percezione di ma verità esclusivamente soggettiva che viene proiettata nell’ambiente esterno oppure addirittura percepita come esistente nell’ambiente stesso. Gli antichi non sapevano questo né conoscevano i meccanismi della proiezione psicologica: si limitavano a vivere quanto sentivano e vedevano, ma nella corrispondenza, nel rapporto fra uomo e demone, fra uomo e deità, fra uomo ed evento, si realizzava sempre un transfert grazie al processo di simbolizzazione prevalentemente concretizzato. Così nel grande passaggio dalla concezione della Luna come dio maschile a quella dove la Luna diventa finalmente l’archetipo e l’“oggetto” del principio femminile e della Grande Madre, si verifica anche tutto uno spostamento del mitologema legato a Lilith. Seguendo attentamente l’evoluzione dei miti lunari, noi ci ritroviamo ancora in presenza di una androginia che si divide. Il lunare Sin, che noi abbiamo visto invocare negli scongiuri contro i demoni nella liturgia babilonese, viene a poco a poco soppiantato da Išhtar, la grande dea lunare, femmina, descritta volta a volta come Madre o Figlia della Luna. Sarà la corrispondente della Iside egiziana. Poi sorgeranno Shamas e Ra, gli dèi solari maschili, per completare la netta separazione. Quando la Luna diventa oggetto della proiezione collettiva dell’immaginazione inconscia del femminile, allora Lilith esce dalla demonologia per assumere caratteri ierofanici. La Lilith egiziana e greca viene proiettata nella Luna.

Tratto da Sicuteri Roberto, Lilith, la Luna Nera (Astrolabio-Ubaldini).

Ad Majorem Lilith Gloriæ – 22/11/2017

“[…] Un’altra interpretazione dice che nella mistica ebraica, Lilith era la Luna originaria, radiante la sua luce, che si rifiutò di cedere al Sole; per questo motivo fu condannata a riflettere meramente la luce del Sole. […] L’aspetto lunare di Lilith pertiene alla Qlifah Gamaliel, della quale è la Regina. Lilith, infatti, è intesa sia quale Qlifah che Demonessa; come Qlifah, è la natura oscura e selvaggia, il lato oscuro del piano materiale, che apre cancelli sull’Altro Lato cioè sull’Albero della Conoscenza (Sitra Ahra, significa Altro Lato) e corrisponde a ciò che è selvaggio e carnale. Come Demonessa, regna su Gamaliel, che corrisponde al lato oscuro della Luna e alle regioni proibite del piano dei sogni. Lilith è chiamata anche “l’anima degli animali selvaggi” (Sefer ha–Zohar, 1– 34a) ed è anche la Madre Terra nei suoi aspetti più violenti: è quella parte dell’esistenza fisica dell’uomo che non può essere controllata, e che è quindi dall’uomo negata e repressa, creando una struttura nella quale questa forza selvaggia non può entrare. Questa forza riesce però comunque a infiltrare le nostre sovrastrutture, distruggendo il tentativo di creare un paradiso terrestre pacifico: Lilith non giacerà sotto. Questa può essere vista come una allegoria della Madre Terra che non permetterà di essere sfruttata; essa può aprire il suo grembo in qualsiasi momento e inghiottire i monumenti fallici dell’uomo. […] Quale Madre dei Demoni è in Lilith che l’iniziato deve cercare le altre Qlifoth; è verso di lei che il pentagramma magico dell’oscurità punta. Il grembo di Lilith è il cancello per il Mondo Infero e per le sfere delle Qlifoth. È dal suo grembo che l’iniziato evoca i demoni delle Qlifoth, esso è la tomba in cui l’adepto oscuro entra di sua volontà, nel regno ctonio, in un viaggio iniziatico verso la rinascita. […] Trovare la Qlifah Lilith è la prima difficoltà del sentiero Qlifotico. Lilith è l’antitesi del nostro mondo, Malkuth e questo significa che essa esiste nel mezzo del nostro mondo, ma in aspetti dei quali l’uomo non è usualmente cosciente. in compensazione all’ormai perduta Daath–Lilith, Adamo riceve una nuova donna, Eva, e la Sefirah Malkuth sostituisce Daath come Figlia. Malkuth è il principio che permette la creazione del mondo materiale e la sua esistenza continuata attraverso il concepimento terreno. All’interno di Eva–Malkuth, però, si annida Lilith, suo alter–ego oscuro che aspetta di emergere; nel Tantrismo questo corrisponde a Maya e alla Shakti, due lati dello stesso principio. Maya mantiene e riproduce il livello delle illusioni, delle dualità e della materia, e allo stesso tempo ella è Shakti, la forza rettile primordiale che quando sorge può distruggere le illusioni e il livello materiale. Attraverso la sua caduta, Lilith permette la creazione di Eva–Malkuth, ma si nasconde nell’abisso e nella “Qlifah” di Malkuth”. […] Attraverso un’esplorazione dei principi di cui consiste il mondo normale, andando oltre e contro di essi, si può trovare la Qlifah Lilith. […] La Qlifah Lilith è governata da una demonessa chiamata Naamah, considerata la figlia o la sorella minore di Lilith. Quando il mago vuole canalizzare la forza della Qlifah, si invoca Naamah. Questa forza è usata principalmente nel corso di rituali legati al controllo e all’influenza sul piano materiale. […] Lilith è il lato oscuro della Shekinah e corrisponde alla Sophia degli gnostici e alla Shakti tantrica. La Shekinah, la Sophia e la Shakti sono la saggezza e la forze nascoste nel piano materiale: quando si risveglia, questa dea oscura e nascosta può portare l’uomo al livello divino. Nei miti, questa Dea è paragonata a un serpente e corrisponde alla terribile forza primordiale che esisteva all’inizio del tempo, prima che gli dei maschili della luce creassero il mondo. Lei è Leviathan e Tiamat, il Caos antico che esisteva prima della creazione del cosmo. Nella tradizione tantrica, Lilith appare nella forma della Dea Kali, la forza rossa e selvaggia che danza in estasi e che con una mano distrugge e l’altra crea, colei che è allo stesso tempo il veleno che intorpidisce e la saggezza che risveglia. Kali corrisponde al vulcano latente che riposa nell’uomo ed è chiamato Kundalini, spesso rappresentato come un serpente o un drago. Nella terminologia tantrica, Lilith corrisponde al lato opposto o interno del Muladhara Chakra, la zona energetica ubicata tra l’ano e i genitali, dove riposa il drago dormiente (la Kundalini). Un modo per contattare Lilith è di meditare sul Muladhara Chakra, che è rappresentato come un loto rosso; l’iniziato dovrebbe, in questo caso, meditare sulla parte posteriore del loto: qui può infatti essere trovata la caverna in cui il Drago riposa prima del suo risveglio. […] L’influenza di Lilith si estende alla Qlifah successiva (Gamaliel), dove assume una forma più personificata come Demonessa Sovrana. […] Gamaliel è l’ombra dell’anima mundi, è la sfera dei sogni e il lato oscuro della Sefirah Yesod. Questa è soprattutto la sfera della sessualità proibita: Adamo ed Eva rappresentano la sessualità come dovere, il cui scopo è la riproduzione; Lilith e i suoi amanti demonici corrispondono a una sessualità iniziatica nella quale la forza dell’Eros è usata per raggiungere stati di coscienza superiori. Entrare in Gamaliel significa diventare pienamente cosciente dei meccanismi della sessualità e quindi porre fine alla sua schiavitù da istinti nascosti. È l’origine della lussuria ad essere rivelata su questa Qlifah; l’iniziato qui raggiunge una comprensione delle strutture degli istinti primordiali e apprende come usare la sessualità per progredire magicamente (magia sexualis). […] Sia la Sefirah Yesod che la Qlifah Gamaliel appartengono alla sfera astrale. Tutti lasciano il proprio corpo la notte, durante il sonno; queste esperienze fanno parte dei sogni profondi, che generalmente vengono dimenticati. È di grande importanza ricordare questi sogni, essere capace di controllarli e raggiungere consciamente il piano astrale. L’Adepto tenta di viaggiare attraverso le sfere astrali ordinarie, rappresentate da Yesod, per raggiungere le più profonde e oscure regioni, che appartengono a Gamaliel. […] Yesod corrisponde alla Luna, Gamaliel al suo lato oscuro, spesso messo in relazione alle streghe e alla loro arte. […]” Il culto stregonico, secondo Karlsson, “[…] era una religione sessuale, connotata da elementi orgiastici; il sangue costituiva una parte essenziale di questo culto a causa delle fasi della lunae della loro corrispondenza al ciclo mestruale (in proposito illuminante lo studio di Mary Esther Harding, I Misteri della Donna, ed. Astrolabio – Ubaldini); il sangue mensile è segno di vita e di fertilità e della loro costante relazione alla morte. Il mestruo è un segno della vita che viene persa nel sangue; Eva rappresenta la fase fertile, mentre Lilith rappresenta le mestruazioni. La luna rappresenta sia la morte che la sessualità e le entità associate a questa sfera hanno elementi pertinenti sia alla sessualità che al sangue. […] Gli dèi dei culti stregonici sono tutte divinità falliche, spesso cornute (le corna per gli antichi erano simbolo di virilità) o in forma di capro. Tra le divinità femminili abbiamo soprattutto dee della Lune Nera, come la greca Hekate, o dee che rappresentano l’erotismo e la magia, come Freya, ma anche dee della morte come Persefone e l’antica Dea nordica Hel. In Gamaliel vi sono anche esseri vampirici, caratterizzati dalla combinazione di vita, morte, sangue e sessualità, insieme alle altre entità di tutti i miti che combinano Eros e Thanatos […]”.

Si dice che Satana abbia cinque mogli e che Lilith sia la sua favorita; è la protettrice delle donne e dei loro diritti. La Sua evocazione è sconsigliata ed Essa sceglie, di fatto,di manifestarsi a chi ritiene degno della Sua Grazia. Il periodo a Lei sacro inizia il 22 di novembre e giunge fino allo Yule, 21 dicembre.

Vorrei completare il post con la bella descrizione che Roberto Sicuteri fa del bassorilievo conservato al Louvre – e posto in apertura di questo post – nel suo Lilith, la Luna Nera, Astrolabio, 1981.

“Lilith appare già all’epoca sumera rappresentata in un bassorilievo che troviamo riprodotto nel testo di E. Neumann (La Grande Madre, Astrolabio, 1986). Si tratta di una figura ibrida disposta in piedi, frontalmente, tiene le braccia aperte. Flessi i gomiti verso i fianchi, in atto orante, le mani aperte, dita unite. Il volto ha un’evidente conformazione rotonda, ben delineati occhi grandi e naso regolare. La bocca è atteggiata ad un vago sorriso, con un fremito imperativo, di sfida sensuale; tutta l’espressione fa presagire la modalità plastica greca arcaica: impenetrabile, severa, potente e ineffabile. L’acconciatura dei capelli è impressionante, secondo lo schema mesopotamico o protoassiro: dalla nuca partono quattro serpenti sovrapposti a formare un cono, ove le teste drizzate con evidente posizione fallica, convergono a mo’ di scriminatura. La simbolica ricorda la Kundalini emergente nella realizzazione totale, nonché le figure gorgonidi. Dalle spalle di Lilith scendono, schiuse e divaricate, due ali nettamente scolpite. L’energia umana sembra concentrata proprio nelle spalle e nel petto, dove i seni si protendono ampi e molto rotondi con evidente, fosca funzione seduttiva. Assieme al volto, sono questi i tratti che conferiscono alla figura una notevole qualità lunare. Il corpo è robusto, molto femminile sino all’ampio bacino e al pube. Le gambe, a mano a mano che si assottigliano verso i ginocchi perdono la plasticità femminile e si fanno animalesche, potenti; anziché piedi, ci sono orrendi poderosi artigli di avvoltoio con unghioli che spuntano dalle spaventose dita rugose. I malleoli tozzi e legnosi fanno pensare alle terminazioni rugose della cute di elefanti e rinoceronti La disposizione degli artigli è simmetrica, spiovente. con un accento di dominio; tutta l’energia possente sembra affluire e scaricarsi sulle bestiali zampe che posano sul corpo di una belva bicefala, pare una leonessa, accovacciata. Nelle mani, Lilith tiene due pentacoli che ricordano vagamente i due segni geroglifici della Bilancia, scettri di potenza, iniziazione e giustizia. Ai lati, in basso, un poco sovrastanti la belva a due teste, sono disposti due orribili volatili, scolpiti alla maniera protoassira, la cui testa ricorda l’aquila o la civetta o i felini egizi; sono in posizione frontale, immobili, le zampe unite, rigide, in tutto simili a quelle di Lilith. Sono bestie vigilanti che conchiudono la rappresentazione. La scultura è inscritta in un triangolo equilatero, i cui vertici inferiori sono la testa delle due belve e il vertice superiore è nella testa di Lilith; la scansione geometrica si fonde con quella numerica, dove abbiamo i numeri – a iniziare dalla base verso l’alto – 4, 2, 3, 1. espressi dalla composizione dei corpi e delle teste; Lilith rappresenta l’Uno assoluto che domina su 2 belve grandi e 2 piccole, e per due volte si forma il 3. Pensiamo che non sia casuale, questo ordine, ma bensì esprima un significato cabalistico. Tutta la figurazione del bassorilievo è carica di energia aggressiva concentrata e vibrante nella staticità veramente agghiacciante. L’espressione di Lilith sostenuta da quella dei musi bestiali, è demoniaca, infera. Questa scultura dunque è già una allegorizzazione.”

Ad Majorem Lilith Gloriæ; e… per chiudere vorrei invitarvi a dare un’occhiata all’etimologia della parola inglese Lullaby, Ninna-Nanna… La radice è il semitico “Lyl”. La stessa del Grande Nome di Lilith.

Tratto da Thomas Karlssonn, La Kabala e la Magia Goetica , Atanòr, 2005.

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