L’Ultimo Giorno

Anticamente non c’erano libri: esisteva una classe di sacerdoti, chiamati Bardi, che imparavano a memoria racconti di una lunghezza inimmaginabile. Questi racconti erano ben diversi dalle storie odierne, che spesso non hanno ne capo ne coda […] erano racconti che rapivano chi li ascoltava, intrecciando realtà e sogno
Nella notte di Ognissanti una strega sceglie di partecipare di una stilla del proprio sapere una donna solitaria, sedutosi su una panchina coll’inconsapevole disegno di ritessere i fili del proprio destino. Che cerca la donna solitaria? Che cerca e che narra la strega? Chi sono queste due donne?
A raccontarcelo è Anna Bellon, giovane scrittrice di professione avvocato, autrice del bel libro L’Ultimo Giorno, Tipheret edizioni, 2017.
E qui ci si dovrebbe fermare un attimo… Io che leggo un romanzo? È fin troppo nota la mia pigrizia in fatto di romanzi… Ebbene questo l’ho letto ben tre volte! Ma andiamo per ordine.

La narrazione nella narrazione, sapientemente distillata per bocca della misteriosa strega, si avvia raccontando del tetro anfratto di un soffitta, satura di ricordi, mirabolante come un colorato e caotico caleidoscopio; questa racchiude le storie di molte esistenze. Ognuno degli oggetti conta una propria memoria, un aureo racconto temporaneo dipinto d’amore poi sacrificato all’oblio. Per ognuno di essi vi è periodicamente un destino infido e impietoso… Solo la dolce bambola risveglia la propria coscienza e si avvede dell’enorme potenziale che il mondo di fuori le offre. Ed ecco che il miracolo accade.
Regista dell’intera vicenda, lo ho detto poco sopra, è Anna Bellon che, con sapiente maestria, riesce ad attingere alla memoria akashica della “bambola” e a rendere conto di ogni sua esperienza di vita. Di seguito il background si fa cupo, racconta un caotico momento incardinato sull’ordine costituito, a tratti gerarchico e freddo, di un orfanotrofio. La bambola riprende memoria dei giorni passati sfogliando un diario, anch’esso recuperato in soffitta, e che risveglia lampi di un passato brutale, un passato da dimenticare. Ma il passato, ahimè, è la chiave di volta per fortificare il presente e (ri)costruire il futuro. E a tale regola non può fuggire nemmeno la vita della bambola.
Si apre così un turbinare di vicende, di personaggi, di segreti, di rivelazioni apparentemente sconnessi ma in verità sapientemente concatenati da un unico filo. E questo filo, etereo e sospeso a tratti quasi sarcastico se non palesemente avverso nei confronti dei protagonisti, è abilmente dischiuso dalle mani dell’Autrice. Ora si sospetta, ora si va per congettura, ora si crede di aver compreso il vero arcano che vincola le figure di questo cammino (perché di un cammino iniziatico tratta questo romanzo). Mai e poi mai Anna si lascia sorprendere, piuttosto lei stessa riesce con abilità a lasciare senza parole il lettore!
Sullo sfondo di un’atemporale Venezia dipinta di mistero sogghignano le Moire nel loro eterno tessere i destini di tutti. Eterne, scolpite sulla pietra, osservano da generazioni il fluire delle maree umane decidendo e intrecciando, riscrivendo storie, rimescolando carte…
Lo scritto si può scindere in due parti ben precise, biografica la prima e dichiaratamente iniziatica la seconda. A ben vedere, tuttavia, i due “poli” non sono altro che specchio l’uno dell’altro. E questo lo si comprende addentrandosi nel dedalo di storie che compongono il romanzo.
Non voglio dire molto però, perché non mi piace guastare la sorpresa a quelli che sceglieranno di leggerlo, mi piace piuttosto segnalare come uno dei punti di forza de L’Ultimo Giorno sia la caratterizzazione dei singoli personaggi. Ognuno di essi ha una propria storia che non appare meramente costruita in funzione della vicenda principale. No, signori, ognuna di queste storie vibra e brilla di un fuoco proprio, ognuno dei personaggi del Cammino Iniziatico de L’Ultimo Giorno ha sue peculiarità, è tracciato con l’accortezza di chi sa osservare il mondo e ha l’immenso dono di saper trascrivere le emozioni e i sentimenti.
Ma anche in questo caso Anna si rivela abile narratrice! Iniziata al lavoro delle stesse Moire…
Quando, infatti, si è preso confidenza coi singoli, si sono codificati e compresi i ruoli, si è cercato di indovinare quale sarà il finale… Anna ribalta ogni certezza e riscrive la storia fondendo il destino dei singoli in un unico filo conduttore di grande effetto. E in quel momento rivela la natura iniziatica del romanzo: il luogo in primis, Venezia, protagonista del nostro Rinascimento, via del commercio con l’Oriente, fucina di cabalisti, maghi ed… Alchimisti! E poi ancora la vocazione al cammino del Sapere dei singoli protagonisti, cammino iniziatico ovviamente, e pertanto non manchevole di enormi successi come di difficili insegnamenti e di pesanti perdite. Infine gli amori, le gioie, il peccato, la semplice voglia di cingere in un abbraccio liberatorio chiunque ci appaia come naturale completamento della nostra natura.
Si discende agli inferi man mano che si procede nella lettura, ma a beneficio della nostra crescita perché alfine usciremmo anche noi a riveder le stelle.
L’Opera di Anna Bellon acquista in questi ultimi capitoli il valore di un vero e proprio insegnamento. Sta al lettore codificare i segni che l’Autrice, da vera esperta di dottrine esoteriche, occulta tra le righe. Non più romanzo, L’Ultimo Giorno diviene quindi un vademecum spirituale preposto a guidare quanti si sentano smarriti durante gli inevitabili momenti di solitudine e afflizione che una Via così lunga e complessa talvolta riserva. Dietro ad ogni frase però c’è sempre lei, Anna, pacata e imparziale osservatrice del microcosmo che lei stessa ha creato, e sempre rammenta che una via di uscita da ogni inferno è possibile.
Mi ha commosso il finale. Nel momento del trionfo, dopo anni di fatiche e di ricerca, la protagonista (o i protagonisti) sceglie l’impensabile trasmutando se stessa e abbandonandosi al gioco del Destino. E solo allora, solo nel momento dell’abbandono, sceglie di ricordare…
Ho già fatto troppo spoiler intorno all’Opera di Anna e spero che lei voglia perdonarmi…
Il romanzo, avrete capito, ha più livelli di lettura. Per questo una volta finito di leggerlo ho iniziato, vuoi perché affascinato dal modo di scrivere di Anna, vuoi per riannodare io stesso alcuni fili, a sfogliarlo e rileggerlo pian piano. Rilettura che è andata poi in porto ed è stata seguita da una terza (!) mirata a decifrare ancora più a fondo i simboli che l’Autrice ha disseminato lungo il cammino.
Parla Anna, e fa parlare il tempo, ed è questo un altro suo grande segreto. Il tempo è unico padrone di se stesso e come tale può dilatarsi e restringersi a proprio capriccio evitando di essere verboso quando non richiesto e dosando sapientemente ogni frammento di Sapienza.
Ma chi è alfine questa Sapienza personificata? Figura amorfa  al nostro vedere mortale, poiché oltre ciò che lei stessa vuol farci sapere (o ricordare?) niente altro si sa. Anna lo rivela, e lo fa con classe e delicatezza, come si conviene ad un tale Potere, facendo convogliare l’intreccio delle singole vicende nelle parole della misteriosa strega e nel quieto prendere coscienza dell’altrettanto misteriosa donna solitaria.
E in quel momento si comprende l’integrità vibrante di genuina coscienza iniziatica dell’intera Opera.
L’Ultimo Giorno è un affresco di Sapere scritto con gentile delicatezza da una grande promessa della scrittura. Invito i miei pochi lettori a leggerlo!
Un’ultima cosa… Non si creda che Anna abbia orchestrato il ruolo di saggia indagatrice del Sentiero della Sapienza solo per guadagnare lettori. Sono stato ospite di questa donna straordinaria e del suo altrettanto straordinario compagno Laros. La genuinità, la gentilezza e la sincerità di Anna non sono finzione architettata in virtù del ruolo di scrittrice. Sono sincere ed autentiche. Ma non lo confesserà mai, è troppo addentro alla Via per perdersi in queste cose… Dovete sapere che mi capita a volte di confrontarmi con Anna e lei ha una particolarità: ogni volta che abbiamo parlato lei ha sempre detto, o scritto, o menzionato un concetto o una parola o una frase di quelle che ti spingono a profonde riflessioni, di quelle che ti crescono, che ti fanno prendere coscienza del potenziale atto a salire quel piccolo gradino in più. Di quelle cose che ti cambiano pian piano l’esistenza. Perché lo fa? Perché è una mente fervida innamorata del sapere e votata a tramandarlo ai più. Semplice, genuina, straordinaria vocazione alla crescita personale e alla condivisione. Anna è così. Generosa e limpida. E come ogni grande Iniziato da un confronto con lei c’è solo da imparare.

Anna Bellon è autrice anche del romanzo Il Labirinto degli Specchi (Morellini, 2009, prossimamente lo recensirò) e del saggio Sette Lettere sul Lume dei Filosofi (Tipheret, 2015) nonché coautrice del libro La Via Ermentica (Rebis, 2011).

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2 Comments

  1. Anna B.

    Ricordo ancora la prima volta in cui ci siamo sentiti. Stavo cercando libri su Ishtar e ho trovato il tuo libro, la prima monografia italiana sulla dea. Non l’avevo ancora letto e già mi ero innamorata (figurati dopo, quando ho visto che lavoro immenso era…). Ero in vacanza, il cellulare non prendeva e devo averci messo 40 minuti per fare l’ordine… ma, si sa, quando si vuole una cosa… Poi ho deciso di contattare questo sconosciuto (che poi saresti tu), segretamente sperando che sarebbe diventato un buon amico. E dalle parole che ho letto oggi ho capito che, quel giorno, l’istinto ci aveva visto giusto: a volte capita.
    Grazie.

  2. Come non ricordarsi? Si, è nata una stima ed un’amicizia molto forte a seguito del tuo messaggio. Quando mi hai dato i libri, lo confesso, ero certo che mi avrebbero colpito. Avevo già letto qualcosa di tuo. Ma non si sono limitati a colpire per stile e per intreccio della storia, come ho detto nell’articolo da te c’è sempre da imparare. Ti auguro il meglio per questo tuo romanzo (e aspetto il prossimo!!! ❤) e spero che questo mio piccolo contributo aiuti a far girare ancora di più la tua opera perché merita veramente di essere letta.

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