Méliès, agli albori del fantasy

Strano tipo, strani film… Per un viaggio agli albori del fantasy mi piace ricordare la figura di Georges Méliès (1861-1938) prestigiatore prestato all’allora nascente mondo dei fratelli Lumière, il cinema.
Non voglio scrivere molto in verità perché Méliès è universalmente noto: anche chi non si interessa di cinema ha visto almeno una volta nella vita l’immagine del razzo nell’occhio della Luna tratto dal suo Le Voyage dans la lune del 1902. Inoltre Méliès ha la sua bella pagina wiki dove, oltre alla sua biografia, si racconta di come fu non solo uno dei primi cineasti ma anche un maestro del colore e della sperimentazione, di quelli che oggi chiameremo effetti speciali.
C’è però un aspetto che mi spinge a parlarne. Méliès fu anche uno dei primi a sceneggiare e dirigere (tra le tante cose che gli si attribuiscono nel campo del cinema c’è pure il concetto di regia) quelli che oggi chiameremo film horror o fantasy! L’horror di Méliès oggi fa sorridere: è teatrale, a tratti grottesco, comico, datato… Ma è questo suo essere datato che lo rende unicamente ricco di fascino. I demoni, i fantasmi, gli scheletri, le bocche infernali messi in scenda dal maestro francese hanno i tratti mefistofelici del Diavolo vittoriano: pennacchi e orpelli dipingono personaggi fiabeschi più che demoniaci, sovente inseriti in scenografie barocche, decisamente “finte” ma proprio per questo ricche delle suggestioni del teatro cinque-settecenteco, quello delle grandi scenografie animate, dei portenti, dei mirabilia, degli automi (che risalivano addirittura a precedenti bizantini!) su cui ha scritto pagine meravigliose l’indimenticato Eugenio Battisti. Incredibilmente suggestive, ad esempio, sono le immagini del cavallo scheletrico di The Merry Frolics Of Satan (1906) o il grande demone di Le Diable au Couvent (1899), o, infine, l’incontro del magista con uno spettro, anch’esso scheletrico, in Le château hanté (1897), ma sono solo alcuni titoli tra i più significativi della vasta produzione di questo maestro del cinema. Talvolta i demoni del Méliès somigliano più ai banditi del nostro XIX secolo piuttosto che ai satanassi dell’inferno, ma anche questo stile, vintage appunto, è la loro incantevole forza. Figure sbiadite sulla pellicola ma dannatamente impresse nella memoria collettiva, loschi figuri dalle fisionomie faustiane, bisnonni dei moderni cattivi (che non si sa mai da che parte stanno veramente) i diavoli e i vampiri del Méliès hanno raccolto e voltato al loro mondo incantato, oltre all’eredità dei teatranti, anche la memoria sperimentale di quello che chiamiamo precinema. Un carosello di piccole grandi invenzioni che partono alle ombre cinesi, passano per la lanterna magica, il teatro ottico il fenachistoscopio, lo stereoscopio, il taumatropio, il kaiserpanorama, e il particolarissimo kinetoscopio inventato dall’illustre Thomas Edison! Per conoscere tutte queste storie, se siete curiosi, potete iniziare da qui. Tuttavia per un amante dell’esoterismo sono le pittoresche figure di villains le maggiori attrazioni dei film di Méliès. Questo vorrei che si notasse nei suoi film, assieme ai primi rudimenti degli effetti speciali ottenuti per colorazione a mano delle pellicole o per sovrapposizione, o spegnimento della telecamere. E, ovviamente, il suo essere erede diretto della tradizione delle macchine da palcoscenico, dei fondali animati, castelli di meraviglie, già lo ho detto, finti e quindi fintamente orripilanti e votati piuttosto a stupire lo spettatore più che a spaventarlo.
Delicatezza e Arte sono le parole che mi vengono in mente guardando questi documenti di un’epoca lontana, piccole gemme nelle quali si fondono teatralità, meraviglioso, orripilante, esoterismo, mistero, fiaba… In una parola gli antenati del Fantasy. Tutti, pur nei loro rudimentali effetti speciali, ricreati e costruiti dalla mano dell’artista che sapeva stupire il pubblico. Alla fin fine, a vedere queste pellicole, pare di indovinare persino che tra il creativo Méliès e il suo pubblico ci sia stata una sorta di complicità… Non dissimile dalla complicità con cui tanti amanti del cinema di oggi attendono le storie horror o fantasy dei loro eroi.

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