Piccola antologia di incantesimi

“Qui non se canta al modo del poeta, che finge, imaginando cose vane” e quando si scrive si deve essere corretti e rigorosi. A maggior ragione se si divulga qualcosa servendosi di lavori altrui (io l’etica ce l’ho…). Per questo motivo avevo fermato la circolazione della rivista telematica proposta mesi fa. Tra il libro, il blog, i testi da tradurre, le mille cose da fare… Confesso che era un dramma rientrare nei tempi. Inoltre la periodicità della rivista rendeva vano il disclaimer del blog che parla di nessuna periodicità di aggiornamento.  Alcune persone si sono rammaricate di questa scelta. Ho pensato quindi di dare di nuovo la possibilità di fruire dei contenuti pubblicati a suo tempo nel numero due, quello che riscosse maggior successo, una piccola storia degli incantesimi. Per i volonterosi in spoiler ho riportato anche le due ampie voci dell’Enciclopedia delle Religioni diretta da Eliade.

Piccola antologia di incantesimi dall’antichità al XX secolo.

Babilonia.

Incantesimo contro l’impotenza. Intreccio insieme un filo di lana rossa e un filo di lana bianca, metto uno specchio e una conocchia nelle mani del paziente. Costui passerà sotto la porta; mentre esce dalla porta io gli prenderò di mano specchio e conocchia e gli darò arco e frecce. Nel fare ciò dirò: “Ecco, io ti ho tolto la femminilità e ti ho conferito la mascolinità! Hai gettato via il comportamento femminile. mostra ora il comportamento maschile!”1

Scongiuro per calmare un bambino. Bimbo, che abitavi nella casa buia, tu sei venuto fuori, hai veduto la luca del sole! Perché ora piangi? Perché gridi? Perché non hai pianto là! Il Dio della casa hai disturbato, il Kusarikku è sveglio: “Chi mi ha disturbato? Chi mi ha svegliato?” Il bimbo ti ha disturbato, il bimbo ti ha impaurito. Così come su un bevitore, così come su un frequentatore di bettole, possa il sonno cadere su di esso. Scongiuro per calmare un bimbo.2

Egitto.

Incantesimo per inviare un sogno. O Venerato, appellati al cielo! Parla alla Duat (l’oltretomba)! Fa’ cessare che Osiri dorma con la testa separata da sé stesso, finché sia fatto venire uno spirito potente che non dorma di notte e incomba sopra a (Nome) nella forma del Dio Grande di cuore e che gli parli dicendo: “Alzati è fa’ (la tale cosa) per la richiesta d’oracolo (del tale) Fa’ tutto quello che desidera! Vieni da me, o spirito Divino che Anubi ha mandato per (intenzione), dicendo: Esegui tutte le domande oracolari che (nome) desidera. Nel caso tu non lo faccia, o nobile Spirito, non sarà permesso alla tua anima di volare in cielo”. Il giorno 25 del quarto mese della stagione Akhet, fino all’alba del giorno 26 (la festa di Sokari), quando si svegliano gli spiriti eccellenti.
Recitare sopra uno sciacallo di argilla pulita, (raffigurato) sdraiato, col corpo impastato di latte e di liquame di sciacallo imbalsamato e con (il disegno dell’occhio) Ugiat sulla zampa. Scrivi le tue formule su un papiro nuovo e mettilo nella bocca dello sciacallo e lascia (la statuina dello) sciacallo sopra una lucerna di bronzo con un manico. Accendila e recitaci sopra le formule di notte, toccando terra coi piedi (cioè senza sandali, toccando direttamente la terra coi piedi).3

Libro dei Morti. Formula perché il defunto non sia morso dal serpente cobra nell’aldilà. O cobra! Io sono la fiamma (uréo) che brilla sulla fronte del Signore dei milioni di anni, lo stendardo delle piante verdi. Tienti lontano da me, perché io sono Mefedet (Dea rappresentata sotto forma di felino, o forse una genetta mangusta, animale nemico dei serpenti).4

India.

Atharvaveda (Per far innamorare un uomo) (VI, 130)
1) Questo è l’amore delle Apsaras, ammaliatrici tra le ammaliatrici. O Déi infondetegli amore: che (nome) arda d’amore per me;
2) Questa è la mia preghiera: che (nome) mi ami. O Déi infondetegli amore: che (nome) arda d’amore per me;
3) Affinché (nome) ami me, ma io mai lui, o Déi infondetegli amore: che (nome) arda d’amore per me;
4) rendetelo pazzo d’amore, o Marut. Rendilo pazzo d’amore o Atmosfera. Rendilo pazzo d’amore tu, o Agni. Che (nome) arda d’amore per me;
(VI, 131)
1) Dalla testa ai piedi ti pervado di desiderio. O Déi infondetegli amore: che (nome) arda d’amore per me;
2) O consenso (Anumati) acconsenti a ciò: o Desiderio, approva la sua sottomissione a me. O Déi infondetegli amore: che (nome) arda d’amore per me;
3) Anche se correrai lontano per tre yojana (circa 9 miglia), per cinque yojana, quanti in un giorno può farne un cavallo, di la tu ritornerai, tu sarai il padre dei nostri figli.
(VI, 132)
1) L’amore che gli Déi riversarono dentro le acque, che divampa insieme col desiderio, questo io accendo in te, per ordine di Varuṇa.
2) L’amore che tutti gli Déi riversarono dentro le acque, che divampa insieme col desiderio, questo io accendo in te, per ordine di Varuṇa.
3) L’amore che Indrāṇī riversò dentro le acque, che divampa insieme col desiderio, questo io accendo in te, per ordine di Varuṇa.
4) L’amore che Indra e Agni riversarono dentro le acque, che divampa insieme col desiderio, questo io accendo in te, per ordine di Varuṇa.
5) L’amore che Mitra e Varuṇa riversarono dentro le acque, che divampa insieme col desiderio, questo io accendo in te, per ordine di Varuṇa.
(VII, 38[37])
1) Ti avvolgo con la mia veste creata da Manu perché tu sia solo mio e tu non ti metta a parlare con le altre donne.

Papiri Magici Greci.

Filtro d’amore miracoloso. Con cera (o argilla) che ti sarai procurato dalla ruota di un vasaio plasma due figure, una maschile e una femminile. Forgia la figura maschile a forma di Ares armato che brandisce con la mano sinistra una spada puntata alla regione sottoclavicolare destra della figura femminile; la donna terrà le braccia dietro la schiena e sarà inginocchiata. Attaccherai il materiale magico alla testa o al collo. Sul capo della statuetta che rappresenta la donna che vuoi sedurre scrivi: ÏSEĒ IAŌ ITHI OUNE BRIDŌ LŌTIŌN NEBOUTOSQUALĒTH, sull’orecchio destro: OUER MĒCHAN, sul sinistro: LIBABA ŌÏMATHOTHO, sulla zona oculare: AMOUNABREŌ, sull’occhio destro: ŌRORMOTHIO, sull’altro: CHOBOUE, sulla clavicola destra: ADETA MEROU, sul braccio destro: ENE PSA ENESGAPH, sull’altro: MELCHIOU MELCHIEDIA, sulle mani: MELCHAMELCHOU AĒL; sul petto scrivi il nome della donna che vuoi sedurre e il nome di sua madre, sul cuore: BALAMIN THŌOUTH, sull’addome: AOBĒS AŌBAR, sugli organi sessuali: BLICHIANEOI OUŌÏA, sulle natiche: PISSADARA, sulla pianta del piede destro: ELŌ, sull’altro: ELŌAIOE. Prendi tredici aghi di ferro e mentre ne conficchi uno nel cervello pronuncia: “Infilzo il tuo cervello, o [nome della donna]”. Infila due aghi nelle orecchie, due negli occhi, uno nella bocca, due negli ipocondri, uno nelle mani, due nei genitali, due nelle piante dei piedi e ogni volta ripeti: “Infilzo questa parte di [nome della donna], perché il suo pensiero non si rivolga a nessun altro, ma solo a me [nome]”. Prendi una lamina di piombo, incidi su di essa la stessa formula, recitala e lega la lamina alle due statuette con un filo di telaio con trecentosessantacinque nodi, pronunciando la formula che conosci: “Afferra, Abrasax”. Al tramonto deponi il tutto presso la tomba di un individuo morto di morte prematura o di morte violenta, ponendovi accanto anche fiori di stagione. La formula che deve essere scritta e pronunciata:
“A voi affido questo groviglio di nodi, o dei sotterranei YESE. MIGADŌN, e a Core Persefone Ereschigal, e ad Adone Barbaritha, ad Ermes sotterraneo Thouth PHŌKENTAZEPSEU AERCHTATHOU MISONKTAI KALBANACHAMBRĒ e al potente Anubi PSIRINTH che tiene le chiavi del regno di Ade, agli dèi e ai demoni sotterranei, a uomini e donne morti prematuramente, a giovani uomini e a giovani donne, anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Scongiuro tutti i demoni di questo luogo di assistere questo demone. In mio aiuto svegliati, chiunque tu sia, sia tu maschio o sia tu femmina, e insinuati in ogni luogo, in ogni strada, in ogni casa, guida e costringi: guida [nome della donna], la figlia di [nome], di cui tu hai il materiale magico, e falla innamorare di me [nome], figlio di [nome della madre]. Che [nome della donna] non consenta né subisca unioni carnali, né tragga piacere con altro uomo, ad eccezione di me solo [nome]. Che [nome della donna] non possa né bere né mangiare, né amare, né essere forte, né essere sana; che [nome della donna] non trovi sonno senza di me [nome], perché io ti scongiuro in nome di colui temibile e spaventoso, il cui nome pronunciato farà squarciare la terra, il cui terrificante nome pronunciato terrorizzerà i demoni, il cui nome pronunciato provocherà esplosioni di fiumi e di rocce. Ti supplico, o demone dei morti, sia tu maschio o sia tu femmina, in nome di Barbaritha CHENMBRA BAROUCHAMBRA e in nome di ABRAT Abrasax SESENGEN BARAPHARAGGĒS e in nome di AŌIA MARI glorioso e in nome di MARMAREŌTH MARMA · RAUŌTH MARMARAŌTH MARECHTHANA AMARZA · MAMBEŌTH”; o demone dei morti, non fingere di non sentire i miei richiami e i nomi, ma solo svegliati dal torpore che ti trattiene, chiunque tu sia, sia tu maschio o sia tu femmina, e insinuati in ogni luogo, in ogni strada, in ogni casa, e portami [nome della donna], distoglila da cibo e bevanda, e non permettere che [nome della donna] conosca altro uomo e ne tragga piacere – nemmeno suo marito – ad eccezione di me solo, [nome]; trascina [nome della donna] per i capelli, per le viscere, per la vagina verso di me [nome], ogni ora dell’eternità, notte e giorno, finché lei venga a me [nome] e lei [nome] rimanga inseparabile da me. Agisci, uniscila a me per tutto A tempo della mia vita e obbliga [nome della donna] ad essere schiava di me [nome], e non si distacchi da me per una sola ora dell’eternità. Se esaudirai questo mio desiderio, ti lascerò subito in pace. Perché io sono Adonai Barbar, colui che nasconde le stelle, colui che governa il cielo con brillante splendore, il signore del mondo ATHTHOUÏN ÏATHOUÏN SELBIOUŌTH, Aoth SARBATHIOUTH IATHTHIERATH, Adonai ÏA ROURA BIA BI BIOTHE ATHŌTH Sabaoth ĒA NIAPHA AMARACHTHI · SATAMA · ZAUATHTHEIĒ SERPHŌ ÏALADA ÏALĒ SBĒSI · IATHTHA · MARADTHA – ACHILTHTHEE CHOŌŌ ŌĒ ĒACHŌ · KANSAOSA · ALKMOURI · THUR · THAŌOSSIECHĒ; io sono Thot OSŌMAI. Guida, costringi [nome della donna] ad apprezzare, amare e desiderare [nome a piacere], poiché ti scongiuro, o demone dei morti, in nome del terribile, grande ÏAEŌ BAPHRENEMOUN OTHI LARIKRIPHIA EUEAÏ PHIRKIRALITHON YOMEN ER PHABŌEAI, guida [nome della donna] a me; che accosti testa a testa, unisca labbra a labbra, accosti ventre a ventre, avvicini coscia a coscia, congiunga sesso a sesso e soddisfi i suoi appetiti d’amore [nome della donna] con me [nome] per tutto il tempo dell’eternità”.6

Roma.

Tabellæ defixionum
Per scoprire un ladro. Dea di Atace, Proserpina Turrita, ti prego, ti supplico, ti scongiuro per la tua grande potenza di concedermi vendetta per ciò che mi è stato rubato; chiunque mi abbia sottratto, rubato, decurtato le sostanze che sono scritte di seguito; sei tuniche […] due mantelli di lino, una sopraveste di cui (icv […] m […] ignoro […]) conducilo a una morte terribile.7

Fattura d’amore. Io ti imploro […] per il gran dio che è Anteros e per colui il quale porta uno sparviero sul capo e per le sette stelle, che dal momento in cui questo (carme) è stato composto, non dorma Sestilio, figlio di Dionisia, e arda pazzo d’amore, non dorma, né sieda, né parli, ma abbia in mente me, Settimia, figlia di Amena, arda pazzo d’amore e desiderio per me, bruci l’anima e il cuore di Sestilio, figlio di Dionisia, per l’amore e il desiderio di me, Settimia, figlia di Amena. Tu invece […] (fai in modo che) il sonno non colga Sestilio, figlio di Dionisia, ma per l’amore e il desiderio di me bruci il suo spirito e arda il suo corpo, tutte le membra di tutto il corpo di Sestilio, figlio di Dionisia. In caso contrario, scenderò nell’Antro di Osiride e distruggerò τήν ταῤηυ e farò in modo che un fulmine lo colpisca. Io infatti sono decano della grande dea Acrammacala.8

Maledizione su tavoletta plumbea. (A) O Dee Mute Tacite, fate che Quarto diventi muto, vaghi impazzito come un topo in fuga o come un uccello di fronte al basilisco, che la sua bocca sia muta, o Mute! Che le Dee Mute siano funeste, che le Dee Mute siano tacite (=lo rendano muto), o Dee Mute! Che Quarto impazzisca.
(B) Fate che Quarto sia travolto dalle Erninni e se ne vada all’Inferno, che le Dee Mute tacite, che le Dee Mute tacite, lo accolgano alle Porte Auree.9

Nord Europa.

Parole per placare gli esseri malvagi. Calmati ora Cerbero d’Hiisi, placati, mastino di Manala, esci dal mio grembo, farabutto, orrore della terra, dal mio fegato, smettila di divorarmi il cuore, di consumare la mia milza, di stritolarmi gli intestini, di torcermi i polmoni, di rodermi l’ombelico, di aggrapparti alle budella, di straziare la spina dorsale, di sferzarmi sui fianchi.10

Medioevo.

Matteuccia di Francesco.
Incantesimo per allontanare le malattie personificate in fantasmi. Omne male percussiccio, omne male stravalcaticcio, omne male fantasmaticcio, deccho el tolga, et la terra la recoglia, et non noccia a cristiano.11

Incantesimi per recarsi al sabba. (Prima di prendere l’unguento) Io te piglio nel nome del peccato, et del dimonio maiure, che non possa mai appicciare più.
(Per volare al sabba) Unguento, unguento, mandame ala noce de Benevento, supra acqua et supra ad vento, et supra ad omne maltempo.
(Chiamata di Lucifero) O Lucibello, demonio dello inferno, perché sbandito fosti, el nome cagnasti, et ay nome Lucifero maiure, vieni ad me o manda un tuo servitore.12

1500/1700.

Ut aliquis fatear in somnio. Scribe ista verba: ALECHA – ALECHER – ALECHIR – ARCHILEI – ARCHILY – LAMAZABATTANI, et da ei ad comedendum. Probatum.13

Ad essere amato da ogne persona. Scrive questi carattoli in carta virgine et portali con te: h-ha-e-eo-v-e-g. Probatum 14

Si vis habere spiritum familiare cum te alloquntur. Scrivi Confitemini duo + et invocate nominem eius; legi istum psalmun omni mane semel, et in nocte veniet tibi in somniun, istud probavit.15

Incantesimo d’amore. “Anco mi imparò che scrivendo le sottoscritte parole sopra del braccio sinistro, et addormenatoci sopra lo hoperava che quella tale persona si voleva far consumare in amore tuo scritta dentro delle dette si consumava, et sono IAFEUT, IUFAEL, ASTAROT, BELZEBUE, SATANAS, PRINCIPE DEMONIORUM, convoco et invoco quali corrupere faciatis in amorem meu de tale ut adimopleat voluntate mea”.16

XIX secolo.

Aradia, il Vangelo delle streghe. Invocazione ad Aradia. Aradia, Aradia mia, tu che sei figlia del peggiore, che si trova nell’Inferno, che dal Paradiso fu discacciato, e con una sorella ti ha creato. Ma tua madre pentita del suo fallo, ha voluto fare di te uno spirito, uno spirito benigno. E non maligno.
Aradia, Aradia! Tanto ti prego, per l’amore che porti a tua madre, e a l’amor tuo che tanto ami. Ti prego di farmi la grazia, la grazia che ti chiedo. Serpe strisciare! Lucciola volare! E rana cantare! Se questa grazia non mi farai, desidero che tu non possa avere, avere più pace e né bene. E che da lontano tu debba scomodarti, e a me raccomandarti, che ti liberi e tu possa tornar presto al tuo destino.17

XX secolo.

Neo Stregoneria – Canto protettivo. Visualizzate un triplo cerchio di luce color porpora, attorno al vostro corpo, mentre cantate: “Sono protetto dalla Tua energia, giorno e notte, Grande Dea”.
Un altro dello stesso tipo. Visualizzate un triplo cerchio e cantate: “tre volte dal Cerchio confinato, il male nella terra è affondato”.18

AA. VV. Enciclopedia delle religioni diretta da Mircea Eliade. Edizione tematica Europea. Voce: Formule Magiche

Appartengono al contesto generale del pensiero magico. Consistono in parole, o gruppi di parole, che impartiscono un ordine la cui efficacia dipende dal solo fatto di essere stato pronunciato. Le formule magiche rappresentano una delle numerose tecniche utilizzate per controllare la natura ed i mali che sorgono in una data società. Esse si trovano in tutto il mondo e sono probabilmente antiche come lo stesso linguaggio, esistendo sin dal Paleolitico inferiore. Il fondamento del potere attribuito alle formule magiche risiede nella concezione primitiva secondo la quale non esiste niente senza un nome, e per la quale conoscere il nome delle cose significa possederle. Così, impartire un ordine con le parole appropriate significa assicurarsi il successo, che viene reso ancora più sicuro quando a pronunciarle è una strega, uno sciamano, un santo o chiunque altro la cui professione consista nel trattare con il mistero. Detto in altri termini, le formula magiche sono formule dotate di pieni poteri che vengono pronunciate, parole o espressioni di potere. Esse sono definitive: una volta pronunciate, viene messa irrevocabilmente in moto la serie desiderata di eventi. Ciascuna parola, dopo che è stata enunciata, ha un valore magico ed un peso che nessuno può controllare. L’ordine dato nella formula magica, rivolto alle divinità, agli spiriti o alle forze della natura, può essere creativo, distruttivo, protettivo, o medicinale; può domandare il trionfo sopra un nemico, od il conseguimento di poteri o cose impossibili. Può essere usato per far fallire delle formule magiche o per lanciarle o per ottenere l’amore. Condizioni delle formule magiche. Secondo il pensiero magico, solo le preghiere possono essere dette da chiunque in qualsiasi tempo e restano efficaci. Le formule magiche, al contrario, ed altre pratiche magiche simili, richiedono numerosi presupposti. Le formule magiche, in particolare, devono essere pronunciate da una persona iniziata ai misteri o dotata di poteri soprannaturali, e che sia sessualmente, dieteticamente e socialmente pura. Chi lancia la formula deve conoscere con precisione le parole che vuole pronunciare, il momento nel quale devono essere dette, il punto cardinale verso il quale rivolgersi, se deve stare in piedi o seduto, come la sua persona deve essere sistemata, gli abiti, i colori, gli ornamenti e gli oggetti che userà, il numero di volte che deve ripetere le parole, e l’atteggiamento psicologico e i modi che deve assumere. Ogni cosa deve essere precisa. Come parte di attività religiose e magiche, le formule talvolta richiedono dei sottofondi musicali, sedi appositamente preparate, strumenti appropriati, prudente calcolo del tempo, ed attenzione ai tabu che potrebbero essere violati, come quello sessuale, la mancanza dell’iniziazione o l’impurità. Le formule magiche possono essere utilizzate o per fini collettivi, come la vittoria in battaglia, l’eliminazione di piaghe o di epidemie, la caduta della pioggia, oppure per scopi personali, come ottenere amore, salute, potere, ricchezza, virilità, fertilità, scoprire chi ha rubato qualcosa o provocare danni ad un nemico. Le formule collettive citate per prime richiedono una complessa cerimonia e partecipanti iniziati. Le seconde, che abitualmente si mettono in atto ad un livello popolare, solitamente devono essere ripetute in continuazione o per un numero magico di volte. In generale, formule magiche accompagnano la preparazione di pozioni, amuleti, armi, strumenti magici, scettri ed oggetti per la stregoneria. Esse sono recitate sopra persone ammalate, rivolte agli elementi naturali che si vogliono controllare, oppure mormorate sommessamente ed in continuazione. Raramente sono ripetute da un vasto gruppo di persone, benché questo possa avvenire occasionalmente. Suoni e parole dotati di potere. Numerosi studiosi hanno concentrato la propria attenzione sullo studio della parola intesa come simbolo. Questi studiosi includono linguisti, sociologi, antropologi, filosofi, educatori, psichiatri ed occultisti. Molti di questi ricercatori sono inclini ad attribuire un valore onomatopeico ai suoni: per esempio, /m/ ed /n/ sarebbero in relazione alla madre in quanto suoni prodotti durante l’allattamento; /g/ è in relazione all’acqua, perché questo è il suono che essa produce quando viene inghiottita; ed /a/ è un suono imperativo che serve a richiamare l’attenzione. Sin dai tempi antichi, filosofi come Platone (nel suo dialogo Cratilo) hanno messo in rilievo come le parole talvolta prendano la forma dell’oggetto che indicano. Tuttavia, una seria analisi ci presenta pochi suoni o parole che abbiano lo stesso valore in tutte le culture. Una maggiore universalità si può trovare, forse, nel linguaggio dei gesti: assentire muovendo la testa in basso ed in alto, negare muovendola da destra a sinistra, far cenni con le braccia e le mani, indicare oggetti col dito indice o con gli occhi e le sopracciglia, o minacciare sollevando un pugno. Nella Qabbalah, l’interesse per la conoscenza dei suoni, delle lettere scritte dell’alfabeto e delle parole fu intensificato. Ad ogni segno fu attribuito un valore magico che aveva un significato religioso ed una relazione numerica. Per esempio, la lettera ebraica alef divenne il simbolo del genere umano ed il principio astratto degli oggetti materiali; essa è la triplicità nell’unità ed il suo valore numerico è 1. Anche la massoneria produsse speculazioni in questo campo, ma essa attribuì numerosi significati alla stessa lettera. La lettera A divenne un emblema della prima delle tre facoltà della divinità — il potere creativo — oltre ad essere l’abbreviazione della parola architetto. Questa associazione della parola con la creazione si trova in numerosi popoli del mondo. La storia delle religioni ci ha fornito molte parole o brevi espressioni che si ritenevano dotate di particolare potere. Gli Gnostici dell’Africa settentrionale, per esempio, fecero un uso abbondante di talismani e di incantesimi. Due parole in particolare sono sopravvissute sino ai nostri giorni: abraxas ed abracadabra. La parola abraxas rappresenta la divinità suprema ed il suo supremo potere. La somma numerica (a = 1, b = 2, r = 100, a = 1, x = 60, a = 1, s = 200) forma la cifra 365, il numero di giorni nell’anno solare, il ciclo dell’azione divina. La parola era incisa nella pietra come un talismano e pronunciata come mezzo protettivo. La parola abracadabra, derivata dall’espressione aramaica «Avreiq ‘ad havra» («Scaglia fulmini nelle [verso le?] tenebre») era usata per invocare l’aiuto dei sommi spiriti. Impressa come un triangolo invertito, con una lettera in meno su ogni linea successiva, era considerata un potente talismano. Gli Ebrei, popolo ricco di tradizioni esoteriche e magiche, furono gli inventori della Qabbalah, che include una delle più importanti tecniche per l’analisi numerologica delle parole e delle lettere, intesa a rivelare il loro significato esoterico. Una menzione particolare meritano quattro parole. Adonai, che significa “Signore supremo», era pronunciata come infallibile invocazione di aiuto. Haleluyah, tradotta come «cantate inni al signore», serviva anche come invocazione. Amen era un termine che dava un significato completo definitivo a qualsiasi cosa fosse espressa. Esso era inteso come «così sia», ma con il senso magico che le cose non potrebbero essere diverse. Alcuni ritengono che questo termine derivi dalle invocazioni ad Amun. Golem si riferiva alla sostanza di base dalla quale Dio creò l’uomo. Se è privata dell’anima, essa potrebbe essere utilizzata per creare esseri maligni, che si potrebbero controllare solo pronunciando l’autentico e segreto nome di Dio. Nell’Islam, tre frasi sono ritenute da alcuni dotate di potere magico. La frase «Lā ilāha illā Allāh» («Non c’è altro dio all’infuori di Dio») è stata utilizzata per compiere miracoli. La frase «Allāh akbar» («Dio è grande») serve da base per la magia bianca, e le parole «Ism al-a’ẓam» sono usate per soggiogare o asservire gli spiriti malvagi. Fra i cristiani, i nomi Cristo e Gesù servono ad allontanare il male. I cattolici possono cercare una triplice rassicurazione col nominare tutti e tre i membri della sacra famiglia: «Gesù, Giuseppe e Maria». Per i buddhisti tibetani, la frase «Oṃ ṃaṇi padme hūṃ» contiene molti significati occulti. Si crede che la prima parola, oṃ, emani dalla vibrazione cosmica essenziale alla creazione. Alcuni studiosi affermano che essa equivalga all’Amin dei musulmani ed all’Amen degli Ebrei. È il nome fondamentale del dio creatore. La frase completa esprime il desiderio di essere puri e di essere parte dello spirito universale. Le formule magiche nella storia delle religioni. Sin dai tempi antichi gli uomini hanno pronunciato e scritto parole, frasi e formule che si credevano dotate di qualche potere magico o di irresistibile influsso. Le formule magiche che servono ad allontanare ciò che è male o indesiderabile e ad ottenere ciò che è buono o desiderabile sono conosciute in tutte le culture. Egitto. L’attività esoterica fondamentale degli antichi Egizi era costituita dalla preparazione alla vita dopo la morte. Per questo motivo, essi raggiunsero un alto livello artistico, magico e religioso. La preparazione di uno scarabeo, intagliato in una pietra semipreziosa per sostituire il cuore del defunto, richiedeva che l’artigiano recitasse la formula seguente: «lo sono Thoth, l’inventore ed il fondatore della medicina e delle lettere; vieni a me, tu che dimori sotto la terra, sorgi fino a me, grande spirito». Questa frase doveva essere pronunciata senza errori per un determinato numero di giorni dopo la luna nuova. Sappiamo che sono state utilizzate molte formule simili, di solito a scopo apotropaico. Inoltre, l’egizio Libro dei cammino diurno riporta formule che dovevano essere usate per ogni momento seguente alla morte di una persona. Mesopotamia. Le più antiche culture della Mesopotamia hanno lasciato poche testimonianze del loro pensiero magico-religioso. Dalle posteriori traduzioni assiro-babilonesi sembra che una delle preoccupazioni principali di queste popolazioni fosse il malocchio, il male che circonda gli uomini da ogni parte e che li danneggia specialmente sotto forma di invidia dei nemici. Una formula contro il malocchio suonava come segue: “Punta il dito contro i desideri malvagi, la parola del cattivo presagio. Maligno è l’occhio, l’occhio nemico, l’occhio della donna, l’occhio dell’uomo, l’occhio di un rivale, l’occhio di chiunque. Occhio, tu ti sei inchiodato alla porta ed hai fatto tremare la soglia della porta. Tu sei penetrato nella casa […] Distruggi quell’occhio! Scaccia quell’occhio! Respingilo! Blocca il suo cammino! Spezza l’occhio come una zolla di terra!” Le antiche formule magiche usate nella medicina assira avevano un certo carattere mitico. Si veda, per esempio, questa formula per il mal di denti: “Dopo che Anu fece i cieli, i cieli fecero la terra, la terra fece i fiumi, i fiumi fecero i canali, i canali fecero le paludi, e le paludi, a loro volta, fecero il Verme. Il Verme, gridando, si avvicinò a Šamaš, ed egli si avvicinò ad Ea, versando lacrime: «Che cosa mi darai da mangiare e che cosa mi darai da distruggere?». «Ti darò fichi secchi e albicocche». «A che cosa mi servono? Mettimi tra i tuoi denti e lasciami vivere nelle tue gengive, così che io possa distruggere il sangue dei denti e rodere il midollo delle gengive […]» «Poiché tu hai parlato così, o Verme, Ea ti distrugga con il suo pugno potente». Questa frase veniva ripetuta sino alla scomparsa del dolore. Grecia. I Greci immaginavano i loro dei con forma e carattere umano, ed a volte ordinavano loro di aiutare chi aveva necessità per mezzo di formule magiche come la formula seguente, indirizzata ad Ecate: “Vieni, tu che sei infernale, terrestre e celeste […] dea dei crocicchi, becchina della luce, regina delle tenebre, nemica del sole amica e compagna delle tenebre; tu che ti rallegri con l’abbaiare dei cani e con lo spargimento di sangue, e che vagli nelle tenebre, vicino alle tombe, assetata di sangue, il terrore dei mortali, Gorgone, Mormone, luna dalle mille forme, accetta il mio sacrificio”. Europa medievale. In Europa, coloro che praticavano le arti magiche svilupparono numerose formule di difesa contro i nemici, spesso precedute dal nome di Dio e degli arcangeli. Troviamo anche formule terribili che cercano di controllare i nemici. Nell’anonimo lavoro medievale Clavicola Salomonis (Piccola chiave di Salomone), si legge: «Uomo o donna! Giovane o vecchio! Chiunque possa essere la persona maligna che cerca di farmi del male, sia direttamente che indirettamente, con il corpo o con lo spirito […] MALEDICTUS ETERNAM EST, per i sacri nomi di Adonai, Elohim e Semaforas. Amen». Dopo aver recitato questa formula magica, veniva spenta una candela, come segno del carattere definitivo della maledizione. Sudan. Il Sudan copre un territorio tra l’Egitto e l’Etiopia, dove le concezioni magiche dell’antico Egitto e quelle del successivo periodo musulmano si sono mescolate con la primitiva magia animistica. Abbondano gli stregoni popolari ed i maghi, che offrono apertamente i loro servizi. Di frequente essi esaltano i loro poteri, che ottengono per mezzo delle loro formule magiche. Per esempio, quando un cacciatore assume un mago per ottenere successo nella caccia, questi dice: «Io sono un mago, tutto è potente nelle formule magiche. Quello che io dico si avvera. Io dico: “Dai vittoria a questa persona”. Essa otterrà vittoria in tutte le cose». In seguito, il mago si mette al lavoro pieno del desiderio che accadano gli eventi che daranno successo al cacciatore ed al guerriero. Questa formula è accompagnata da suoni simili ad un sibilo e dal rivolgersi verso i differenti punti cardinali. Il mago fischia tre volte in ciascuna direzione mentre tiene in mano un recipiente d’acqua. I Sudanesi credono che le formule magiche siano più potenti se pronunciate sopra dell’acqua che scorre. I Sudanesi hanno formule magiche anche per conferire potere a certe foglie che vengono usate per la preparazione di medicine. Le formule sono recitate sopra le foglie un numero specifico di volte per apportare gli effetti desiderati. Per ottenere l’amore dell’altro sesso, il mago traccia un cerchio magico all’interno del quale preparare una pozione di erbe e di piume. Per dare alla pozione la necessaria potenza sessuale, egli ripete la formula seguente: «Io sono un mago, o vaso, tu contieni le medicine dell’amore, la formula dell’amore, della passione. Il mio cuore batte come un tamburo, il mio sangue ribolle come acqua». Questa frase è ripetuta tre volte. poi ne viene intonata un’altra: «Conduci a me il mio desiderio, il mio nome è così e così, ed il mio desiderio è quello che io amo». Questa formula richiede solennità e precisione. Per renderla più efficace, si devono aprire e chiudere gli occhi per quattro volte, lentamente, mentre la si pronuncia. Alcune formule non si possono insegnare ai profani. ma solo agli iniziati. Per essere in grado di pronunciarle, è necessario sottoporsi ad una serie di purificazioni, come l’astensione dal cibo e dai rapporti sessuali per un periodo che varia dai quaranta ai sessanta giorni. India. Il semplice numero di formule magiche usate m India nei libri sacri è di per se stesso notevole. L’Atharvaveda in modo particolare ne è pieno. Da quest’opera menzionerò solo una formula, dedicata ad ottenere l’amore di un uomo: «Per mezzo del potere e delle leggi di Varuna, io invoco la bruciante forza dell’amore, in te, per te. Il desiderio, il potente spirito dell’amore che tutti gli dei hanno creato nelle acque, questo io invoco, questo io adopero, per assicurarti a me». Cina. Una conseguenza dell’uso cinese degli ideogrammi è che la sua magia produce soprattutto talismani scritti, benché abbondino le formule, grandemente influenzate dal loro passato storico. Una formula scritta sulla lama di una spada poteva renderla invincibile: «Io brandisco la grande spada del Cielo per abbattere gli spettri nelle loro cinque forme; un colpo di questa lama divina disperde una miriade di questi esseri». America centrale. Come nella maggior parte delle culture, la magia nel Messico prima della Conquista era altamente specializzata, permessa solo agli iniziati. Lo dimostrano le stesse formule, poiché il loro linguaggio era comprensibile solo agli occultisti del tempo; per esempio, una formula destinata ad alleviare i dolori intestinali — molto comuni nei paesi tropicali —fu riportata nel XVII secolo da Jacinto de la Serna: “Ea, serpente bianco, serpente giallo, considera che tu stai danneggiando la cassa […] i tendini di carne […] Ma l’aquila bianca già avanza, ma non è mia intenzione farti del male o distruggerti, io voglio solo far cessare il male che tu causi facendoti allontanare […] fermando le tue potenti mani e i tuoi piedi. Ma se sarai ribelle e disobbedirai, io chiamerò in mio aiuto lo spirito protettore Huactzin e chiamerò anche il nero chichimeco, che è anche affamato ed assetato e che strapperà via i suoi intestini, per inseguirti. Io chiamerò anche mia sorella, quella con la gonna di giada, che sporca e mette in disordine rocce ed alberi, e in compagnia della quale giungerà il leopardo protettore che verrà e farà chiasso nel luogo delle pietre preziose e di tesori: anche lo scheletrico leopardo verde la accompagnerà. I serpenti menzionati all’inizio sono le malattie intestinali (vermi intestinali, ossiuri, tenie) che danneggiano lo stomaco e gli intestini. Essi sono minacciati con l’aquila, che rappresenta l’ago per trafiggere lo stomaco per il salasso. Essi sono minacciati anche con lo spirito delle piante e dei liquidi medicinali. Formule magiche moderne. Con lo sviluppo della scienza sperimentale, ci si aspetterebbe il declino della magia e della religione. Di fatto, tutte e tre rimangono attive, benché la magia abbia certamente perso terreno. (La magia tende ad acquisire terreno nei momenti di crisi). Ritroviamo formule magiche antiche e moderne dissimulate nelle favole popolari raccolte dai fratelli Grimm, come la tradizionale: «Bacchetta magica, per il potere che tu possiedi, io ti comando di rendermi [ricco, invisibile, ecc.]”. Il Messico offre un interessante esempio della sopravvivenza di antiche formule magiche. Nel Messico prima della Conquista, la morte era considerata un mutamento di vita, e si pensava che il dio degli Inferi, Mictlantecuhtli, fosse un essere privo di corpo, scheletrico, insieme al quale chi moriva per cause naturali era unito nel sepolcro. Dopo la Conquista spagnola, la figura fu assimilata, finendo col diventare un essere che presta aiuto quando la richiesta è fatta in modo appropriato. Così oggi, all’ingresso delle mille chiese diffuse in tutto il Messico, si possono comprare preghiere e formule magiche dedicate «Alla santissima Morte». La più comune di queste tenta di ottenere l’amore di una persona indifferente e dice: «Morte, cara al mio cuore, non privarmi della tua protezione; non lasciarlo un momento tranquillo, tormentalo ogni istante, spaventalo, preoccupalo in modo che egli pensi sempre a me». Questa formula è ripetuta il più spesso possibile, con l’interposizione di preghiere cattoliche. La nuova mitologia si sente perfino in cucina. Per esempio, quando si ha qualche timore che la cottura non venga bene, si recita la seguente formula magica: «Santa Teresa, tu che hai trovato Dio nello stufato, aiuta il mio stufato a non essere [salato, bruciato, troppo cotto, ecc.]». Si deve ammettere, tuttavia, che questa e molte altre formule magiche sono dette di solito per abitudine, non per la certezza che le parole, per mezzo del loro intrinseco potere, daranno i risultati desiderati. Nondimeno, una credenza nel potere delle formule si può ancora oggi trovare presso gruppi marginali, come si è trovata in passato.19

AA. VV. Enciclopedia delle religioni diretta da Mircea Eliade. Edizione tematica Europea. Voce: Incantesimo

La pratica dell’incantesimo (latino incantatio, da incantare, “cantare una formula religiosa”) presenta notevoli differenze da una cultura all’altra. Tuttavia, per i fini di questo studio generale dell’incantesimo nei diversi ambiti culturali, l’incantesimo può essere definito come l’uso autorizzato di parole dotate di potere e ordinate ritmicamente, che vengono cantate, pronunciate o scritte allo scopo di realizzare un determinato desiderio obbligando potenze spirituali ad agire in modo favorevole. Poiché l’incantesimo usa delle parole per mettere in moto potenze spirituali e per portare a compimento un risultato desiderato, questa pratica è in relazione con altri usi del linguaggio sacro come la preghiera, l’invocazione, la benedizione e la maledizione. Formule verbali associate alla preghiera supplicano le potenze spirituali perché compiano determinate azioni oppure mantengono il rapporto con la lode e la sottomissione. Tuttavia, le formule verbali associate all’incantesimo sono destinate a compiere il risultato che si desidera ottenere “obbligando” (latino ob-ligare, “legare”) potenze spirituali. L’invocazione, la benedizione e la maledizione sono usate sia con la preghiera che con l’incantesimo. Il potere dell’incantesimo. Anche se le pratiche dell’incantesimo differiscono ampiamente da una cultura all’altra, il suo valore o la sua efficacia sembrano dipendere dal consenso culturale su un certo numero di fattori primari, cioè il potere della formula verbale pronunciata, l’autorità, dell’incantatore, la ricettività delle forze spirituali sia buone che cattive, la relazione con la tradizione religiosa o mitologica ed il potere del rituale di accompagnamento. Il potere della formula. Le società che utilizzano gli incantesimi li considerano come performativi, ossia essi compiono quello che dicono. L’atto di pronunciare la formula verbale stessa è dotato di potere. Gli studiosi hanno offerto diverse spiegazioni dell’effetto che gli incantesimi hanno per il popolo. Le teorie più antiche consideravano l’incantesimo una forma di magia, un tentativo di controllare e manipolare le forze della natura. Teorie più recenti hanno suggerito che gli incantesimi esprimano bisogni e desideri o simboleggino un risultato desiderato, oppure che essi abbiano l’effetto psicologico di ristrutturare la realtà nella mente delle persone. Benché queste spiegazioni possano offrire elementi per la comprensione del significato dell’incantesimo, è necessario ricordare che, per le persone coinvolte, la giusta intonazione della formula stessa ha poteri performativi. Per loro essa non esprime o simboleggia nessun’altra azione – essa compie l’azione. Quando per esempio, gli esperti di incantesimi delle Isole Trobriand cantano sopra le radici di igname piantate di recente, “Innalza il tuo stelo, O taytu, fallo di divampare, fallo estendere da un capo all’altro!” , il popolo sa che l’udire questi comandi da parte dei tuberi è ciò che li farà germogliare e crescere. Tuttavia, non tutte le parole hanno questo potere. Gli incantesimi sono particolari formule verbali che in varietà di modi, dipendenti dalla particolare tradizione culturale, attingono al potere sacro. Esse possono, per esempio, contenere potenti espressioni bibliche, mantra o nomi sacri. Di solito sono organizzate in modo ritmico e cantate ripetutamente. Esse possono utilizzare espedienti particolari come parole straniere od inintelligibili, “abracadabra”, frasi senza senso. Il trattato anglosassone Lacnunga, che contiene incantesimi medici, ci offre un esempio poiché utilizza nomi dotati di potere e parole impressionanti prive di senso: “Canta questa preghiera sopra le nere vescicole cutanee nove volte: primo, Paternoster. Tigath, tigath, tigath, calicet, aclu, clues, sedes, adclocles, acre, earcre, arnem, nonabiuth, aer, aernem, nidren, arcum, cunath, arcum, arctua, fligara, uflen, binchi, cutern, nicuparam, raf, afth, egal, uflen, arta, arta, arta, trauncula, trauncula [In latino:] Cerca e troverai. Io ti scongiuro per il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che tu non cresca di più ma che ti asciughi completamente […] Croce di Matteo, croce di Marco, croce di Luca, croce di Giovanni”. Si dovrebbe notare che, benché il potere principale incantesimo risieda nella sua presentazione orale, una volta che queste formule siano state messe per iscritto, il chirografo (manoscritto) stesso contribuisce potenza dell’incantesimo. Da prima del 600 d.C. provengono i testi in aramaico degli incantesimi, scritti da esperti su bocce e destinati ad allontanare diversi generi di male. Questo potere si potrebbe estendere ora persino al regno dei morti, come nel caso degli incantesimi del Medio Regno egizio iscritti sulle pareti interne dei sarcofaghi, per mezzo dei quali i diversi dei e demoni incontrati dall’anima sarebbero costretti ad agire in modo benefico. L’autorità dell’incantatore. Strettamente connessa al potere della formula verbale è l’autorità degli incantatori. Questi possono essere esperti dal punto di vista della conoscenza o dell’autorità ecclesiastica, come i sacerdoti taoisti o come i monaci cristiani; possono essere persone che sono state particolarmente iniziate all’uso di tale potere, come i diversi generi di sciamani; possono essere santi carismatici che osservano speciali regole o pratiche che sanzionano la loro autorità. Nello stesso incantesimo, l’incantatore spesso si riveste dell’aura dell’autorità e del potere divino. Uno sciamano della Malesia, che trae la sua autorità sia dall’Induismo che dall’Islamismo, grida al temporale: “Om! Vergine dea, Mahadewi! Om! Io sono un cucciolo di una forte tigre! Filo di ‘Ali discendi attraverso di me! La mia voce è il rombo del tuono […] Per la virtù del mio incanto ricevuto da ‘Ali e della confessione islamica di fede”. Recettività delle forze spirituali. Il potere dell’incantesimo deriva inoltre dalla conoscenza condivisa dal popolo della natura e della recettività delle potenze spirituali ad essere mosse e obbligate dalle parole potenti. Questa entità spirituale può essere semplicemente un oggetto o una persona che deve operare in un certo modo. Altre volte, l’incantesimo invoca, con attenta menzione dei nomi, spiriti o dei che controllano aspetti della natura e della vita, conferendo loro dei poteri od obbligandoli ad agire in modo benefico. Gli specialisti del rito di Giava, quando seppelliscono il cordone ombelicale di un neonato, intonano le seguenti parole: “Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole! Padre Terra, Madre Terra, io affido alla vostra cura il cordone della nascita del bambino. […] Non molestate il bambino. Questo è necessario a causa di Allah. Se voi lo molesterete, sarete puniti da Dio”. Un grande numero di incantesimi è indirizzato a spiriti maligni o demoni, scongiurandoli di andare via o di stare lontano. È estremamente importante che l’incantatore nomini e identifichi l’origine e le caratteristiche della potenza maligna allo scopo di obbligarla. Gli incantesimi maya anteriori alla Conquista spagnola, per esempio, elencano in modo particolareggiato le conoscenze relative allo spirito maligno delle malattie, descrivono dettagliatamente la sua stirpe, l’impulso sensuale che ispirò la sua vergognosa nascita, e tutte le sue caratteristiche; essi quindi procedono a consegnare lo spirito all’aria nauseabonda del mondo sotterraneo o a gettarlo nel vento perché cada oltre il cielo. Un incantesimo aramaico diventa molto preciso nel nominare uno dei numerosi demoni: “Io ti scongiuro, Lilith Hablas, nipote di Lilith Zarnai […] quella che riempie i luoghi profondi, percuote, colpisce, getta giù, soffoca, uccide e getta giù ragazzi e ragazze, embrioni maschili e femminili”, mentre un altro testo scongiura per nome quasi ottanta demoni e spiriti del male o della malattia, dimostrando che, occasionalmente, un incantesimo nominerà un’intera serie di spiriti maligni e di demoni solo per essere sicuro che vi è incluso quello giusto. Relazione del canto con la tradizione. Il successo dell’azione provocata dall’incantesimo dipende dal suo rapporto con la tradizione religiosa o mitica del popolo. In un modo o nell’altro, l’incantesimo si adatta alle particolari circostanze umane all’interno del più ampio modello dell’esistenza e del potere sacri come sono conosciuti nella religione del popolo. Gli incantesimi nei quali tali modelli sono resi espliciti possono essere chiamati incantesimi narrativi. Per esempio, gli incantesimi scozzesi sono regolarmente fondati su storie o leggende che riguardano Cristo e i suoi discepoli, come nel caso seguente: “Cristo viaggiava sopra un’asina, / essa prese una storta a una zampa / Egli smontò / e guarì la sua zampa; / come Egli guarì quella, / possa Egli guarire questo, / e qualcosa di più grande di questo, / se Egli lo vorrà fare”. Un antico incantesimo narrativo egizio, raccontando per esteso come Iside salvò suo figlio Horus dalla puntura di uno scorpione, conclude con l’argomento principale: “Questo significa che Horus vive grazie a sua madre – e che allo stesso modo chi soffre vive grazie a sua madre; questo veleno è inefficace!” Le azioni rituali di accompagnamento. Sebbene gli incantesimi possano essere utilizzati soli, senza nessuna azione di accompagnamento, nella maggior parte delle culture il canto degli incantesimi è di solito associato con il potere di altre azioni rituali. L’incantesimo può essere messo in relazione con un oggetto rituale che esso dota di potenza con una forza sacra. Per curare un bambino con i vermi, il dottore giavanese canta sopra un’erba particolare: “Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole! Spirito della nonna, spirito del nonno […] I vermi nocivi – possano tutti morire. I buoni vermi – possano rimanere per l’intera durata della vita del bambino”. Gli specialisti cherokee quasi sempre cantano i loro incantesimi sopra il tabacco, “rifacendolo” o dotandolo di potere perché operi il beneficio desiderato. Un sacerdote taoista canta questo incantesimo sopra un piccolo pupazzo mentre lo strofina sopra un paziente: “Sostituiscilo, sii tu nel luogo della parte anteriore del corpo[…] sii tu nel luogo delle parti posteriori[…] sii tu sul fianco sinistro, che la salute possa essere assicurata a lui per anni ed anni”. I testi degli incantesimi sono spesso accompagnati dalle istruzioni per le azioni rituali. Per esempio, un antico incantesimo della Mesopotamia per la potenza sessuale ordina: “Lascia che l’asino si ingrossi! Lascialo montare la femmina! Lascia che il caprone abbia un’erezione! Lascia che egli ancora ed ancora monti la giovane capra!”; quindi seguono le indicazioni rituali: “Minerale di ferro magnetico polverizzato metti in olio puro; recita l’incantesimo sopra di esso sette volte; l’uomo frizioni il suo pene, la donna la sua vagina con l’olio quindi possono avere il rapporto”. Incantesimo e rituale insieme compiono l’effetto desiderato. Forme di indirizzo. All’interno della grande differenza di forme presa dalle formule di incantesimo nelle differenti culture ed anche nella stessa cultura, possiamo distinguere un certo numero di tipi fissi nel modo con cui ci si rivolge alle potenze spirituali. Molti operano con la forma del comando, usando imperativi o dichiarazioni di obbligo per costringere le potenze spirituali a compiere l’azione desiderata. Altri incantesimi usano il modo declamatorio per ottenere il risultato sperato. Vi sono anche altri incantesimi che si avvicinano al modo della preghiera, supplicando o affascinando le potenze spirituali perché compiano l’azione vantaggiosa. Molte volte, naturalmente, gli incantesimi utilizzano una combinazione di queste tre forme. La forma del comando, nel suo tipo più semplice consiste nel nominare la potenza spirituale e nell’obbligarla a compiere l’azione desiderata con un imperativo. L’incantesimo alto tedesco “Pro Nessia” del IX secolo d.C., che scaccia lo spirito del verme che causa le malattie, è un chiaro comando: “Va’ via, nesso, con i nove piccoli, via dal midollo nelle vene, dalle vene nella carne, dalla carne nella pelle, dalla pelle in questa freccia. Tre paternoster”. In Birmania, un esorcista si rivolge a numerose potenze del mondo soprannaturale con un Incantesimo allo scopo di far convergere il suo potente comando sull’ouktazaun (spirito minore) che possiede il suo cliente: “A tutti i samma ed i brahma deva del paradiso celeste; a tutti gli spiriti, i mostri, e le altre creature maligne; agli orchi della terra; alle principali streghe ed ai principali stregoni; ai maligni nat e agli agouktazaun: io vi ordino di partire. Lo ordino per la gloria delle Tre Gemme (Buddha, Dhamma e Sangha)”. Molto spesso gli incantesimi usano un modo declamatorio per ottenere il risultato desiderato, ossia obbligare le forze del male o forzare quelle del bene, dichiarando che lo stato desiderato è una realtà nel presente o nel futuro. Un incantesimo cherokee destinato a dividere una coppia felicemente sposata, a beneficio di un amante dimenticato, dichiara semplicemente che il risultato sarà così: “Ora! Molto presto poserete il vostro capo sopra lo Spirito del Cane, fuori, dove c’è la solitudine! Il vostro nome è (nome delle vittime). Nel punto più centrale dei vostri due corpi la solitudine sta per venire a pensare. Voi dovete essere divisi nel Sentiero. Ora! Dove è l’unione è sul punto di essere divisa. Le vostre due anime stanno per essere divise in qualche luogo nella Valle. Senza infrangere la vostra anima, io dovrò solo istupidirvi con il Fumo del Tabacco Blu”. Quando lo stregone delle Trobriand gira peri i giardini con le foglie per l’innesto, egli intona, “L’igname cresce e aumenta come un cespuglio-nido di gallina. L’igname cresce a aumenta come un mucchio di pane nel forno […] Perché questi sono i miei ignami, ed i miei parenti li mangeranno sino all’ultima briciola. Mia madre morirà per la sazietà, ed io stesso morirò di pienezza”. È in questo modo declamatorio che le benedizioni e le maledizioni sono spesso formulate, focalizzandosi sulla persona o sulla cosa che deve essere coinvolta e dichiarando che lo stato favorevole o sfavorevole è una realtà. Un terzo modo di espressione in numerosi incantesimi consiste nel supplicare o nell’affascinare le potenze sacre perché agiscano con benevolenza. Questa forma si avvicina a quella della preghiera e, a volte, è indistinguibile da essa. Tuttavia le tipiche espressioni, “Tu puoi”, “Dio, permetti”, “Ti domando”, e simili, si possono intendere anche come formule destinate a costringere o ad obbligare le potenze spirituali, non solo come implorazione a loro rivolta. Un dottore birmano canta una preghiera-formula magica sopra una ragazza ammalata, ripetendola tre volte mentre egli dà pieni poteri a molti esseri spirituali perché compiano l’azione: “Possano i cinque Buddha, i nat ed i Brahma posarsi sulla fronte (della paziente); possa Sakka posarsi sugli occhi e sulle orecchie, Thurasandi Devi sulla bocca, e Matali sulle mani, sui piedi e sul corpo […] e possano essi proteggere e custodire me”. E l’incantatore malese si rivolge persino a Iblīs (Satana) e agli altri spiriti e diavoli richiedendo in modo fermo un’azione immediata a vantaggio di un suo cliente malato d’amore: “Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole! Amico mio, Iblīs! E tutti voi spiriti e diavoli che amate affliggere l’uomo! Io vi chiedo di andare e di entrare nel corpo di questa ragazza, bruciando il suo cuore come brucia questa sabbia, infiammata d’amore per me”. Scopi degli incantesimi. I motivi per l’uso degli incantesimi differiscono grandemente e coprono l’intera gamma di bisogni della vita degli individui e delle società. È possibile, tuttavia, classificare gli incantesimi, in base ai loro scopi, in tre categorie generali: difensivi, produttivi e, malevoli. Incantesimi difensivi. Per quanto riguarda gli incantesimi difensivi, il loro scopo principale è preventivo o apotropaico, ossia servono a respingere gli spiriti maligni e le sofferenze che provocano, specialmente nei passaggi critici della vita. Classici tra gli incantesimi apotropaici sono quelli diffusi nel Vicino Oriente antico, diretti contro potenze demoniache chiamate lilith (spiriti amanti degli uomini), che attaccano le donne durante i loro periodi e al momento del parto, e che divorano i bambini. Una sfera incantatoria obbliga questi demoni: “Io vi scongiuro, Lilith di ogni specie, nel nome della vostra discendenza che demoni e Lilith hanno generato […] Siate maledetti, voi che calpestate, flagellate, mutilate, spezzate, disturbate, opprimete, imbavagliate e dissolvete come acqua […] Voi siete timorosi, spaventati e legati dal mio esorcismo, voi che apparite ai figli degli uomini – agli uomini in sembianze di donne e alle donne in sembianze di uomini – voi che vi trovate con la gente durante la notte e durante il giorno”. Un incantesimo vedico dall’antica India è diretto contro i demoni che causano l’aborto alle donne incinte: “Il demone succhia-sangue e colui che tenta di rubare la salute, Kanva, il divoratore dei nostri figli, distruggilo, o Prisniparni (pianta medicinale), e vinci!” I testi dei sarcofagi egizi testimoniano la necessità di incantesimi per allontanare le potenze del male che minacciano l’anima nel passaggio della morte. L’altro uso principale degli incantesimi difensivi consiste nell’espulsione di potenze maligne che hanno preso possesso di un corpo. Uno sciamano musulmano della Malesia esorcizza il demone della malattia, recitando prima la storia della creazione e poi cantando: “Dov’è questo genio che entra e si ripara? […] Genio! Se tu sei nei piedi di questo paziente, Sai che questi piedi sono mossi da Allah e dal Suo profeta; Se tu sei nel ventre di questo paziente, il suo ventre è il mare di Dio, il mare, anche, di Maometto […]”. La malattia può essere anche la conseguenza di un attacco da parte di rivali umani e quindi la misura appropriata è un contro-incantesimo. Il sacerdote Atharva dell’antica India canta sopra una particolare pianta rituale: “La formula magica che essi abilmente preparano […] noi la scacciamo! […] Con quest’erba possa io distruggere tutte le formule magiche […] Sia male a chi prepara del male, la maledizione si ritorca contro colui che pronuncia maledizioni: noi la rigettiamo indietro contro di lui, che possa ammazzare colui che foggia la formula magica”. Incantesimi produttivi. Un secondo scopo degli incantesimi è benefico, ossia essi promuovono la crescita, la salute, e la felicità sia premendo sulle potenze responsabili della situazione, sia causando interferenze benefiche per mezzo delle potenze divine. Un guaritore di Giava usa un massaggio ed uno sputo rituale con questo incantesimo: “Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole! Possa il Profeta Adamo riparare (la persona), Possa Eva ordinare (la persona). Districate le vene aggrovigliate. Raddrizzate le ossa slogate. Fate che i fluidi del corpo sentano piacere […] La salute scenda con il mio bianco sputo. Bene, bene, bene, secondo il volere di Dio”. Un gran numero di incantesimi del tipo produttivo hanno a che fare con l’amore e l’attrazione sessuale, il matrimonio, la casa e la famiglia, la potenza sessuale, la felice nascita, e simili. 1 Cherokee, per esempio, hanno una grande varietà di incantesimi d’amore, per suscitare il senso di solitudine nella persona desiderata, per conservare l’affetto di un compagno indifferente, per inserire nella famiglia una moglie appena sposata, oppure per costringere un coniuge fuggitivo a tornare. Gli uomini e le donne cherokee possono usare incantesimi per “abbellirsi” e così diventare attraenti per un potenziale compagno: “Ora! Io sono affascinante come gli stessi fiori perfetti! Io sono un uomo, voi siete belle, voi donne dei Sette Clan! […] Tutte voi dovete guardare intensamente me solo, il più bello. Ora! Voi donne bellissime, già solo io ho preso le vostre anime! Io sono un uomo! Voi donne vivrete nel punto più centrale della mia anima. Per sempre io sarò affascinante come i risplendenti, rossi fiori”. Col tempo, gli incantesimi produttivi sono stati richiesti per rimanere incinta, come questo che proviene dall’antica India: “Nel tuo grembo entrerà un germe maschile, come una freccia in una faretra! Possa qui nascere un uomo, un figlio di dieci mesi!” Incantesimi malefici. Un terzo scopo degli incantesimi è connesso alla necessità di danneggiare e di punire nemici o rivali oppure di vendicarsi di loro. Una donna abbandonata può bersagliare il suo innamorato precedente con questa feroce imprecazione: “Come la migliore delle piante tu sei ritenuta, o erba; trasforma per me oggi quest’uomo in un eunuco che ha i capelli decorati! […] Poi Indra con un paio di pietre rompa entrambi i suoi testicoli! O eunuco, io ti ho trasformato in un eunuco; o castrato, io ti ho trasformato in un castrato!” Il Cherokee risoluto a vendicarsi impara dallo sciamano a recitare il nome del suo avversario, ripetendo il seguente incantesimo quattro volte e soffiando contro di lui dopo ogni recita: “I tuoi sentieri sono neri: era un bosco, non un essere umano! Gli escrementi del cane ti si attaccheranno in modo disgustoso. Tu vivrai in modo intermittente […] Le tue nere viscere giaceranno tutte attorno […] Il tuo sentiero si trova verso il Paese della Notte!” Conclusione. Gli incantesimi, in quanto parole ritmiche o formulari dotate di potere che vengono utilizzate per raggiungere un determinato scopo obbligando potenze spirituali, sono state a volte considerate come magia piuttosto che religione, o come una forma di pratica religiosa inferiore alla preghiera. È vero che l’incantesimo obbliga le potenze a compiere l’azione mentre la preghiera la richiede. Ed è anche vero che gli incantesimi hanno a che fare con l’interesse personale e a volte a spese degli altri. Tuttavia, essi rappresentano un modo religioso di essere nel mondo, benché un mo- do di aggressione piuttosto che di semplice sottomissione alle potenze spirituali. Il potere delle formule di incantesimo si adatta agli eventi della vita umana all’interno del modello delle realtà sacre, che sono soggiacenti all’esperienza umana e la sostengono. Lungi dall’essere insignificanti, gli incantesimi offrono un aiuto per qualsiasi cosa affligga profondamente o riguardi gli uomini: salute, nascita, amore, matrimonio, famiglia, prosperità, morte. L’esistenza umana è intesa come un dramma che comprende l’interazione di molte forze Spirituali, e, attraverso il potere della formula di incantesimo, viene compiuta una ristrutturazione di queste potenze in modo che la vita possa diventare più sana, sicura, prospera e felice.20

[1]Mario Liverani, La concezione dell’Universo, in L’alba della Civiltà. Società, economia e pensiero nel Vicino oriente Antico, a cura di Sabatino Moscati, Utet, Torino, 1976; Vol. 3 p.487

[2]Giovanni Pettinato, Angeli e demoni a Babilonia, Mondadori, Milano, 2003, p. 291

[3]Edda Bresciani, Testi religiosi dell’Antico Egitto, Mondadori, Milano, 2001, p. 310

[4]Edda Bresciani, Testi religiosi dell’Antico Egitto, Mondadori, Milano, 2001, p. 536

[5]Atharvaveda, inni magici, a cura di Chatia Orlandi e Saverio Sani, Utet, Torino, 1992, p. 407-409

[6]Arcana Mundi. Vol. 1, magia, miracoli, demonologia, a cura di George Luck, Mondadori/Fondazione Lorenzo Valla, Milano, 1997, p. 155-161

[7]Roberta Astori, Formule Magiche. Invocazioni, giuramenti, litanie, legature, gesti rituali, filtri, incantesimi, lapidari dall’Antichità al Medioevo, Mimesis, Milano 2000, p. 63

[8]Roberta Astori, Formule Magiche, Mimesis, Milano 2000, p. 66

[9]Roberta Astori, Formule Magiche, Mimesis, Milano 2000, p. 68

[10]Kalevala, il grande poema epico finlandese, a cura di Marcello Ganassini, Edizioni Mediterranee, Roma, 2010, p. 147

[11]Processo alla strega Matteuccia di Francesco, 20 marzo 1428, a cura di Domenico Mammoli, Res Tudertinæ, Todi, 1983, p. 17

[12]Processo alla strega Matteuccia di Francesco, 20 marzo 1428, a cura di Domenico Mammoli, Res Tudertinæ, Todi, 1983, p. 31-32

[13]Alberto Porretti, Le ricette delle streghe, magia, alchimia, erboristeria in protocolli notarili del XVI secolo, Fefé Editore, Roma, 2012, p. 36

[14]Alberto Porretti, Le ricette delle streghe, Fefé Editore, Roma, 2012, p. 39

[15]Alberto Porretti, Le ricette delle streghe, Fefé Editore, Roma, 2012, p. 40

[16]Augusto Ferraiuolo, Pro exonerazione sua propria coscientia. Le accuse per stregoneria nella Capua del XVII-XVIII secolo, Franco Angeli, Milano, 2000, p. 135

[17]Charles G. Leland, Aradia, il Vangelo delle streghe, a cura di Lorenza Menegoni, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 1999, p. 14-15

[18]Scott Cunningam, Wicca, Armenia, 1998, p. 217).

[19]Enciclopedia delle religioni. Vol. 2: Il rito. Oggetti, atti, cerimonie. Autori: AA.VV. Direzione: Mircea Eliade. Curatore: Dario M. Cosi, Luigi Saibene, Roberto Scagno. Editore: Jaca Book in coedizione con Marzorati Editore, Milano, 1994. Da un primo progetto di Tematizzazione di Ioan P. Couliano

[20]Enciclopedia delle religioni. Vol. 2: Il rito. Oggetti, atti, cerimonie. Autori: AA.VV. Direzione: Mircea Eliade. Curatore: Dario M. Cosi, Luigi Saibene, Roberto Scagno. Editore: Jaca Book in coedizione con Marzorati Editore, Milano, 1994. Da un primo progetto di Tematizzazione di Ioan P. Couliano

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