Sui Papiri magici Greci

Succede così… Qualcuno ci chiede un’informazione, vai a frugare in archivio… Trovi l’informazione e ti incanti a vedere quello che avevi scritto. E ti ripassa davanti anche quel pezzo in particolare, quello che ogni mese aveva le sei / sette visualizzazioni canoniche…. Sai che si fa? Si ripubblica. Un attimino ricorretto e rivisto… Ma si ripubblica. Però non si è mica convinti dai… Allora interviene sempre qualcuno mandato appositamente per incitarti e farti rimediare alla cazzata di averlo tolto.
Un grazie ad Ahsife Oscura dunque, per avermi spinto a ripubblicare questo pezzo

SUI PAPIRI MAGICI GRECI – Sovente le Divinità assurgono al rango di Demiurgo di un popolo, con annesso impero, per poi essere tramandate alla memoria collettiva quali entità ctonie da un probabile nemico, magari conquistatore. O semplicemente diventano entità demoniache in seguito ai mutamenti dei costumi religiosi. È il caso di Artemide, Dea Ellenica della Caccia e della Luna passata all’Impero col nome di Diana e agli Etruschi con quello di Artume (anche Aritimi o Artames). Dopo il caos dei secoli bui la ritroveremo, alla fine dell’alto Medioevo – XI° sec. – sempre con il rango di Dea legata alla notte, intenta a guidare il volo di “certe scellerate donne seguaci di Satana (retro post Satanam conversæ)” le quali “ credono di andare in giro la notte cum Diana paganorum dea, vel cum Herodiade1.  È il celebre Canon Episcopi.
Si tratta solo dell’episodio più noto. Il Rinascimento con la sua prospettiva antropocentrica avrebbe poi recuperato il valore degli Antichi Dei del Mondo Classico. A voler essere precisi quello che può essere considerato il primo vero trattato di mitologia risale alla fine del Medioevo; si tratta della Genealogia Deorum Gentilium di Giovanni Boccaccio. Bisognerà però attendere il 1556 per avere quella che noi chiameremmo una prima “enciclopedia” dei miti (e mi spingo oltre dicendo comparata!) e soprattutto delle Divinità: Le Imagini delli Dei de gl’Antichi di Vincenzo Cartari.

Prima dello studio delle singole Divinità in seno alle Loro culture di origine però… C’è stato un momento, durante l’ascesa (e l’assestamento definitivo!) del Cristianesimo, nel quale le carte si sono mischiate di nuovo, Antichi Dei sono stati visti come Demoni; divinità dell’Averno chiamate per questioni d’amore e saggi scrivani mutati in spietati vendicatori… Il tutto a seconda delle prospettive (e del capriccio!) dell’homo religiosus Cristiano o Pagano che fosse. Non mi riferisco ai Grimoires, di quelli in rete si trova purtroppo tutto e il contrario di tutto. Piuttosto ai loro “progenitori”, i Papiri Magici Greci. Ne voglio parlare perché mai come in questi testi è chiaro il dedalo di nozioni, contorte, alterate, talvolta in palese contraddizione (ma è davvero contraddizione?) tipica della deculturalizzazione operata dall’avvento del Cristianesimo.

Un po’ di Storia – Innanzi tutto è bene chiarire che il corpus di testi che va sotto il nome di Papiri Magici Greci è… Egiziano! I Papiri, infatti, sono stati composti nell’Egitto Greco-Romano e risalgono a un lasso temporale databile tra il I° secolo a.C. e il V° secolo d.C. Anche se, a detta degli studiosi, il materiale in essi contenuto potrebbe essere di qualche secolo più antico. Non si sa chi li abbia scritti né quanti fossero, dato che ce ne sono giunti un esiguo numero in confronto a quella che doveva essere la loro diffusione. Il primo a darne notizia fu Jean D’Anastasi (1780 – 1857), Rappresentante Consolare di Svezia in Alessandria d’Egitto il quale collezionò molti papiri, forse provenienti tutti dalla stessa tomba.

La leggenda di Khamwas – La letteratura tardo-egiziana tramanda la figura del principe Khamwas, quarto figlio di Ramsete II° e Alto Sacerdote di Ptah a Menfi. Letterato, e scriba sapiente, il Principe, si dice, fu anche un grande mago. Addirittura si mise alla ricerca di un libro di magia scritto dallo stesso Toth e che, stando alla leggenda, sarebbe stato sepolto in una tomba di Menfi. Non sappiamo se quanto detto del Principe corrisponda a verità o se la sua figura si sia fusa con quella di qualche altro scriba studioso dell’Arte magica. Ma probabilmente, chiunque sia il mago che ha ispirato la leggenda, deve aver pensato bene di portare la propria biblioteca magica con sé una volta morto, in modo da non perdere gli “strumenti” del suo potere prodigioso (per un parallelo si pensi alla vicenda della Chiave di Salomone che, alcune edizioni, vogliono ritrovata nel sepolcro dello stesso Re). Così facendo ha evitato il rogo ai suoi preziosi libri che, restituiti dalle sabbie, si sono guadagnati l’immortalità (almeno loro).

Il contenuto – Dice G. Luck2 che “quelli che noi chiamiamo iPapiri Magici Grecisono una raccolta di testi di natura e di origine molto diverse. Molti di questi sono esclusivamente greci, ma gli antichi dèi greci – Zeus, Ermes, Apollo, Afrodite – hanno acquistato un carattere nuovo. Non sono più gli dèi di Omero, bensì capricciose figure di demoni, tipiche del folclore greco. Forte è l’influenza della religione egiziana e gli autori di questi testi – ammesso che si possano chiamare “autori” – avevano familiarità con l’ebraismo. […] Betz ha sostenuto che il sincretismo che si riflette nei Papiri Magici non è assolutamente una semplice mescolanza caotica di antichi motivi religiosi; esso è invece, una nuova religione, nella quale le divinità del mondo infero e i morti svolgono un ruolo molto importante. In se stesso, ciò non è nuovo; quel che è nuovo è il modo in cui gli antichi dèi greci e perfino la divinità ebraica, Iahve, diventano dèi degli inferi. […] È anche presente nei Papiri Magici una spiccata consapevolezza delle forze dell’universo e del cosmo, alle quali è attribuita la capacità di determinare tutto quello che accade nel mondo degli uomini. La magia prende sul serio queste forze e tenta di trattare con esse e di controllarle. Betz ha dimostrato che, in un certo senso, perfino l’Io dell’uomo era un demone, che poteva essere controllato dal mago nello stesso modo con cui questo poteva controllare le energie dell’universo”.
Una sorta di religione avversa all’allora ascendente culto di Yhwh…
Consapevolezza cosmica…
Coscienza del proprio dáimon…
Mah, a me questi greci travestiti da egiziani cominciano a starmi simpatici!

Uno dei Papiri più celebri è il Grande Papiro Magico di Parigi, noto anche come “Rituale di Mitra” è stato pubblicato da molti editori (Atanòr, La Vita Felice, Mediterranee ecc.) e ne esiste una versione commentata dal filosofo Julius Evola, edita in Introduzione alla Magia, Vol. 1. Rimando al commento di Evola poiché il trattato, per vastità di contenuti (ben 3274 righe!) e soprattutto di significato esoterico – il solo titolo Apathanatismos, “La Ricetta di Immortalità” dice già molto – meriterebbe una trattazione a parte. Anche perché non è tanto il contenuto esoterico dei documenti su cui voglio focalizzare l’attenzione ma sull’alternanza di “rango” dato alle varie Divinità menzionate nel corpus dei Papiri Magici Greci.

AVVERTENZA. Il contenuto dei Papiri è scottante per un altro motivo: mescola elementi di Teurgia, Goetia e Bassa Magia, insomma un gran calderone! Potrei far storcere il naso a qualche studioso definendolo una sorta di New Age ante litteram! New Age come intesa all’estero, ovviamente… Non quella dei pamphlet facilmente reperibili nei megastore dell’editoria italica. E tuttavia i maghi dei Papiri non disdegnano pratiche obbrobriose, intollerabili per il moderno cultore della Scienza dei Magi; pertanto non riporterò nessun rituale nella sua interezza e soprattutto, nel caso vi capitasse in mano un’edizione dei testi, vi invito a non servirvi dei rituali ricordando che la violenza sugli animali, oltre ad essere un reato punito dalla legge (Legge 20 luglio 2004, n. 189) non è certamente una cosa gradita alle Divinità (se hanno creato gli animali ci sarà un motivo? E non credo sia quello di lasciarli trucidare in barbari rituali).

Alcuni esempi – Il primo esempio è tratto proprio dal Grande Papiro Magico; in questo rituale il mago, in attesa di guadagnarsi l’immortalità, pensò bene di tramandare anche vari incantesimi d’amore; uno di questi dice: “Filtro d’amore miracoloso; con cera (o argilla) che ti sarai procurato da una ruota di un vasaio plasma due figure, una maschile e una femminile. Forgia la figura maschile a somiglianza di Ares armato che brandisce una spada, puntata alla regione sottoclavicolare destra della figura femminile; la donna terrà le braccia dietro la schiena e sarà inginocchiata attaccherai materiale magico (?) sulla testa o sul collo”. Il rituale prevede poi di scrivere su varie parti della tavoletta nomina barbari di svariata natura “ÏSEĒ IAŌ ITHI OUNE BRIDŌ LŌTHIŌN NEBOUTOSOUALĒTH” e altri. Dice G. Luck nel commento al Papiro che probabilmente queste sequenze di lettere (in minuscolo nei testi greci e in maiuscolo nelle traduzioni) avevano doppia valenza: la prima era quella di “parlare” la lingua degli Dei; gli Dei, si supponeva, avessero una lingua propria. L’idea risaliva già a prima di Omero (sarebbe poi arrivata fino al Linguaggio Angelico, l’Enochiano, del Dee e alla Lingua Universale – o degli Uccelli – del Fulcanelli) ma erano in grado di comprendere ogni lingua umana. L’altro impiego, molto più terreno, era di parlare una lingua più simile possibile a quella egizia… Per mostrare la sapienza del Magus ed impressionare l’uomo comune che faceva richiesta dei servigi del Saggio! La statuetta veniva completamente ricoperta di scritte; a questa laboriosa operazione seguivano i classici spilloni… Ogni spillone richiedeva il salmodiare della classica litania “infilzo il/la (parte del corpo) di te (nome della vittima)” con la raccomandazione di non pensare ad altri che al committente del rituale. Quindi il Magus incideva una formula, vero motore del tutto, su una lamina di piombo. La formula è interessante perché latori del suo maleficium erano nientemeno Divinità del calibro di: Abraxas (sempre!), Core, Persefone, Ereschigal (sic!), Adone Barbaritha, Ermes Sotterraneo, Thout (Toth), Anubi, gli Dei e i Demoni sotterranei, Aoth, Adonai, Sabaoth ecc… Ritornano i nomina arcana: PHŌKENTAZEPSEU AERCHTHATHOU MISONKTAI KALBANACHAMBRĒ e altri. Dopo una sequenza infinita di maledizioni, anatemi, ingiunzioni ecc. il rito si chiudeva serbando anche per la donna un minimo di “accortezza” permettendogli (almeno questo) di poter soddisfare i propri appetiti sessuali: “guida (nome) a me; che accosti testa a testa, unisca labbra a labbra, accosti ventre a ventre, avvicini coscia a coscia, congiunga sesso a sesso e soddisfi i suoi appetiti d’amore (nome) con me (nome) per tutto il tempo dell’eternità”. Per chi volesse saperne di più ho pubblicato questo testo per intero qui.
Viene da pensare alle parole del grande Cornelio Agrippa che, cito a memoria, disse che si potevano fare quanti più filtri e malefici d’amore possibili per conquistarsi una donna; ma non sarebbero valsi a niente se il Magus non si fosse presentato a questa lavato, ben pulito, in ordine e ben disposto nei sentimenti. La mia ironia che traspare da queste righe non è affatto mirata a distruggere il contenuto esoterico dei papiri che, per carità c’è! Quanto a far comprendere come molto del cerimoniale in essi contenuto non sia che una sovrastruttura ormai bypassata dagli Occultisti moderni; gli incantesimi dei Papiri come si è visto non differiscono da quelli dei Grimoires (per questo parlavo di progenitori) e pertanto oltre ad essere ricchi di dettagli coreografici facilmente epurabili da un Rituale possono essere pericolosi per quanti vi si approccino con leggerezza. Non ultimo possono essere il richiamo per larve astrali o vampiri psichici.
In un altro papiro, dedicato dal mago Nefote a Psammetico Re dell’Egitto (entrambi personaggi fittizi), lo stregone scrive un procedimento di divinazione per mezzo di un catino pieno d’acqua (lecanomanzia) il cui svolgimento prevede che il faraone – che desidera un Guardiano – si identifichi in una mummia, evochi Tifone (Seth), visualizzi un falco – animale sacro a Seth – e giunga a “catturare Osiride” per poi rilasciarlo una volta avuta l’assicurazione del successo del rito. Per una Divinità che viene catturata “e messa in catene” ce ne sono altre che vengono timorosamente e devotamente pregate: “Siamo riconoscenti a te con tutta l’anima, con il cuore che verso di te si è elevato, impronunciabile nome che hai ricevuto l’onore di essere chiamato dio […] l’uomo ha un solo modo per mostrarti la sua gratitudine: conoscere la tua grandezza; l’abbiamo conosciuta, o vita della vita umana, l’abbiamo conosciuta, o fonte materna di ogni conoscenza, l’abbiamo conosciuta, o ventre che porti in grembo il seme del Padre! Dopo aver adorato tanta bontà, nella preghiera non ti abbiamo chiesto nulla, ma solo di volere che noi perseveriamo nella conoscenza di te e stiamo in guardia per non deviare da questo tipo di vita”. Altri papiri con formule magiche per suscitare l’amore chiamano Abraxas, Iao, Sabaoth e Adonai; in uno si prega la mirra perché interceda presso le Divinità. Aphyphis (un altro nome di Aphophis) veniva evocato per fa “esplodere i serpenti”… Così come per spezzare le catene è invocato Gesù Cristo e in un rituale di negromanzia è evocato lo stesso Yhwh (nota di G. Luck, Arcana Mundi, testo pag. 171 e commento pag. 500). Ancora: Crono, Seth (che viene evocato per agire per conto del “Dio dai 365 nomi”, Abraxas…), Iside, Ecate e Zeus. Gli scopi sono nella quasi totalità di natura pragmatica: vincita di denaro, amore ecc…

Conclusione – Una fotografia strana, amorfa, quella del “pantheon” consegnataci dal corpus dei Papiri Magici Greci. Ma che vale la pena di conoscere, indagare. Non tanto per le pratiche (talvolta davvero riprovevoli) illustrate, quanto per quella sorta di “culto sotterraneo” alternativo alle filosofie allora imperanti. Che poi son le solite di oggi più o meno almeno per quanto concerne le branche più estreme dell’esoterismo. Ma la “restaurazione” del culto passa anche dal dedalo di nomi e riti dei Papiri Magici Greci. Un’eccellente ricostruzione di quel periodo nel quale Dei, Demoni, Ninfe, Spiriti ecc. si mescolarono all’occhio dell’uomo che, per dirla alla maniera dei Sumeri ne “fissò novamente il destino”, è data dal bel libro (leggi mattone) di Robin Lane Fox, Pagani e Cristiani, edito da Laterza. Ma questo “culto sotterraneo” la cui ri-scoperta avrebbe fatto la felicità della Murray che pure era un’egittologa – è l’occultista a parlare – credo che sia alla base (o comunque una delle colonne) del corpus di scritti tradizionalmente attribuiti a Salomone. In effetti se il Testamento di Salomone è coevo dei Papiri non lo sono certo le altre Opere attribuite al Re. Le Chiavi però ricordano molto il modus operandi dei Papiri: salmodiano anatemi, maledizioni, chiedono l’intercessione di Divinità e Demoni, mirano spesso a scopi terreni almeno nelle loro redazioni più tarde, fanno uso del sacrificio cruento e danno una serie di meticolose prescrizioni rituali riscontrabili talvolta anche nei Papiri. Oltre questo aspetto c’è, come accennato, la metamorfosi continua delle Divinità, ora Dei, ora Demoni; ora Guardiani, ora prigionieri del mago stesso. Per argomentare intorno alla diffusione di queste idee basti riportare le considerazioni intorno alla natura degli esseri Divini e Demoniaci fatte da Porfirio; questi divide i Demoni in buoni e cattivi e da conto della loro natura dicendo che: “i demoni aiutano gli esseri umani nello studio delle arti liberali, nell’educazione, nell’arte della medicina e nella ginnastica. Essi però sono invisibili agli uomini e non hanno una forma ben precisa, infatti, modellando il loro corpo pneumatico, possono avere diverse figure o forme. Avviene così che a volte può essere visibile dagli uomini solo la forma (morphé), ma non il dèmone che assume detta forma; tuttavia, avverte Porfirio, anche quando cambiano la loro forma (morphé), lo fanno in modo proporzionato (en symmetria). Infine essi cercano di aiutare il genere umano, per quanto è loro possibile, preannunciando i pericoli e le calamità causati dai demoni malvagi e mandando segnali alle anime ispirate“. (articolo fruibile su mediaevalsophia).
Ogni tassello di identificazione di una divinità deve pertanto passare anche questo labirinto di informazioni che, al pari del celebre labirinto di Minosse, occulta il pericolo del Minotauro. Ma, rassicuro i miei (pochi) lettori: si dice che il labirinto altri non fosse che il Palazzo di Cnosso e che il Minotauro sia stato lo stesso Minosse. A ben vedere le trappole tese lungo il cammino sono attrezzate dal nostro ingegno e facilmente aggirabili da una volontà “iniziata” alla Via. Scopo di questo lungo excursus sui Papiri Magici Greci era di dimostrare che la concezione delle singole Divinità è stata, nel corso dei secoli, snaturata del significato originario ma che non sempre è stata soggetta alla legge per cui la declassazione di un Dio deve necessariamente mutarlo in Demone; come si è visto egli può, senza essere declassato (brutta parola), divenire Guardiano dell’uomo, oppure avere valenza ctonia e celeste al tempo medesimo. Non siano troppo settari nell’attribuire questa o quella peculiarità alle figure divine coloro che cercano il contatto con gli Antichi. E nemmeno i loro detrattori siano troppo certi che il “loro” Diavolo sia sempre stato al suo posto, con corna coda e forca, così come gli angeli siano sempre stati, da eoni, seduti sulla loro nuvoletta a strimpellare l’arpa.
Ma non si annoiano? Mettessero sky…

[1] trad. G. Bonomo, Caccia alle Streghe, Palumbo 1985, III ed.

[2]Arcana Mundi, Vol. 1 – Mondadori/Fondazione Lorenzo Valla 1997

Bibliografia:

George Luck, Arcana Mundi Voll. 1-2, Mondadori/Fondazione Lorenzo valla, 1997 / 1999
Robin Lane Fox, Pagani e Cristiani, Laterza, 2006
Gruppo di Ur (a cura di Julius Evola), Introduzione alla Magia, Mediterranee, Voll. 1-2-3
Anonimo (a cura di Michela Zago), La Ricetta di Immortalità, La Vita felice Editore, 2010

Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da Imagini delli Dei de gl’Antichi di Vincenzo Cartari, varie ed. (per un’edizione moderna: Imagini delli Dei de gl’Antichi, Luni Editrice, 2004).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.