A leggere il Penitenziale di Bucardo di Worms (Burchardus da Worms o Burchardo Vorminientis, 950 – 20 agosto 1025), c’è da prender paura. Almeno in un primo momento. Poi subentra la curiosità: è veramente incredibile come Bucardo appaia ossessionato dalle pratiche legate alla sessualità e dalla donna: adulterio, stregoneria, maleficium, aborto, falli rudimentali, bagno col proprio marito (sic.), seduzione, vanità… L’elenco delle colpe della donna rintracciabili nel Penitenziale è potenzialmente infinito. Bucardo fu un vescovo passato alla storia, in particolare alla storia della stregoneria, per il suo Regulæ Ecclesiasticaæ, (collezione di locuzioni latine a carattere giuridico) note anche come Brocardica, Regulaeæ Burchardicæ, Collectarium canonum, Decretum. In questa sua opera più celebre Bucardo riportava parte del testo del Canone inserito da Reginone di Prüm († 915) nel suo de synodolibus causis et disciplinis ecclesiasticis. Il Canone è passato alla storia come Canon Episcopi, dall’incipit del testo (Episcopi episcoporumque ministri), ed è considerato l’atto di nascita della letteratura inquisitoria. Per tutto il medioevo fu attribuito erroneamente al Concilio di Ancira (314).
Bucardo è una delle fonti privilegiate per comprendere la quotidianità, sia quella pragmatica che quella misterica, dell’uomo alto-medievale e per mettere a fuoco alcuni dei confini mentali di quel periodo di passaggio, sfumato e mellifluo, che fu l’alto medioevo. Nei celebri secoli bui si ebbe l’aspro conflitto tra paganesimo e cristianesimo, e non sono pochi i documenti che tramandano gli usi e i costumi dei pagani con particolare riferimento alle pratiche di divinazione e magia. Uno di essi era già stato pubblicato su questo blog: l’Indiculus superstitionum et paganiarum (VIII sec.) In questo turbine di superstizione e bassa magia ha gran parte , ovviamente, secondo la logica dei preti, la donna, veicolo privilegiato del Demonio per tentare, sedurre e trascinare nella perdizione il genere umano. Le donne credono alla “bona dea” e nel loro delirio onirico, alcune di esse, sono persino convinte di volare con “madonna Oriente” al banchetto rituale che, più tardi, assumerà i tratti tipici del Sabba Demoniaco. Il ventaglio di credenze e rituali annotato da Bucardo è davvero ampio: aruspicina, magia talismanica, scongiuri, negromanzia, maleficio, raccolta di piante magiche (10 anni di penitenza!), divinazione con i testi sacri, rune, licantropiaadorazione di sorgenti, alberi e dolmen, incantesimi, banchetti rituali, cerchi magici, evocazioni e un oceano di altre pratiche. Senza dimenticare, in un altro passo, di condannare ferocemente chiunque si appropri di decime o altre tasse dovute alla Chiesa…

Di seguito riporto una scelta dei precetti inerenti magia, superstizione e divinazione dal Penitenziale di Bucardo, la traduzione è di G. Picasso, G. Piana, G. Motta, ed è tratta dall’edizione italiana del 1986 (cfr. Bibliografia). Per i lettori più tenaci ho riportato in chiusura, in modalità spoiler, un contributo di C. Corvino che ricostruisce il percorso di demonizzazione di Artemide-Diana.

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Bucardo di Worms
Decretum

Profanazione delle tombe e stregoneria.
Hai profanato la tomba di uno che hai visto seppellire, e di notte hai scoperchiato la sua tomba per portargli via le vesti? Se lo hai fatto, 2 anni di penitenza nei giorni stabiliti.

Hai consultato maghi o li hai portati in casa tua per avere fortuna o per scacciare il malocchio con la loro magia? Hai invitato a casa tua, come fanno i pagani, degli indovini perché ti predicessero il futuro, come fossero profeti? Oppure quelli che fanno sortilegi e che credono di prevedere il futuro? Oppure hai invitato indovini o chi fa incantesimi? Se lo hai fatto, 2 anni di penitenza nei giorni stabiliti.

Hai osservato quelle usanze pagane che di padre in figlio sono giunte fino ai nostri giorni con la complicità del demonio? Ossia, hai adorato la luna, il sole, la rotazione degli astri, la luna nuova oppure l’eclissi di luna, quasi tu avessi il potere con le tue grida di ridare ad essa il suo splendore?

Hai creduto che questi elementi ti potessero aiutare od essere tu d’aiuto per essi? Hai atteso la luna nuova per la costruzione di una casa o per contrarre matrimoni? Se lo hai fatto, 2 anni di penitenza nei giorni stabiliti. Sta infatti scritto: «Tutto quello che farete in parole ed opere, fatelo nel nome di nostro Signore Gesù Cristo» (Col. 3, 17).

Hai festeggiato l’inizio dell’anno nuovo come fanno i pagani, compiendo riti che di solito non fai? Ossia hai preparato in quel giorno un banchetto, ponendo sassi sulla mensa, oppure hai guidato gruppi di cantori per strade e piazze? Oppure ti sei seduto sul tetto della tua casa, tracciando con la spada un cerchio attorno alla tua persona, per scrutare e indovinare il futuro del nuovo anno, oppure ti sei messo a sedere ad un bivio, su una pelle di toro, per indovinare il tuo futuro? O ancora: la notte di Capodanno, ti sei fatto cuocere del pane che se ben lievitato ti avrebbe predetto fortuna per tutto l’anno? Poiché hai abbandonato Dio tuo creatore e ti sei rivolto agli idoli o a pratiche superstiziose, divenendo così apostata, farai 2 anni di penitenza nei giorni stabiliti.

Hai escogitato fatture malefiche, oppure incantesimi o altre magie, che uomini malvagi, o porcari, vaccari, e a volte perfino i cacciatori compiono mentre pronunciano formule diaboliche sul pane, su erbe, su fasci di bende legate che poi nascondono fra gli alberi oppure gettano agli incroci delle strade, per liberare dalla peste e dalla distruzione i propri animali, o i propri cani, e rovinare quelli degli altri? Se lo hai fatto, 2 anni di penitenza nei giorni stabiliti.

Hai preso parte o prestato fede a quelle pratiche superstiziose cui si dedicano alcune donne nell’ordire tessuti nelle loro filande? All’inizio del loro lavoro credono che, se intrecciano la trama con incantesimi e formule magiche, l’intero tessuto resterà inutilizzabile, a meno che non intervengano altri incantesimi e altre formule magiche. Se hai preso parte o prestato fede a queste pratiche, farai penitenza a pane ed acqua per 30 giorni.

Mentre raccoglievi erbe medicinali, hai pronunziato formule magiche assieme al Credo e al Padre nostro? Dieci anni di penitenza.

Invece di andare a pregare in chiesa o in un luogo sacro che il tuo vescovo o il tuo parroco ti avevano indicato, sei forse andato presso sorgenti, dolmen, alberi oppure ai crocicchi di qualche strada? Hai forse acceso in questi luoghi ceri o fiaccole in segno di venerazione? Vi hai deposto pane o altra offerta che poi hai mangiato per impetrare la salvezza del corpo o dell’anima? Se l’hai fatto o vi hai prestato fede, farai 3 anni di penitenza nei giorni stabiliti.

Hai tentato la sorte aprendo per caso manoscritti o lasciando cadere tavolette (rune), come fanno molti che pretendono di indovinare il loro destino con il Salterio, l’Evangeliario o altro libro sacro? Se l’hai fatto, 10 giorni di penitenza a pane ed acqua.

Hai forse prestato fede o partecipato alle riprovevoli pratiche di quei maghi che affermano d’avere il potere magico di suscitare o placare tempeste o di suggestionare lo stato d’animo della gente fino a sconvolgerlo? Se vi hai creduto o partecipato, farai un anno di penitenza a pane ed acqua nei giorni stabiliti.

Hai prestato fede o partecipato alle pratiche superstiziose di quelle donne che si vantano d’avere poteri magici tali da modificare lo stato d’animo della gente, ossia di tramutare l’odio in amore e l’amore in odio, oppure di mandare in malora, con i loro sortilegi, i beni di qualcuno o di farli sparire? Se vi hai prestato fede o partecipato, farai penitenza per un anno nei giorni stabiliti.

Hai forse creduto anche tu all’esistenza di una donna che la superstizione popolare chiama «strega»? Di notte, a sentire quanto van dicendo alcune indemoniate che sono sospinte a far altrettanto, questa donna, con frequenze periodiche, in compagnia di una caterva di demoni trasformati in donne, cavalca alcune bestie, tanto da essere annoverata tra la schiera degli stessi demoni. Se l’hai creduto, farai un anno di penitenza nei giorni stabiliti.

Pratiche magiche.
Hai prestato fede o partecipato a quella pratica superstiziosa in forza della quale alcune donne sciagurate e indemoniate, e per giunta irretite da visioni demoniache, sono convinte di cavalcare bestie insieme alla dea pagana Diana e ad altre donne, e di percorrere immense distese nel profondo silenzio della notte, ubbidendo alla dea come fosse loro padrona che le chiama a servirla in determinate notti? Magari potessero dannarsi soltanto loro in quella scelleratezza, senza trascinare anche molti altri alla rovina. Troppe persone, disgraziatamente, sono ingannate da questa superstizione e credono che sia tutto vero, allontanandosi così dalla retta fede e giungendo persino a sostenere l’esistenza di altre divinità e altre potenze, oltre a quella dell’unico Dio. Il demonio è certamente capace di assumere aspetti e sembianze umane, tanto da far balenare in sogno alla mente di un suo prigioniero felicità e sciagure o, addirittura, persone sconosciute: in tal modo induce l’anima all’errore. Certo, la psicologia dell’uomo ne soffre, e il suo animo pervertito si convince che possano realmente accadere quei sogni che non ritiene pure e semplici fantasie. E a chi di noi non è mai capitato in sogno di estraniarsi a tal punto da concepire realtà mai vedute da sveglio? Ma chi, del resto, è tanto sprovveduto e sciocco da ritenere realizzabili nella realtà tutte le fantasie che provengono dalla nostra immaginazione? Il profeta Ezechiele, come lui stesso ci riferisce quando afferma: «Improvvisamente fui rapido in spirito» (Ap. 4, 2), ebbe sì le visioni di Dio e ascoltò le sue parole, ma in senso metaforico. E lo stesso vale per san Paolo, che non ha preteso d’essere preso alla lettera quando affermava: «Fui rapito con il mio corpo» (2 Cor. 12, 2). Per questo va detto chiaramente a chi crede a queste e simili fantasticherie che non ha più la fede in Dio, ma nel demonio in cui crede. Sta scritto infatti di nostro Signore: «In lui tutto è stato creato e niente senza di lui è stato creato» (Gv. 1, 3). Se hai creduto a tutte queste superstizioni, 2 anni di penitenza nei giorni stabiliti.

Hai mai partecipato a veglie funebri, in cui cadaveri di cristiani venivano vegliati con rituali pagani? Vi hai mai cantato nenie pagane o eseguito danze dai pagani stessi inventate su suggerimento del demonio? Hai bevuto anche tu oppure hai pronunziato battute mordaci, quasi che tu, senza rispetto alcuno e senza carità cristiana, esultassi per la morte di un tuo fratello? Se lo hai fatto, 30 giorni di penitenza a pane ed acqua.

Superstizione.
Hai mai confezionato amuleti o portafortuna diabolici, come fanno alcuni istigati dal demonio? Hai mai preparato filtri o pozioni diaboliche? Hai compiuto al giovedì riti in onore di Giove? Se lo hai fatto o vi hai preso parte, 40 giorni di penitenza a pane ed acqua.

Hai cospirato con altri facinorosi contro il tuo vescovo o i suoi collaboratori, ad esempio disprezzando o deridendo le direttive di un sacerdote? Quaranta giorni di penitenza a pane ed acqua. Hai forse mangiato idolotiti, ossia le offerte fatte in determinati luoghi presso tombe, sorgenti, alberi, rupi, crocicchi? Hai innalzato pietre, a mo’ di dolmen, oppure posto nastri alle croci che si trovano ai bivi delle strade? Trenta giorni di penitenza a pane ed acqua.

Ancora sulla magia.
Hai posto tuo figlio o tua figlia sopra il tetto, o sopra il camino, perché guarissero? Hai mai bruciato chicchi di grano nel punto esatto dove uno è morto? Hai mai fatto nodi sulla cintura di un defunto per gettare il malocchio su qualcuno? Hai mai gettato sulla bara i pettini che usano le donne nel cardare la lana? Quando la bara lasciava la casa, hai forse spaccato in due il carro funebre, in modo che il feretro venisse condotto alla sepoltura da una sola parte del carro? Se lo hai fatto, o in qualche modo vi hai preso parte, farai penitenza a pane e acqua per 20 giorni.

Hai forse praticato o partecipato a quelle pratiche superstiziose cui si dedicano donne stolte quando la salma di un uomo si trova ancora in casa? Corrono alla fontana e, senza proferir parola, portano in un recipiente acqua che versano sotto la bara non appena questa viene sollevata, e stanno molto attente che il feretro non venga sollevato al di sopra delle loro ginocchia: credono infatti di ottenere in tal modo guarigioni. Se lo hai fatto o ne sei stato in qualche modo partecipe, farai 10 giorni di penitenza a pane ed acqua.

Hai forse compiuto anche tu, direttamente o indirettamente, quello che fanno alcuni quando seppelliscono un uomo morto assassinato? Gli mettono tra le mani un unguento, come se potesse dopo la morte guarire dalla sua ferita e così lo seppelliscono. Se lo hai fatto, 20 giorni di penitenza a pane ed acqua.

All’inizio di un qualsiasi lavoro hai forse pronunziato formule magiche, o compiuto riti propiziatori anziché invocare il nome di Dio? Trenta giorni di penitenza a pane ed acqua. A Capodanno ti sei forse travestito da cervo o da giovenca, come facevano e ancora fanno i pagani? Trenta giorni di penitenza a pane ed acqua.

Hai denigrato o maledetto il tuo prossimo per invidia? Sette giorni di penitenza a pane ed acqua. Anche tu hai fatto come molta gente che spazza il luogo dove, in casa, abitualmente si accende il fuoco? Gettano chicchi di grano sul posto ancora caldo e, se i chicchi schizzano via, ritengono che saranno sfortunati; se invece non si spostano, allora saranno fortunati. Se l’hai fatto, 10 giorni di penitenza a pane ed acqua.

Ti sei forse comportato come fanno molti quando vanno a trovare un ammalato? Se avvicinandosi alla casa del poveretto trovano nelle immediate vicinanze una pietra, la smuovono e cercano nel suo alveo qualche animaletto ancor vivo. Se vi trovano un lombrico, un insetto, una formica o altro che si muove, ritengono che l’ammalato guarirà. Se invece non trovano nulla ancora in vita, ritengono che il poveretto morirà. Se lo hai fatto, o comunque vi hai prestato fede, 20 giorni di penitenza a pane ed acqua.

Hai mai confezionato con stracci, come fanno i bambini, bandierine che poi hai gettato nella stalla o sul granaio per far divertire minorati e nani, e così accattivarti i loro animi in modo che ti portassero roba presa ad altri e farti più ricco? Dieci giorni di penitenza a pane ed acqua.

Anche tu, come molti, per istigazione del demonio nella notte santa di Capodanno, ossia nell’ottava del Natale, hai tessuto, filato, cucito o iniziato un qualsiasi tipo di lavoro per aver fortuna nel nuovo anno? Se lo hai fatto, 40 giorni di penitenza a pane ed acqua.

Rapporti con gli scomunicati.
Hai frequentato in piena consapevolezza uno scomunicato? Avete insieme pregato, in chiesa o altrove? Gli hai rivolto il tuo saluto o lo hai accolto in casa? Gli hai prestato, apertamente o meno, dei favori? Anche tu sarai scomunicato come lui e farai penitenza per 40 giorni e per 7 anni consecutivi, a meno che non stesse compiendo con te un pellegrinaggio penitenziale e tu hai trascorso insieme una notte o due o l’intero pellegrinaggio e in quella circostanza gli hai dato da mangiare.

Atteggiamenti superstiziosi.
Anche tu hai creduto come molti che, quando si mettono in cammino, se la cornacchia vola gracchiando da destra a sinistra sperano di fare buon viaggio? Molti, inoltre, mentre sono alla ricerca affannosa di un rifugio, se si imbattono in un pipistrello o acchiappasorci (lo chiamano così perché, appunto, cattura e divora i topi) che li oltrepassa sulla strada che stanno percorrendo, hanno più fiducia in questo fatto che non in Dio. Anche tu ti sei comportato così? Farai 5 giorni di penitenza a pane e acqua.

Anche tu hai creduto come molti che, nella necessità di mettersi in cammino prima dell’alba, non hanno il coraggio di farlo perché sostengono che porti male e che non è bene uscire da casa prima del canto del gallo? Secondo costoro gli spiriti maligni hanno un potere maggiore di far del male prima che il gallo canti, in quanto il gallo ha il potere di scacciare o placare gli spiriti più ancora della potenza divina che l’uomo possiede mediante la fede e il segno di croce. Se anche tu hai agito così o hai prestato fede a questa superstizione, farai 10 giorni di penitenza a pane ed acqua.

Anche tu hai creduto all’esistenza di donne che la gente chiama Parche? Credi anche tu ai poteri che ad esse attribuiscono, vale a dire di predestinare fin dalla nascita una persona a trasformarsi in lupo (o lupo mannaro, come generalmente si dice) o in altra figura a loro piacimento? Se tu hai creduto che una persona creata da Dio — ma non sarà mai possibile — venga trasformata da qualche altro all’infuori che da Dio stesso, farai penitenza per 10 giorni a pane ed acqua.

Hai forse creduto anche tu, come altri, all’esistenza nelle campagne di donne chiamate «Selvatiche» che, pur avendo un corpo materiale, compaiono ai loro amanti per fare l’amore quando vogliono e subito, a loro piacimento, si eclissano e scompaiano? Dieci anni di penitenza a pane ed acqua.

Coloro che si macchiano di sangue o di altra sostanza impura Dal medesimo penitenziale. Chi si macchia di sangue o d’altra sostanza impura e senza saperlo si mette a mangiare, commette una mancanza lieve; se invece lo fa volutamente, farà penitenza come è stabilito per la polluzione.

Chi beve sangue o sperma. Dal medesimo penitenziale (penitenziale di Teodoro ). Chi per qualsiasi motivo beve sangue o sperma, farà penitenza per 3 anni.

Dal concilio d’Orléans, cap. 6. Se un chierico è posseduto dal demonio, faccia penitenza per 10 anni, e in chiesa occupi il settore dei catecumeni; né abbia possibilità di avanzare nei gradi ecclesiastici. Se però terrà una condotta retta e verrà liberato dal demonio, potrà accedere agli altri ordini sacri.

Coloro che preparano pozioni magiche. Dal penitenziale di Teodoro. Se uno propina pozioni magiche, senza tuttavia provocare la morte di alcuno, farà penitenza a pane ed acqua per un anno, se semplice chierico; se invece è suddiacono 2, e se diacono 3, ma uno di questi a pane ed acqua. Se poi a fare questo è un laico, allora farà penitenza per 6 mesi. Ma se soprattutto questa pozione procura aborto ad una donna, allora ognuno aggiungerà a quanto già prescritto altri 3 anni di penitenza a pane ed acqua, se non vuol essere considerato un omicida.

Da Artemide-Diana a Holda, la Bona Dea

«Abiterò i monti e non frequenterò le città degli uomini — canta Diana, Artemide dei Greci, la dea dei margini: sociali, geografici, mentali, nell’inno composto da Callimaco — se non perché chiamata dalle donne tormentate dalle doglie». Dea dei boschi, delle realtà crepuscolari, del mondo selvaggio. Artemide-Diana è una dea dalla fisionomia ambigua, dalle molte caratteristiche arcaiche. La diffusione del suo culto fu enorme: «Dov’è che non ha danzato Artemide?», si chiede Esopo nei suoi proverbi. In Grecia, veniva talvolta definita xéne, straniera: per le sue origini non greche, o forse per l’“estraneità” e l’alterità di cui era portatrice. Già tra i Romani, sull’Aventino come pure nel bosco sacro di Nemi, la Diana di Ariccia, con i suoi santuari la troviamo in posti marginali, fuori città, dove offre protezione agli “estranei”, siano essi animali, schiavi, donne incinte. Inoltre, è strettamente legata al Cielo.
La Diana italica, fusasi con Ecate, rimase a lungo nota agli abitanti del Medioevo. Una divinità in grado di suscitare gli spettri nel silenzio della notte, quando appare accompagnata dalle anime di coloro che non hanno avuto sepoltura o che sono morti di morte violenta, anzitempo. Essa stessa sembrava dura a morire, se in una Vita di San Cesario, vescovo di Arles nel VI secolo, si parla di «un demone che le persone semplici chiamano Diana», e se la coeva Historia Francorum di Gregorio di Tours racconta di un eremita cristiano che fuori dalla città di Treviri distrusse una statua di Diana venerata dai contadini del posto. Ma la battaglia contro questa antica divinità non fu semplice né indolore, come ebbe a sperimentare sulla sua pelle il vescovo inglese Kilian, ucciso nel VII secolo dai Franchi orientali per aver tentato di infrangere il suo culto.
Verso il 906 l’arcivescovo di Treviri chiese a Reginone, abate di Prüm († 915), di scrivere un guida utile ai vescovi in visita alle loro diocesi. Reginone si diede da fare e ne vennero fuori i Libri de synodolibus causis et disciplinis ecclesiasticis, dove incluse anche un canone probabilmente derivato da un più antico capitolare, che confluì in seguito nel Decretum di Burcardo di Worms (965- 1025), erroneamente attribuito al concilio di Ancira del 314. Il testo, conosciuto come Canon Episcopi dalla sua frase iniziale, «Episcopi episcoporumque ministri», non ha niente a che vedere, come si pensò per tutto il Medioevo, con quel sinodo, ma è comunque la più antica fonte che conosciamo riguardo a queste donne che volano nell’aria.
Vera pietra miliare teologica per quanti si occuparono del problema, teologi o inquisitori, a favore o contro la realtà di quanto asserivano le streghe, ne riporto un brano significativo, tentando anche di mostrare quale fosse lo stato della credenza intorno al Mille.  «Né bisogna dimenticare che certe donne depravate. rivolte a Satana, e sviate da illusioni e seduzioni diaboliche, credono e affermano di cavalcare la notte alcune bestie al seguito di Diana, dea dei pagani (o di Erodiade), e di una innumerevole moltitudine di donne; di attraversare larghi spazi grazie al silenzio della notte profonda e di ubbidire a lei come loro signora e di essere chiamate certe notti al suo servizio. Volesse il Cielo che soltanto loro fossero perite nella loro falsa credenza e non avessero trascinato parecchi altri nella perdizione dell’anima! Moltissimi, infatti, si sono lasciati illudere da questi inganni e credono che tutto ciò sia vero, e in tal modo si allontanano dalla vera fede e cadono nell’errore dei pagani, credendo che vi siano altri dèi o divinità, oltre all’unico Dio. Perciò, nelle chiese a loro assegnate, i preti devono predicare con grande diligenza al popolo di Dio affinché si sappia che queste cose sono completamente false e che tali fantasie sono evocate nella mente dei fedeli non dallo spirito divino ma dallo spirito malvagio. Infatti […] durante le ore del sonno inganna la mente che tiene prigioniera, alternando visioni liete a visioni tristi, persone note a persone ignote, e conducendole attraverso cammini mai praticati: e benché la donna infedele esperimenti tutto ciò solo nello spirito, ella crede che avvenga non nella mente ma nel corpo». c’è da rimarcare una frase di quanto abbiamo letto, una frase che diverrà l’unico baluardo o difesa delle streghe per tutto il Medioevo: «queste cose sono completamente false». Burcardo chiama Signora della notte anche Holda, un nome ben noto alle popolazioni tedesche dell’Assia (dove tra l’altro era nato) fino al XIX secolo. Più tardi (XIV sec.) i Sermones di Johannes Herolt riprendon il brano citato del Canon parlando di «coloro che credono che durante la notte Diana, chiamata in lingua volgare Unholde, ossia la donna beata…». Quasi lo stesso nome di Burcardo, quindi. Ma nelle edizioni successive a quella di Colonia del 1474, vedremo che qualcuno si prenderà la briga di esemplificare ancora meglio questa misteriosa Signora definendola fraw Berthe e fraw Helt, colei che ancora oggi ricordiamo nel nostro modo di dire «quando Berta filava…».
Un turbinio di nomi, un vero e proprio carosello onomastico sembra sfilarci davanti: Oriente, Diana, Erodiade, Holde, Berthe… La più nota Diana sembra fondersi con altre figure che appartenevano alle varie tradizioni locali europee: Erodiade innanzitutto, la nota moglie di Erode che fu causa della decapitazione di Giovanni Battista. Una donna biblica che il Medioevo confuse con sua figlia Salomè e condannata, nelle leggende popolari, a girare il mondo in compagnia del diavolo e degli spiriti maligni. Diventerà quindi colei che guida la caccia selvaggia composta dalle anime dei morti. Parla di lei, già nel X secolo, il vescovo di Verona Raterio, che nei Præloquia racconta dei tanti che «oggi vengono ingannati con tali cose fino alla perdizione dell’anima (…) e che considerano Erodiade, l’assassina di colui che battezzò Cristo, quasi una regina, anzi una dea; essi sostengono che le è stata consegnata la terza parte del mondo come ricompensa per l’uccisione del profeta, ma bisogna dire che sono i demoni che con tali prestigi ingannano, grazie alla loro dissolutezza, le povere donnicciuole e gli uomini più biasimevoli». Come Madonna Oriente, anche lei propone banchetti a base di carne umana intorno a una tavola, «com’è, ad esempio, il caso di coloro che ritengono di riunirsi di notte e convocare colei che ama la notte, ovvero Erodiade… […] Inoltre affermano di esporre i bambini alle lamie, i quali vengono prima dilaniati e ingoiati con voracità e ingordigia e poi, grazie alla pietà della loro guida, ricomposti, vomitati e rimessi nella loro culla». Nonostante la ripugnanza, anche questo passo tratto dal Policraticus, sive de nugis curialiurn ( 1156- 59) di Giovanni di Salisbury mette in luce la misericordia, la “bontà” della figura che altrove (gli Statuti di Augerio II vescovo di Conserans, 1280) sarà chiamata anche Bensoria o Bensozia (Bona Socia). Né manca un tocco di romanticismo nel poema latino Reinardus (XII secolo), dove la donna è descritta come mesta hera (mesta signora) per il suo triste destino: è costretta infatti a stare seduta sulle querce o o sui noccioli da mezzanotte al primo canto del gallo, mentre il resto del giorno fluttua nell’aria, spinta continuamente dal soffio proveniente dalla testa mozzata di Giovanni Battista, alla quale la donna si era avvicinata in un ultimo, disperato, gesto d’amore. Nel Reinardus Erodiade viene anche chiamata Pharaildis, nome dietro il quale, pur non escludendo altre ipotesi, potrebbe nascondersi un tedesco Verelde, o Frau Hilde, Frau Holde, che rimanderebbe ancora alla già vista Holda, identificata con la regina delle donne che vagano la notte.
Quest’ultima figura, a metà tra fata e demone, è quella che ha avuto più fortuna nelle tradizioni popolari del Centro Europa, rimanendo viva e presente ben oltre il XIX secolo. Ancora oggi si racconta dei suoi viaggi nel cielo, tra Natale e l’Epifania, e i fiocchi di neve non sarebbero altro che le piume che cadono quando si rifà il letto. In un processo di stregoneria del 1630 è descritta dal volto leggiadro come quello di una fata ma dalla schiena ruvida come la corteccia di un albero. Nella Epistolische Schatzkammer, del 1683, viene anche presentata come una ninfa che vive in uno stagno o in un lago, chiamato Hällenbad. Precedentemente, in un libro di favole del 1550. vediamo Holda possedere un esercito di donne, mandate in aiuto di contadini in pericolo. Eppure. dietro questi nomi diversi ed evocativi continuano a celarsi significati positivi, beneauguranti. Come Holda, talvolta tradotto con propitia, ma anche Berta, Bertha, Perchta, che numerose tradizioni vedono connesse all’antico tedesco perhata naht, la “luminosa notte” e Domino Abundia, di cui ci parla il vescovo di Parigi Guglielmo d’Alvernia († 1249): «Ancora oggi vecchie malate di mente credono che questo demone, sotto sembianze femminili, frequenti di notte in compagnia di altre donne le case e le cantine: e la chiamerò Satia, da satietatis e domina Abundia, da abundontia. che dicono assicuri alla casa che ha visitato». Buone donne, quindi, bonae res che hanno il potere di far rinascere gli animali o aumentare i beni degli uomini: «Sono demoni di tal fatta, chiamate signore dalle vecchie, che le fanno sognare e le illudono che queste donne si nutrano e si dissetino con cibi e bevande che trovano nelle case, senza che questi diminuiscano mai…».

Rielaborato da: Regine delle Tenebre, in Medioevo Dossier,  # 1/2003, La Caccia alle Streghe, a cura di C. Corvino.

Bibliografia:
A pane e acqua, peccati e penitenze nel Medioevo (traduzione italiana del Penitenziale di Bucardo di Worms) a cura di G. Picasso, G. Piana, G. Motta, Eutropìa, Jaka Book, 1986
Regine delle Tenebre, in Medioevo Dossier,  # 1/2003, La Caccia alle Streghe, a cura di C. Corvino
R. Manselli, Magia e Stregoneria nel Medioevo, Giappichelli, 1976.

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Mörker
morker@luciferomorker.it

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