Vecchio Uomo Coyote crea il Mondo

In questa leggenda Crow c’è tutto! La creazione del mondo, dell’uomo, degli animali, delle danze sacre, del suono, l’assetto del mondo secondo una logica (“corrotta” o “corretta” anche dal “tentatore” di turno) e perfino la maledizione del primo terribile nemico del Tutto, l’Orso! Se dovessi scrivere in dettaglio del simbolismo che racchiude e delle possibili connessioni con altre più celebri cosmogonie (a partire dall’Enki ordinatore del mondo dei Sumeri, passando dal Genesi…) credo che ne verrebbe fuori un mattone di articolo illeggibile! Tuttavia mi piace far notare alcune piccole cose che hanno stimolato particolarmente la mia riflessione. La prima riguarda l’Orso. Un animale legato alla Grande Dea del paleolitico. Demonizzato dalle culture patriarcali fino a diventare emblema stesso del maligno a favore dell’ascesa del leone (su questo si veda Pastoureau, Bestiari del medioevo, Einaudi, e L’Orso, sempre per Einaudi). Qui l’Orso è già ben calato nel ruolo di essere malvagio che gli serberà il patriarcato, e come tale ha il primato di imporre all’umanità la prima frattura con l’ordine cosmico disobbedendo all’ordine del Creatore, il Vecchio Uomo Coyote. Creatore che, seconda riflessione, è in gamba, ma ha necessità di continua esortazione da parte delle sue creature… Ed ecco che sembra affacciarsi il motivo del Deus Otiosus… C’è pure l’antropomorfismo delle sue creature dal momento che pure lui, Vecchio Uomo Coyote, Trickster Creatore, è antropomorfo! A proposito di creature. Ai più attenti non sfuggirà se il Creatore è Coyote gli “organizzatori” dell’assetto cosmico sono tre: le anatre, il coyote e il misterioso Cirape altro coyote che, dice lui, non sa nemmeno da dove viene. Esiste da sempre. Un triade. E sembra di poter indovinare che essa sia così composta, Anatre = acqua; Coyote = Terra, Cirape= Aria, etereo, c’è da sempre ma non si vede e nemmeno lui sa dove e come sia nato, c’era e basta. Una triade delle origini! Destinata però a complicare il Cosmo più che a organizzarlo, almeno sembra… Perché Cirape (vero demonio della situazione) convince Coyote ad introdurre la confusione dei popoli, la guerra, le armi e non ultimo il furto delle mogli. E qui sta l’ultima grande sorpresa. Che può esserci di buono nel furto delle mogli altrui? Qui il racconto muta e diventa dialogo di ampio respiro, quasi dissertazione filosofica. Il furto delle mogli ha un suo perché in quanto rinsalda, paradossalmente, il legame con la sposa trafugata che abbia fatto ritorno. Una logica un po’ complicata, sicuramente molto maschilista. Ma che in un dettaglio, in una sola frase, rivela il senso del ratto delle donne, il senso del riprenderle con se dopo che altri guerrieri le hanno ripudiate, e forse, non ultimo, anche il senso del mito:
«Ah, Cirape, come sei stolto. Non conosci niente. Tre volte mia moglie è stata rapita e tre volte l’ho ripresa indietro.  […]».
«Ma la gente ti deride. Ti guarda di sghembo e ride alle tue spalle. Dice: “Ha preso quello che un altro ha gettato via”».
«Ah, mio più giovane fratello, che cosa m’importa se ride dietro le mie spalle quando, sotto il nostro mantello di buffalo, sto ridendo per le mie personali ragioni?».

Coyote crea il Mondo.
(Crow)

Nessuno sa da dove venne l’acqua.
Nessuno sa da dove venne il Vecchio Uomo Coyote.
Ma esisteva, viveva.
Il Vecchio Uomo Coyote parlò: «È male che io sia solo. Dovrei avere qualcuno con cui parlare. È male che ci sia soltanto acqua e nient’altro». Il Vecchio Uomo Coyote camminò in giro. Allora vide qualcuno che viveva: due anatre dagli occhi rossi.
«Miei più giovani fratelli», disse, «non c’è nient’altro che acqua in questo mondo e ancor più acqua. Che ne pensate?».
«Diamine», dissero le anatre, «noi pensiamo che potrebbe esserci qualcosa sotto l’acqua, giù nel fondo. Noi lo crediamo di tutto cuore».
«Ebbene, miei più giovani fratelli, andate ed immergetevi. Cercate di scoprire se c’è qualcosa. Andate!».
Un’anatra si tuffò giù. Rimase sott’acqua per un lungo, lungo tempo.
«Che tristezza!» disse il Vecchio Uomo Coyote. «Il nostro più giovane fratello deve essere annegato».
«Non è annegato affatto», disse l’altra anatra. «Noi possiamo vivere sott’acqua per molto tempo. Devi soltanto attendere».
Finalmente la prima anatra arrivò in superficie. «Quello che ci dicevano i nostri cuori era vero», disse. «C’è qualcosa laggiù, perché vi ho battuto la testa».
«Bene, miei più giovani fratelli, qualunque cosa possa essere, portatela su».
L’anatra si tuffò di nuovo. Rimase laggiù per molto tempo. Quando tornò su, aveva qualcosa nel becco. «Diamine, che cosa può essere questo?». Il Vecchio Uomo Coyote lo prese.
«Diamine, è una radice», disse. «Dove ci sono radici, deve esserci della terra. Miei più giovani fratelli, immergetevi ancora. Se trovate qualcosa di soffice, portatelo su».
L’anatra andò giù una terza volta. Questa volta venne su con una piccola zolla di soffice terra nel becco. Il Vecchio Uomo Coyote l’esaminò. «Ah, miei più giovani fratelli, questo è ciò che volevo. Lo farò diventare grosso. Lo spargerò tutt’attorno. Questo pugnetto di fango sarà la nostra dimora».
Il Vecchio Uomo Coyote soffiò sulla zolletta, la quale cominciò ad ingrossarsi e a diffondersi dappertutto. «Che sorpresa, fratello maggiore!» dissero le anatre. «È meraviglioso! Siamo liete».
II Vecchio Uomo Coyote prese la piccola radice e la piantò nel soffice fango. Quindi le cose cominciarono a crescere. Erbe, piante, alberi, ogni genere di cibo che il Vecchio Uomo Coyote fece in questo modo.

Creazione dei colli, dei monti, dei fiumi.
«Non è grazioso?» domandò. «Che cosa ne pensate?».
«Fratello maggiore», risposero le anatre, «ciò è davvero molto carino. Ma è troppo piatto. Perché non tiri su degli argini in qualche posto e non crei qua e là delle colline e delle montagne? Non sarebbe una bella cosa?».
«Sì, miei più giovani fratelli. Farò come dite. E già che ci sono, farò pure dei fiumi, degli stagni e delle sorgenti affinché ovunque noi si vada si possa trovare dell’acqua pura e fresca da bere».
«Ah, ciò è bello, fratello maggiore», dissero le anatre dopo che il Vecchio Uomo Coyote ebbe fatto tutte quelle cose. «Sei proprio bravo».

Creazione delle anatre e dell’uomo.
«Ebbene, giovani fratelli, c’è ancora qualcosa che ho dimenticato? Che cosa dicono i vostri cuori?».
«Fratello maggiore, ogni cosa è così bella! Che cosa potrebbe mancare?».
«Mancano dei compagni», disse il Vecchio Uomo Coyote. «Siamo soli. È noioso».
Prese su un pugno di fango, e da quello fece la gente. Come fece ciò, nessuno lo può nemmeno immaginare. La gente camminò intorno. Osservandoli, il Vecchio Uomo Coyote era soddisfatto, ma le anatre non erano altrettanto felici. «Fratello maggiore», dissero, «hai creato dei compagni per te ma nessuno per noi».
«Diamine, è vero. L’ho dimenticato». Senza indugio, fece ogni genere di anatre. «Ecco i miei più giovani fratelli, ora potete essere contenti».

Creazione della donna.
Dopo un po’ il Vecchio Uomo Coyote osservò: «C’è qualcosa di sbagliato». «Ma ogni cosa è buona. Non siamo più annoiati. Cosa potrebbe esserci di sbagliato?».
«Diamine, non vedete? Ho fatto tutta questa gente solo uomini, e tutte le anatre che ho fatto sono maschi. Come possono essere felici? Come possono proliferare?».
Immediatamente fece le donne. Immediatamente fece le anatre femmine. Allora ci fu gioia. Allora furono paghi. Allora ci fu proliferazione. Questo è il modo in cui accadde.

Coyote e Cirape e creazione degli animali.
Il Vecchio Uomo Coyote gironzolò sulla terra che aveva fatto. D’un tratto incontrò Cirape, il coyote.
«Diamine, più giovane fratello, che meravigliosa sorpresa! Da dove arrivi?».
«Ebbene, mio fratello maggiore, non lo so. Io esisto. È tutto. Eccomi qua. Mi chiamo Cirape. Come ti chiami?».
«Mi chiamano Vecchio Uomo Coyote». Gli strinse la mano: «Tutto quello che vedi qui intorno, l’ho fatto io».
«L’hai fatto bene. Ma dovrebbero esserci altri animali oltre alle anatre».
«Sì, hai ragione, fammici pensare. Ebbene, pronuncerò dei nomi di animali. E non appena ne dirò uno, quell’animale sarà fatto». Il Vecchio Uomo Coyote nominò il buffalo, il cervo, l’alce, l’antilope e l’orso. E tutti furono creati.

Creazione delle danze sacre.
Dopo un certo tempo l’orso disse al Vecchio Uomo Coyote: «Perché mi hai fatto? Non c’è niente da fare. Siamo tutti annoiati».
«Ho fatto le femmine per te. Ciò dovrebbe tenere occupati».
«Ebbene, fratello maggiore, non si può fare quello ogni momento».
«Sì, hai ragione; è vero. Bene, penserò a qualcosa. Creerò un uccello eccezionale».
Con un artiglio d’orso fece le ali. Con un pelo di bruco fece le zampe. Con un pezzo di tendine di buffalo fece un becco. Con delle foglie fece una coda. Mise tutte quelle cose insieme e formò una gallinella della prateria. Il Vecchio Uomo Coyote la istruì: «Ci sono molti begli uccelli. Io non ti ho fatta bella, ma ti ho dato un potere straordinario. Ogni alba, quando il sole sorge, danzerai. Saltellerai e camminerai impettita con la testa bassa. Alzerai la coda e la scuoterai. Spiegando le ali, danzerai, così!».
Subito la gallinella della prateria danzò. Tutti gli animali osservarono e subito cominciarono a danzare anch’essi. Ora c’era qualcosa che li faceva divertire. Ma l’orso non era ancora soddisfatto. «Ti ho dato un’unghia per fare un pezzo di questa gallinella di prateria», disse al Vecchio Uomo Coyote. «Perché non hai creato una danza che fosse proprio mia? Non voglio danzare come una gallina».
«Bene, giusto, cugino. Creerò una danza tutta per te. Tu danzerai così e così, in questo e quel modo».

Creazione del suono.
«Vecchio Uomo Coyote», continuò a lamentarsi l’orso, «come posso danzare? Manca qualcosa».
«Come può mancare qualcosa? Ho fatto ogni cosa».
«Dovrebbe esserci un qualche suono per danzare».
«Diamine, hai ragione. Dovrebbe esserci». Immediatamente il Vecchio Uomo Coyote fece un piccolo gallo cedrone e gli diede una canzone. Quindi fece un tamburo: come, nessuno può immaginarlo. Il piccolo gallo cedrone cantò e suonò il tamburo e tutti danzarono.
«Perché questa gallina della prateria di nessun conto dovrebbe danzare?» domandò l’orso. «Perché tutti questi piccoli insignificanti animali dovrebbero danzare? Soltanto io dovrei avere questo potere di danzare».

Maledizione dell’orso.
«Diamine, sono felici. Le ciliegie spinose sono mature, il sole sta brillando. Tutti loro si sentono di danzare. Perché dovresti essere il solo?».
«lo sono grosso e importante. Per questo dovrei danzare soltanto io».
«Diamine, ascoltatelo come parla! Sii educato con me che ti ho fatto».
«Oh! Non sei tu che mi hai fatto. Mi sono fatto da solo».
«Che maleducato!» disse il Vecchio Uomo Coyote. «Sta minacciando quegli animaletti con i suoi grossi artigli». Dsse all’orso: «Non sei adatto per vivere tra di noi. Te ne starai da solo in una tana e mangerai cose putride e marce. In inverno dormirai, perché meno ti vediamo e meglio è».

Creazione del fuoco e delle armi.
Un giorno il Vecchio Uomo Coyote e Cirape stavano passeggiando e parlando. «Hai dimenticato qualcosa», disse Cirape al Vecchio Uomo Coyote.
«Come ho potuto dimenticare qualcosa?».
«Diamine, quegli esseri umani che hai fatto vivono miseramente. Dovrebbero avere attrezzi, tende per viverci, un fuoco per cucinare e per scaldarsi».
«Hai ragione. Perché non ci ho pensato?». Immediatamente fece un fuoco con un fulmine e la gente si rallegrò.
«Ora ho finito ogni cosa. Cosa ne pensi?».
«Oh, fratello maggiore, la gente dovrebbe avere archi e frecce e giavellotti per cacciare meglio. Sovente patisce la fame».
«È così. Distribuirò delle armi».
«Fratello maggiore, consegna armi, ma solo alla gente, non agli animali».
«Perché gli animali non dovrebbero avere anch’essi archi frecce?».
«Non vedi? Gli animali sono veloci; hanno già artigli e grandi denti, e corna potenti. La gente è lenta. I loro denti e le loro unghie non sono molto robusti. Se gli animali avessero delle armi, come potrebbe la gente sopravvivere?».
«Diamine, mio più giovane fratello, pensi a tutto». Immediatamente diede alla gente archi e giavellotti.

Divisione delle lingue e creazione della guerra.
«Giovane fratello, sei soddisfatto ora?».
«No, affatto. C’è un solo linguaggio e tu non puoi combattere qualcuno che parla la tua lingua. Dovrebbe esserci inimicizia; dovrebbe esserci guerra».
«Che cosa c’è di buono nella guerra?».
«Oh, mio stimato fratello maggiore, talvolta non stai proprio pensando. La guerra è una buona cosa. Ad esempio, tu sei un giovane guerriero. Ti dipingi di rosso vermiglio. Indossi un bel completo da guerra. Parti. Canti canzoni di guerra. In guerra acquisti onori. Guardi le belle avvenenti ragazze. Lanci occhiate alle giovani donne i cui mariti non hanno acquisito onori in guerra. Esse ti ricordano. Vai sul sentiero di guerra. Rubi i cavalli al nemico. Gli rubi le donne e le fanciulle. Fai impressione, compi azioni coraggiose. Sei ricco. Hai doni da distribuire. Canteranno canzoni in tuo onore. Hai molte amanti. E dài e dài divieni un capo».
«Ah, Cirape, mio più giovane fratello, hai colpito nel segno» . Il Vecchio Uomo Coyote divise la gente in tribù, dando loro differenti linguaggi. Allora ci fu guerra; allora ci furono ruberie di cavalli, allora ci furono numerosi colpi di mano, allora furono intonati canti di gloria.

I rapporti tra uomo e donna e le regole sociali.
Dopo molto tempo, il Vecchio Uomo Coyote stava passeggiando di nuovo con Cirape. «Sei molto bravo, mio più giovane fratello, ma ci sono alcune cose che non conosci. Lascia che te le dica. Quando sposiamo una giovane, quando la prendiamo in moglie in segreto, che soddisfazione! Che piacere ci dà!».
«Sì, mio fratello maggiore, proprio così. È come accade a me».
«Ah, ma dopo alcuni anni, dopo che hai vissuto con una donna per un po’, perdi interesse. Ne brami qualcuna nuova. Così rubi la moglie di qualcun altro. In questo avanti-indietro di mogli rubate che continua nella nostra tribù, qualche individuo se l’è mai svignata con tua moglie? Forse un giovane orgoglioso guerriero?».
«Ebbene sì, mio fratello maggiore. È stato un tipo del genere a portarmi via una paffuta, piacevole e giovane moglie. Sarebbe stato meglio se l’avesse fatto un nemico di un’altra tribù. Sarebbe stato più facile da sopportare, se lei fosse stata lontana dove io non potevo vederli insieme».
«Bene, fratello minore, se ritornasse la riprenderesti?».
«Che cosa? prenderla indietro? Mai! Ho un onore, io rispetto me stesso. Come potrei fare una cosa simile?».
«Ah, Cirape, come sei stolto. Non conosci niente. Tre volte mia moglie è stata rapita e tre volte l’ho ripresa indietro. Adesso quando dico “vieni”, lei viene. Quando dico “va”, lei va. Ogni qualvolta le dico di fare qualcosa, lei rammenta di esser stata rubata. Non devo mai ricordarglielo. È desiderosa di piacere. Asseconda ogni mio desiderio. Questa è la miglior moglie, il miglior genere d’amore».
«Questo è quello che pensi tu. Ma la gente ti deride. Ti guarda di sghembo e ride alle tue spalle. Dice: “Ha preso quello che un altro ha gettato via”».
«Ah, mio più giovane fratello, che cosa m’importa se ride dietro le mie spalle quando, sotto il nostro mantello di buffalo, sto ridendo per le mie personali ragioni? Lascia che te lo dica, non c’è niente che soddisfi di più che avere una moglie che è stata rubata una o due volte. Dimmi: rubano forse le mogli brutte e vecchie, o le giovani e carine?».
Così, a causa degli assennati consigli del Vecchio Uomo Coyote, nei vecchi tempi i Corvi si rapivano reciprocamente le mogli. E questo è il motivo per cui gli uomini dei Corvi da sempre hanno ripreso le mogli da cui avevano già divorziato. In un modo o nell’altro, ogni cosa che esiste o che sta accadendo proviene dal Vecchio Uomo Coyote.

Da R. Erdoes/A. Ortiz, Miti e leggende degli Indiani d’America, San paolo, 1994, p. 146-153

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